Manuale del boscaiolo

Libro: Tecniche fondamentali per l’operatore boschivo.
Dalla premessa:
Nell’ambito della valorizzazione e della gestione del patrimonio forestale, un aspetto
fondamentale è rappresentato dalla corretta esecuzione degli interventi e, nello specifico,
delle operazioni fondamentali che costituiscono l’utilizzazione forestale: l’abbattimento
delle piante, l’allestimento, il concentramento, l’esbosco e l’accatastamento del legname.
Questo sia per perseguire in modo chiaro e coerente
gli obiettivi gestionali, assicurando la sostenibilità delle funzioni attribuite al bosco, sia per
una migliore valorizzazione del prodotto legno. Alla base di tali principi si pone
un’adeguata formazione di chi opera quotidianamente e concretamente in bosco (in
particolare il boscaiolo), in modo che egli sappia utilizzare correttamente e in sicurezza le
attrezzature e le macchine, abbia conoscenza di adeguate tecniche operative e, nel
contempo, sia in grado di organizzare in modo razionale le fasi lavorative. In tale contesto
un importante supporto didattico è costituito da questo manuale, realizzato in seno al
progetto di cooperazione transfrontaliera InForma. Si tratta di un testo condiviso tra i
centri di formazione delle regioni francesi e, per il versante italiano, dai settori regionali
forestali del territorio di cooperazione Alcotra, il quale rappresenta un importante
passaggio nel percorso di equiparazione dei corsi di formazione forestale e del loro
reciproco riconoscimento a livello transfrontaliero.
Regione Autonoma Valle d’Aosta et al., 2015 Tecniche fondamentali per l’operatore
boschivo.
Tipografia Testolin Bruno – Sarre, pp. 160.
Per leggere o scaricare il manuale ( rispettando tutti i copyright):
Tecniche fondamentali per l’operatore boschivo

Legalita nella natura e nei boschi: Italia

Bushcraft, trekking ed escursionismo nei boschi: guida operativa per la legalita’ e la sicurezza ambientale.

Tutti gli stati del mondo, chi più chi meno, regolano l’attraversamento o la permanenza nei boschi e in generale nella natura, con leggi e regolamenti, spesso stringenti, che  limitano molto l’utilizzo di questi ambienti. Nello specifico si parla del territorio italiano.

Nell’introduzione di questa guida che metto a disposizione in formato .pdf, si legge:
Questa guida è scritta da esperti di indagini e di reati ed è dedicata a coloro che praticano bushcraft, trekking ed escursioni nei boschi, fornendo loro delle indicazioni utili ad evitare rischi per l’ambiente ma anche brutte conseguenze legali. Non intendiamo giudicare le leggi che regolamentano queste attività sportive e di svago. Alcune probabilmente sono troppo severe, altre probabilmente troppo permissive. Resta il fatto che ogni appartenente alle forze dell’ordine è obbligato ad applicarle e trovandosi di fronte ad alcune violazioni deve intervenire, applicando delle sanzioni amministrative e in alcuni casi procedendo alla denuncia alla magistratura. Vogliamo offrire quindi il nostro contributo affinché gli escursionisti, i praticanti di bushcraft e tutti coloro che frequentano i boschi siano informati delle regole che devono essere rispettate e possano comportarsi così in maniera responsabile e nella legalità“.

https://sopravvivere.org/wp-content/uploads/2026/03/manuale-legalitc3a0-bushcraft-2020.pdf

fonte: Strano M., Rossi A., Pozzi R., Ruggirello F., (a cura di)
BUSHCRAFT, TREKKING ED ESCURSIONISMO NEI BOSCHI: GUIDA OPERATIVA PER LA LEGALITA’E LA SICUREZZA AMBIENTALE.

Intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale detta in due parole è quella cosa che non si capisce perché è stata inventata e portata ai massimi livelli in quanto porterà alla distruzione dell’umanità così come la conosciamo e la intendiamo oggi.

In parole leggermente più tecniche: l’intelligenza artificiale (IA) è la capacità di una macchina di pensare e agire in modo quanto più possibile uguale alla mente umana, svolgendo compiti e azioni che normalmente avrebbero bisogno dell’uomo per essere completati: imparare, risolvere problemi e prendere decisioni. Vengono creati sistemi informatici che hanno le stesse capacità di pensare e agire come gli esseri umani.
A seguire una breve descrizione delle azioni compiute dall’IA:
– simulazione dell’intelligenza umana, ragiona apprende e mette in pratica,
– imparare dall’esperienza, analizzando e migliorando quanto già fatto.
L’IA elabora grandi quantità di dati e riconosce schemi e metodi, svolgendo determinate azioni con una precisione spesso superiore a quella umana.

In alcuni film di fantascienza di alcuni anni fa, le macchine prendevano il sopravvento sull’uomo, riducendolo in qualche modo schiavo al servizio dei loro bisogni, oppure riducendolo ad elemento adatto a produrre energia per il fabbisogno delle macchine stesse. Forse per questi film è arrivato il momento di non parlare più di fantascienza…

HTTrach: scaricare interi siti in locale

Quando ho deciso di mettere in piedi il sito https://www.sopravvivere.org, trasformato poi in https://www.sopravvivere.org/ non ho pensato esattamente ad un sito vero e proprio. il mio intento è quello di creare un insieme di pagine che possono, in qualche modo dare vita ad un manuale di sopravvivenza. Un manuale che esce per alcuni versi dagli standard di settore, ma che poi alla fine, si spera, si riveli utile per l’utilizzatore finale.

Per trasformare un sito internet (rendendolo utilizzabile anche offline) in un manuale, è necessario che il sito sia scaricato in locale, cioè deve stare sul computer dell’utilizzatore.
Ci sono vari sistemi per scaricare i siti in locale. Tutti devono garantire il corretto reindirizzamento dei link e una certa velocità nello scaricare il sito.
Per i sistemi operativi GNU/Linux esistono molti tools, tra i quali, il più utilizzato è probabilmente wget, un tool a riga di comando (da terminale) versatile e con molte opzioni. Voglio però presentare in questo articolo il software HTTrack. HTTrack infatti è possibile trovarlo per i sistemi operativi più utilizzati e il funzionamento, con una interfaccia browser è molto semplice e intuitivo.
HTTrack è un’applicazione open source sviluppata da Xavier Roche per il mirroring di siti web su supporto locale per navigazione offline.

Oltre al programma principale, a riga di comando, disponibile per gli ambienti GNU/Linux, Windows e Mac, esiste un’interfaccia grafica per Windows (WinHTTrack) e per GNU/Linux (WebHTTrack). Vengono supportati i protocolli HTTP e FTP, mentre il protocollo HTTPS non è supportato. All’applicazione è dedicato il sito http://www.httrack.com dove è disponibile la documentazione e un forum.

Il programma consente di riprodurre in locale il contenuto di uno o più siti web. Sono disponibili numerose opzioni per limitare o estendere il mirroring, ed è anche disponibile un sistema di filtri per controllare ulteriormente il tipo e le caratteristiche dei file da scaricare in locale.

All’interno delle pagine scaricate, i link sono riorganizzati, in modo da consentire l’accesso offline di tutti i file riprodotti e l’accesso online dei file non riprodotti. Per default, i criteri previsti da robots.txt nel server sono rispettati, ma è possibile ignorarli.

Al fine di non sovraccaricare la banda né il server remoto, vi è la possibilità di modulare il numero di connessioni contemporanee, la velocità di trasferimento, il numero di connessioni al secondo e la quantità dei dati trasferiti. Un sistema di cache permette di interrompere la procedura di mirroring e di ricominciarla in un secondo tempo, o di eseguire la ricerca di file modificati e l’aggiornamento del mirror locale senza ripetere il download dei file già disponibili nella versione corrente.

La versione a riga di comando permette l’integrazione del programma all’interno di script sia in ambiente GNU/Linux che in ambiente Windows. I testi delle interfacce grafiche sono tradotti in molte lingue, ma la documentazione è disponibile nel sito ufficiale solo in inglese.


Per gli utilizzatori di sistemi operativi (distribuzioni) GNU/Linux, si può utilizzare anche WGET.
GNU Wget è un pacchetto software gratuito per il recupero di file utilizzando HTTP, HTTPS, FTP e FTPS, i protocolli Internet più utilizzati. È uno strumento da riga di comando non interattivo, quindi può essere facilmente richiamato da script.
GNU Wget ha molte funzionalità per facilitare il recupero di file di grandi dimensioni o il mirroring di interi siti Web o FTP, tra cui:
Può riprendere i download interrotti, utilizzando RESTeRANGE
Può utilizzare caratteri jolly per i nomi dei file e eseguire il mirroring ricorsivo delle directory
File di messaggi basati su NLS per molte lingue diverse
Facoltativamente, converte i collegamenti assoluti nei documenti scaricati in relativi, in modo che i documenti scaricati possano collegarsi tra loro localmente
Funziona sulla maggior parte dei sistemi operativi simili a UNIX e su Microsoft Windows (non l’ho mai provato su questo sistema operativo)
Supporta i proxy HTTP
Supporta i cookie HTTP
Supporta connessioni HTTP persistenti
Operazione incustodita/in background
Utilizza i timestamp dei file locali per determinare se i documenti devono essere scaricati nuovamente durante il mirroring
GNU Wget è distribuito sotto la GNU General Public License .

esempio di comando, che scarica l’intero sito nella directory desiderata:
wget -r -k -l10 https://www.sopravvivere.org/ -P /percorso di destinazione/nome directory

EDC: problemi di porto quando al loro interno ci sono i coltelli

Un EDC (Every Day Carry) senza un coltello o un attrezzo multiuso svolgerebbe le sue funzioni solo a metà e anche meno. In Italia però non è così facile interpretare la legge sul porto di armi bianche proprie o improprie senza giustificato motivo. Si rischiano multe pesanti e anche l’arresto. Il compito di applicare una legge, anche se non molto chiara e dettagliata, spetta ai giudici. Quindi per interpretare al meglio la questione si deve necessariamente fare riferimento ai giudici, che con le varie sentenze, hanno indicato le caratteristiche delle armi bianche proprie e improprie (la differenza tra i due tipi è importante). Il pensiero e le decisioni di chi applica le leggi possono cambiare e se un giudice decide, nonostante i suoi colleghi abbiano magari sentenziato il contrario, che nel porto di quel coltello c’è il dolo, la sentenza si può rivelare decisamente sfavorevole per l’inquisito di turno. Ricapitolando: per il porto di un coltellino multiuso tipo quelli svizzeri si rischia la multa ma anche una condanna penale di due anni. La lunghezza della lama è ininfluente nel giudizio finale e non si può portare nessun coltello qualificato come arma bianca propria. Però, un coltello multiuso svizzero o simile (e anche altri attrezzi simili) non è un arma bianca propria e quindi è più facile giustificarlo. Se si prende la legge, anche in questo caso non specifica chiaramente le caratteristiche di armi bianche proprie e armi bianche improprie. Le sentenze dei vari giudici possono aiutare a dare una definizione:

  • le armi bianche proprie sono quegli strumenti da taglio costruiti esclusivamente per arrecare danno alle persone e non hanno nessun altro utilizzo (pugnali, daghe, stiletti, baionette, spade, katane, ecc..). I criteri sono generici, per alcuni tipi di armi bianche è facile classificarli in questo modo, ma per altri diventa difficile stabilire di cosa si parla.
  • le armi bianche improprie sono tutti gli strumenti con lama destinati al lavoro, a varie utilità, all’agricoltura, all’uso domestico.

I giudici, dove non riescono a definire inequivocabilmente la tipologia ricorrono spesso ai meccanismi di valutazione esterni come ambienti, situazioni e altro. Se l’arma è individuata dalle forze dell’ordine in un contesto che ne potrebbe giustificare la presenza, sarà sicuramente più facile stabilire un porto più o meno lecito.
Tutto quanto scritto alla fine non dice niente, è difficile essere più chiari e dare spiegazioni migliori. Il buonsenso di chi porta un EDC confezionato con qualche strumento di dubbio porto legale, è sicuramente la prima regola, comunque dove richiesto, le giustificazioni da dare devono essere chiare e valide. Questo non risolve ma sicuramente aiuta.

Alone, History Channel: i kit di sopravvivenza

Alone è una serie televisiva sul survival trasmessa da History Channel.

Di tutti i programmi trasmessi dalle televisioni, Alone è l’unico che ho seguito, perché rispecchia secondo me le difficoltà e le situazioni reali che si incontrano in situazioni di emergenza ed in ambienti naturali isolati. La serie riguarda la sopravvivenza quotidiana di 10 persone, lontane fra loro e isolate, che cercano di sopravvivere in un ambiente ostile il più a lungo possibile. Vince chi rimane più giorni nel luogo assegnato. Sono da soli, senza contatti tra loro o con qualsiasi altra persona che si occupa del programma. Devono rimanere in vita più a lungo possibile. Sono dotati di un telefono satellitare da utilizzare in caso decidano di terminare volontariamente la prova e ritirarsi.

Ogni concorrente ha a disposizione un kit di sopravvivenza standard (le cose essenziali che gli organizzatori del programma hanno deciso di fornire) che viene fornito uguale per tutti. In più ogni concorrente può crearsi un proprio kit di sopravvivenza, composto da 10 oggetti, da scegliere fra quelli che fanno parte di una lista proposta. Altre attrezzature sono vietate e, anche per queste esiste un elenco.

La prima stagione è stata trasmessa nel 2015.

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Anche se ci sono alcune differenze di attrezzature e oggetti vari tra stagione e stagione, sostanzialmente gli elenchi sotto indicati valgono per ogni stagione trascorsa.

Pubblico di seguito gli elenchi di queste attrezzature e materiali per dare un’ulteriore idea di come potrebbe essere allestito un kit di sopravvivenza adatto ad ambienti isolati in mezzo alla natura e lontani da contesti urbani.

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ABBIGLIAMENTO / EFFETTI PERSONALI
Questi articoli sono uguali per tutti, vengo forniti e non fanno parte dei 10 articoli da scegliere.

1. 1 paio di stivali da caccia a gamba alta
2. 2 paia di pantaloni outdoor (oppure pantaloncini)
3. 1 maglietta
4. 2 camicie in pile o lana (con cappuccio o sfoderate)
5. 3 paia di calze di lana
6. 1 cappello (a tesa larga, lana o baseball)
7. 1 bandana
8. 1 paio di guanti
9. 1 giacca outdoor leggera
10. 2 paia di biancheria intima
11. 1 giacca antipioggia e pantaloni antipioggia
12. 1 intimo termico (lungo)
13. 1 paio di ghette
14. 1 paio di sandali
15. 1 spazzolino da denti
16. 1 paio di occhiali da vista
17. 1 fotografia personale

Viene fornita anche una dotazione minimale invernale:

1. 1 maglione di lana (pesante)
2. 1 paio di guanti (lana)
3. 1 cappello da cacciatore con protezioni per le orecchie

L’elenco delle dotazioni standard si completa con altri articoli per la sicurezza e l’utilità:

1. 2 strumenti di sicurezza (possono essere costituiti da un contenitore di repellente per animali selvatici, un clacson e / o 1 razzo)
2. 1 guida alle norme e ai regolamenti
3. 1 zaino
4. 1 pacchetto fotocamera
5. Attrezzatura della fotocamera
6. 1 razzo di emergenza
7. 1 telefono satellitare
8. 1 dispositivo di galleggiamento personale di emergenza
9. 1 kit di pronto soccorso (tipo militare – laccio emostatico, ovatta, fasciatura asso, alcool, busta di plastica, ecc.)
10. 1 piccolo specchio
11. 1 telo
12. 1 telo per proteggere la fotocamera e le attrezzature
13. 1 dispositivo di localizzazione GPS
14. 1 lampada frontale
15. 1 pacchetto di razioni di emergenza

Quello che segue è l’elenco dell’attrezzatura che può essere scelta individualmente. Da questo elenco i partecipanti possono scegliere 10 oggetti in totale. Una volta scelto, nessun oggetto può essere sostituito o cambiato.

Riparo
1. 3,5 × 3,5 mt. telo impermeabile anche con occhielli
2. Corda da arrampicata da 8 mm – 10 M.
3. 550 parachord – 20m
4. 1 ascia di guerra
5. 1 sega
6. 1 ascia

biancheria da letto
1. 1 sacco a pelo multi-stagionale che si adatta allo zaino in dotazione
2. 1 bivy bag (copertina del sacco a pelo Gore-Tex)
3. 1 materassino
4. 1 amaca

cucina
1. 1 pentola grande (non più di 2 litri), con coperchio
2. 1 padella in acciaio
3. 1 set di silice o ferro rod (ferrocerium)
4. 1 ciotola di smalto per mangiare
5. 1 cucchiaio
6. 1 bottiglia d’acqua
7. 1 scatola metallica

Igiene
1. 1 saponetta
2. 1 tubetto di dentifricio da 8 once (1 oncia 28,34 grammi)
3. 1 asciugamano per il viso
4. 1 rotolo da 40 m di filo interdentale
5. 1 bio sapone per la doccia
6. 1 rasoio da barba (e 1 lama)
7. 1 asciugamano (30 “x 60”)
8. 1 pettine

Caccia
1. 1 rotolo da 300 yard (275 metri) di filo da pesca in nylon a filamento singolo e 25 ami assortiti (senza esche)
2. 1 arco primitivo con 6/9 frecce (deve essere prevalentemente in legno)
3. 1 rete per pesci di piccolo calibro
4. 1 fionda
5. 1 sacco foraggiamento
6. 1 rotolo da 3,5 libbre (libbra = 453.59 grammi) di filo per trappole

Cibo
1. 2 kg. circa di carne di manzo (proteine)
2. 2 kg. circa di legumi secchi / legumi / mix di lenticchie (amido e carboidrati)
3. 2 kg. circa di biltong (proteine)
4. 2 kg. circa di biscotti militari a presa forte (carboidrati / zuccheri)
5. 2 kg. circa di cioccolato (zuccheri semplici / complessi)
6. 2 kg. circa di pemmican (cibo tradizionale da pista a base di grassi e carne)
7. 2 kg. circa di gorp (uva passa, m & m e arachidi)
8. 2 kg. circa di farina (amido / carboidrati)
9. 1kg. circa di riso o zucchero e 500 grammi di sale

Utensili
1. 1 coltello da tasca
2. 1 coltello da caccia
3. 1 multitool
4. 1 pietra per affilare
5. 1 rotolo di nastro adesivo o 1 rotolo di nastro isolante
6. 1 piccola pala
7. 1 piccolo kit da cucito
8. 1 moschettone
9. 1 torcia a LED
10. 1 paio di punte di ghiaccio

OGGETTI PROIBITI
“I seguenti articoli sono VIETATI. È inoltre vietato qualsiasi articolo non elencato sopra. “

1. Carburante
2. Bug spray / repellente per zanzare.
3. Crema solare
4. Occhiali da sole
5. Prodotti di bellezza
6. Mappa (topografica dettagliata)
7. Bussola
8. Tecnologia non approvata (qualsiasi cosa con una batteria o un motore, ad esempio telefoni cellulari, computer, orologi, ecc.)
9. Lacci professionali
10. Armi da fuoco di qualsiasi tipo
11. Munizioni
12. Esplosivi o polvere da sparo
13. Veleno animale
14. Canne da pesca professionali
15. Esche da pesca, mosche, kit esca
16. Trappole per la pesca
17. Cibo o bevande (tranne le opzioni dall’elenco di selezione)
18. Esche
19. Richiami per animali
20. Supporti per alberi
21. Archi o balestre professionali
22. Ambiti di qualsiasi tipo
23. Tende o rifugi
24. Stufe, pentole a pressione o altri apparecchi di cottura
25. Impacchi di idratazione
26. Pozzi del fuoco
27. Lanterne elettriche o a propano
28. Gommoni
29. Filtrazione, dispositivi di purificazione, compresse di iodio
30. Refrigeratori o contenitori per alimenti (eccetto il contenitore per orsi opzionale)
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Resilienza e resistenza: differenze

Nella vita ci troviamo di fronte ad eventi e situazioni particolari, resistenza significa affrontare e contrastare efficacemente quello che improvvisamente ci sta accadendo. La resistenza è data non solo dalle capacità ma anche dalla struttura fisica e mentale che si possiede e dai materiali di contrasto che si hanno a disposizione.
La parola resistenza deriva dal latino resistentia, che a sua volta deriva da resistere. Il concetto fondamentale espresso da questa parola è quello di opporsi a una spinta o a una forza cercando di respingerla senza retrocedere. Si tratta quindi di rimanere immobili, di essere forti contro le avversità che vogliono farci spostare o retrocedere dalle nostre idee e azioni.
Resistenza è anche rimanere al proprio posto senza farsi sopraffare da nessuno. Resistenza può anche voler dire rimanere fedele alle proprie convinzioni senza mai cambiare idea o avere dubbi. In senso negativo quindi resistenza potrebbe anche significare non migliorare, non cambiare ma rimanere sempre fedeli alle proprie convinzioni.

Michael Rutter (inglese, è stato uno psichiatra infantile) ha definito La resilienza: risposta positiva di un soggetto allo stress e alle condizioni avverse. La resilienza, che è una capacità essenziale nel survivalismo, è la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici e scioccanti, di riorganizzare con ottimismo la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi con le opportunità positive che si possono avere, senza perdere la propria identità.
La parola resilienza deriva dal latino resalio (risalire) che significava il risalire a bordo dopo essere caduti da una barca. Quindi resilienza inteso come riprendersi dopo un’avversità, uscendo da un’avversità nel migliore dei modi.
Friedrich Nietzsche ha scritto: “Ciò che non mi uccide mi rende più forte.” Ottima definizione di resilienza.
La resilienza è un qualcosa di elastico, che si adatta quando si trova davanti un’avversità. Adattarsi potrebbe anche significare cambiare il modo di porsi e gli obiettivi.

La dinamicità e l’ adattamento proprie della resilienza, non ci sono nell’azione di resistere.

Resistenza: resisto, però mi posso spezzare o non farcela!
Resilienza: mi piego ma non mi spezzo… oppure barcollo ma non mollo!

Le basi della sopravvivenza

Far fronte alle proprie necessità, provvedere a se stessi, essere autonomi e indipendenti. Qualunque cosa succeda, ovunque ci si trovi.

Immagine di: https://en.wikipedia.org/wiki/Survival_skill

Sopravvivere significa per me: continuare a vivere nonostante tutto, e continuare a vivere nel miglior modo che la situazione del momento ci permette, sfruttando al meglio tutto quello che l’ambiente intorno a noi (sia che si tratti di ambienti urbani che di ambienti naturali) ci mette a disposizione. Non importa quanta attrezzatura si possiede, se non si hanno le conoscenze e le capacità per usarla, quell’attrezzatura sarà inutile, se non abbiamo imparato a resistere allo stress in situazioni di emergenza , quell’attrezzatura sarà inutile.

Tecniche di sopravvivenza:

Le tecniche di sopravvivenza sono tutta una serie di cose che una persona può fare in una situazione di pericolo (per esempio una calamità naturale) o di emergenza, per salvare sé stesso o gli altri. In pratica queste azioni sequenziali devono soddisfare le necessità basilari per la vita umana: l’acqua, gli alimenti, un ricovero, la cura del corpo. Nell’esecuzione di queste azioni, si dovrebbe mantenere la mente lucida e una capacità di ragionare sempre correttamente, in modo che si possano risolvere al meglio i nuovi problemi che si presentano.

E’ molto importante conoscere, per metterle in pratica, queste procedure. Mors Kochanski diceva “Più sai, meno porti con te”. Anche perché, in una situazione di emergenza, non si può sapere se si ha il tempo e il modo di preparare e portare qualcosa con noi.

Per tutto il resto, se siamo in salute, una soluzione la troveremo. Speriamo…

Priorità della sopravvivenza:

Quindi: la sopravvivenza è sopratutto uno stato mentale. Non bisogna avere paura o farsi prendere dal panico. L’ obiettivo principale è quello di rimanere in vita. Per prima cosa analizzare la situazione sotto tutti gli aspetti, decidere quale strategia adottare e muoversi in assoluta sicurezza, senza fretta e senza affanni. Vedere quello che si ha a disposizione e come può essere utilizzato. Imparare a sopportare le varie condizioni climatiche, il fastidio dovuto a insetti o altre cose, spesso inusuali, che capitano. Non lamentarsi mai, fare buon viso a cattiva sorte.

  • Controllo delle condizioni personali:
    controllare le proprie condizioni personali, valutare eventuali ferite, contusioni o altro. Pulire le ferite con quello che di idoneo si ha a disposizione. Mantenere buono l’igiene personale. Cercare di riposare e non affaticarsi.
  • Riparo:
    mantenere il corpo, per quanto possibile, in equilibrio con il freddo e il caldo. Essere esposti agli elementi naturali (caldo, freddo, pioggia, gelo, …) può essere pericoloso. Bisogna cercare di ripararsi al meglio. Usare l’ambiente nel modo migliore possibile. Se fa freddo bisogna trovare un riparo e cercare di accendere un fuoco. Se fa caldo, bisogna ripararsi dal sole. Se fa molto freddo è più facile dormire durante il giorno e rimanere svegli la notte con un fuoco acceso. Anche se è molto caldo, potrebbe essere conveniente ripararsi e dormire nelle ore più centrali della giornata.
  • Fuoco:
    il fuoco è molto importante. Fornisce calore. Con un fuoco acceso il morale è più alto ci si sente più sicuri. Può essere utilizzato per segnalare la posizione. Serve a far bollire l’acqua e renderla potabile (se si dispone di contenitori per bollire l’acqua) o a far scaldare pietre per metterle in contenitori d’acqua che non sopportano il fuoco, in modo da farla bollire e potabilizzarla. Serve per cucinare il cibo, quando si ha disposizione cibo idoneo ad essere cucinato.
  • Acqua:
    Si può sopravvivere qualche giorno senza acqua, non di più. Senza acqua si muore. La sete provoca disturbi al corpo e alla mente. Si deve assolutamente disporre dell’acqua. Ci sono molti modi per procurarsi l’acqua e saranno trattati nel dettaglio. Non bere mai acqua di mare o salata e non bere mai la propria urina, si farebbero danni molto più grandi che rimanere senza bere.
  • Cibo:
    Se l’acqua è l’elemento principale che il nostro organismo deve assumere, anche il cibo è importante per mantenerci in vita, ma la sua priorità è meno importante dell’acqua. Si può sopravvivere per settimane senza cibo. L’importante, in mancanza di cibo, è di conservare le riserve energetiche del corpo. Potrebbe essere meglio riposare piuttosto che sprecare energie nel cercare cibo senza un minimo di organizzazione. E’ possibile spesso che, anche se si trova il cibo, si potrebbe aver consumato più energia di quella che il cibo trovato può dare. Infine, c’è bisogno di acqua per digerire il cibo. Però è anche importante ricordare che, forse, di tutte le priorità della sopravvivenza, il cibo potrebbe essere, in molti contesti, la cosa più difficile e complicata da reperire. Senza cibo ci si indebolisce fisicamente e mentalmente fino alla morte. Non sottovalutare mai la sua importanza e organizzarsi di conseguenza, prima che sia troppo tardi. Il cibo è il carburante per proseguire la strada del survival. Senza carburante il motore si ferma e, inevitabilmente, l’esperienza di sopravvivenza terminerà, in un modo o nell’altro.

Sopravvivenza per principianti

Chi sono i principianti della sopravvivenza?

sono quelli che si avvicinano per la prima volta a questo mondo, perché magari hanno visto in tv un programma (reality) o perché ne hanno sentito parlare su una rivista o in qualche trasmissione.
Il disfattismo (inteso come mancanza di fiducia o pessimismo) si fa strada in molte persone, cataclismi, guerre e persino apocalisse imminente, contribuiscono non poco a considerare un sistema di vita alternativo che salvi tutti i nostri averi e sopratutto salvi noi. I ricchi che preparano bunker stratosferici dove rifugiarsi in caso… di…, i meno ricchi che con mezzi limitati cercano di trovare uno straccio di soluzione.
Quando sento parlare di tutto questo mi viene da sorridere, ve lo immaginate un miliardario il giorno dopo una catastrofe enorme, chiuso nel suo bunker con la sua ricchezza e i suoi averi? Cosa se ne fa se tutto intorno non c’è più niente che il denaro e la ricchezza possono comprare? Cosa se ne fa di un anno di cibo se poi intorno a lui non c’è più nessuno perché non aveva ne il bunker ne il cibo?

Pensiamo in modo più serio e concreto e prepariamoci in modo realistico, ad affrontare con una qualche speranza, qualunque cosa sia accaduta che ci ha stravolto la vita di tutti i giorni.

Prepararsi per affrontare una situazione di crisi è ragionevole. Il principiante, come quando si inizia qualsiasi altro percorso formativo, deve capire cosa sta facendo, dove vorrebbe arrivare e sopratutto come arrivarci.

All’inizio non ci si deve preoccupare di avere un equipaggiamento e un’attrezzatura di prim’ordine, se non si è capito bene quale attrezzature ed equipaggiamenti preparare e sopratutto come e perché prepararli.

Si sopravvive se:
1) si può proteggere il nostro corpo alla meglio, riparandolo e curandolo,
2) si può bere,
3) si può mangiare,
4) si mantiene un atteggiamento tranquillo e positivo. Tutto il resto se c’è è meglio, ma non è indispensabile.

Ecco di seguito i punti fondamentali da imparare, nello stesso ordine in cui li ho scritti.

  • Curare il corpo per quanto possibile, mantenendosi in salute e in forma, giorno dopo giorno, in modo che se dovesse accadere qualcosa di drammatico non ci si deve immediatamente preoccupare della salute e delle necessità mediche e curative. Abituarsi alle pratiche quotidiane di pulizia e igiene.
  • Abituarsi a camminare e a sopportare le fatiche, un buon allenamento ma senza strafare.
  • Da evitare: alcol, droghe, tabacco, dipendenze.
  • Allestire un primo kit di sopravvivenza con elementi di pronto soccorso, di medicinali essenziali, di ausili sanitari e protesi che quotidianamente si utilizzano per necessità, dai più semplici come occhiali, strumenti acustici, protesi dentarie ai più complicati indispensabili (se si ha necessità di queste protesi).
  • Imparare se già non si conoscono, le basi della cucina e della conservazione del cibo.
  • abituarsi a mangiare di tutto e intendo proprio… di tutto. Se qualcosa non ci piace o ci da repulsione, nessun problema, praticare due o tre giorni di digiuno e poi riprovare, forse le idee saranno cambiate.
  • Abituarsi ai piccoli sacrifici e non farsi tentare dal tutto quanto è pronto e facile da avere.
  • sopportare le condizioni climatiche avverse (caldo, freddo, pioggia, neve, gelo) per un certo tempo, senza porre riparo immediatamente anche se si hanno i mezzi per farlo.
  • Analizzare gli eventi distruttivi che si sono verificati nelle varie parti del mondo e capire cosa è successo dopo e cosa sarebbe stato utile fare per risolvere al meglio le varie situazioni. Sopratutto sarebbe necessario capire quali conoscenze e abilità sarebbero state fondamentali per caversela.
  • Con riferimento a quanto scritto sopra, acquisire le competenze e le abilità minime per risolvere le più semplici emergenze urbane e nella natura senza chiedere aiuto continuamente agli altri.
  • dopo aver imparato cosa fare, si può pensare a come farlo e, se si capisce finalmente che un oggetto ci potrebbe tornare utile in certe situazioni, allora si deve pensare all’allestimento di un kit di sopravvivenza che comprenda le cose necessarie per noi, che non sia pesante e difficilmente trasportabile, perchè è meglio che manchino cose anche utili, piuttosto che avere un kit pesante e inutilizzabile perché non si riesce a portare. Il minimalismo è fondamentale e capire che un singolo oggetto potrebbe essere multiuso è altrettanto importante.

Voglio ora scrivere qualcosa in più sui quattro punti indicati sopra da soddisfare per sopravvivere.

  • Protezione del corpo, il caldo, il freddo, le intemperie e i pericoli circostanti possono portare velocemente alla morte. Ci si protegge con un riparo o una struttura idonea, con indumenti protettivi, con coperte, sacchi letto e tutto quanto può dare conforto. Il fuoco è un elemento fondamentale in questa fase.
  • Si deve bere, ho scritto tante volte che senza acqua si muore velocemente. è fondamentale procurarla subito. Scrivo anche senza pericolo di essere smentito: si deve bere, anche quando non abbiamo nulla per rendere sicura l’acqua. Meglio bere un’acqua che non sappiamo se è sicura, piuttosto che morire di sete. Inoltre: non facciamo gli eroi e non beviamo acqua di mare o urina. Troviamo piuttosto un modo per separare il sale, ricordando che quando l’acqua si trasforma in vapore, il sale ancora non evapora… se si raccoglie in qualche modo il vapore, questo dopo che si è ritrasformato in liquido sarà sicuramente buono da bere.
  • Si deve mangiare. Si può stare senza cibo anche per un discreto tempo, perchè il nutrimento lo prendiamo distruggendo le parti del nostro corpo, ma dopo qualche giorno senza cibo, si perde lucidità, non si ragiona bene, si sta male e non si riesce a fare bene le cose. Dopo aver protetto il corpo e procurato l’acqua si deve trovare il cibo velocemente. non ci sono cose più importanti da fare che vengono prima.
  • L’atteggiamento mentale positivo è la cosa più importante. Si deve avere coraggio, non agitarsi e fare le cose con calma, ragionando e riducendo al minimo errori e scelte sbagliate. Agitarsi non serve mai a niente. Se una cosa è successa non si può cambiarne il corso, tanto vale affrontarla e trovare la migliore soluzione migliore per risolverla o conviverci.

Le 5C della Sopravvivenza

David Michael Canterbury (ma anche altri survivalisti) individua 5 categorie o classi di strumenti e di attrezzature che sono difficilmente replicabili in natura. Li consiglia quindi come base per un buon kit di sopravvivenza. Si potrebbe anche non essere d’accordo con questa scelta. Personalmente sono abbastanza d’accordo con questa classificazione e ho constatato che quando avevo con me i 5 oggetti dell’elenco è stato tutto più facile ed ogni cosa da fare che si presentava aveva sempre una soluzione facile. Credo però che basterebbe prendere in considerazione le due o tre categorie principali taglio, contenitori, fuoco (nell’elenco sotto sono ordinate secondo il mio ordine di importanza), o addirittura basterebe avere solo uno strumento da taglio (che non deve essere necessariamente un coltello). Bisogna però ammettere che queste categorie di strumenti e di attrezzature sono molto importanti e il fatto di averle con se, potrebbe facilitare molte operazioni che si devono compiere. Spesso, in situazioni estreme, non c’è tempo per organizzarci e prendere un kit preparato in precedenza. Imparare a replicare queste attrezzature con quello che si trova in natura non è mai tempo perso, anzi è fortemente raccomandato. Si dovrebbe studiare un elenco e poi dire: come posso fare per trovare in un determinato contesto, questo o quell’oggetto? Tutto questo sarà un argomento importante di questo sito.
Infine ripeto che si parla di 5 categorie o classi di oggetti, perchè all’interno di ogni categoria non tutti concordano con lo scegliere lo stesso ogetto o anche un solo oggetto, propendendo per due o tre attrezzi della stessa categoria, perché si ritengono tutti di pari impotanza e utilità.

Le 5 “c” della sopravvivenza sono:

  • cutting tools (strumenti da taglio)
  • containers (contenitori)
  • combustion devices (strumenti per il fuoco)
  • covering devices (cover, coperte, coperture)
  • cordage (cordame, nastri adesivi, qualsiasi cosa per legare e fissare)

1 – Strumenti da taglio

Per strumenti da taglio come suggerisce il nome stesso, si intendono tutti gli strumenti in grado di tagliare (sopratutto la legna, ma anche il cibo o altro). I più importanti sono: coltello, sega, ascia, accetta, machete, roncola, manaresso, ecc…). Dovendone scegliere uno solo è difficile privilegiare un tipo piuttosto che un altro. Per esempio mi sono spesso trovato bene, disponendo solo di un utensile, quando ho avuto con me un manaresso (tipo Santa Giustina) o un coltello/machete con tagliente di 26 cm..

2 – Contenitori

I contenitori sono sempre stati utilizzati fin dai tempi antichi e sono importanti perché svolgono molteplici funzioni tra cui

raccogliere, bollire e conservare acqua
trasportare acqua per bere
trasportare oggetti e cose varie diverse dall’acqua
cucinare sul fuoco con più facilità
E’ fondamentale bere ed è importante bere in sicurezza. Se il contenitore è di tipo metallico possiamo bollire l’acqua, unico metodo sicuro al 100% per uccidere microbi e batteri (bollitura per almeno 10 minuti).

I miei contenitori preferiti sono di alluminio, acciaio e smaltati), possibilmente da 1 Litro.

Avere un contenitore da 1 litro è comodo perché le sostanze per disinfettare l’acqua, sono quasi sempre formulate per 1 litro:

iodio
cloro
candeggina
iodopovidone
dicloroisocianurato
ecc…
Le misure si prenderanno in gocce in proporzione ad un litro, oppure esistono compresse già dosate per la stessa quantità di acqua.

3 – Combustione e strumenti per accendere un fuoco

Si dovrebbe essere abbastanza sicuri di avere gli strumenti idonei per accendere un fuoco anche in difficili situazioni climatiche.

Uno strumento essenziale è l’acciarino (ferro cerio, lega piroforica sintetica che produce scintille che possono raggiungere temperature di 3.000°C).

Tuttavia da solo non basta, si deve avere con noi anche un’ esca (legno resinoso di pino, corda naturale, cotone, accendi fuoco chimici, …) che permetterà di innescare una fiamma anche nelle condizioni peggiori. Le esche, gli acciarini e altro per il fuoco, dovrebbero essere sigillati in buste impermeabili.

4 – Coperte, teli impermeabili, sacchi a pelo, …

Qualcosa che possa mantenere il calore del corpo o isolare il corpo dal terreno, in lana o altro materiale sintetico. Coperte termiche di emergenza (mylar), telo per impermeabilizzare il tetto di un riparo, semplici sacchi per l’immondizia.

5 – Cordame, nastro americano, fascette stringenti di cablaggio, …

Realizzare della corda è molto faticoso, anche se in natura si trovano rampicanti e altri materiali idonei allo scopo.

Uno dei cordami sintetici più resistenti che ci sono è il paracord, costituito da una calza esterna molto resistente con all’interno tante cordicelle, solitamente 7 o 9. Si utilizza la calza esterna o si utilizzano le singole cordicelle, oppure si lascia così per avere la massima robustezza. Alternative possono essere le trecce per palamito da circa 2 mm. e corde simili.

Nella categoria cordame si potrebbe far rientrare il nastro adesivo (il migliore è quello conosciuto come “tipo americano”), oppure cavi in filo di ferro o di acciaio, oppure anche le classiche fascette in plastica stringenti, utilizzate per i cablaggi e simili. Ho utilizzato con soddisfazione queste fascette per stringere tra loro i pali di un riparo e varie altre cose. Una confezione da 100 fascette di circa 30×0,4 cm. pesa pochissimo e si trasporta bene.

alcune attrezzature che utilizzo nella composizione di un kit

La regola del 3, approfondimenti

Priorità in sopravvivenza: aria, riparo, acqua e cibo

Numerosi corsi di sopravvivenza, sia civili che militari, evidenziano il fatto che la maggior parte delle persone senza addestramento alla sopravvivenza tendono a mettere le cose da fare nell’ordine sbagliato, si pensa magari subito al cibo e si trascurano il riparo e l’esposizione. Si pensa ad un benessere immediato come per esempio il mangiare perché il cervello tende ad apprezzare di più le cose immediate e che si toccano con mano, piuttosto che i vantaggi a lungo termine come creare un rifugio o creare benessere allestendo un campo e le sue comodità. Purtroppo, forse anche per la moda di questi ultimi anni, ci sono molti (non tutti) programmi TV di sopravvivenza veramente ridicoli, i cosiddetti reality show, che si concentrano sull’intrattenimento piuttosto che insegnare pratiche utili e migliori, facendo credere che la prima cosa da fare sia per esempio trovare cibo e andare a caccia. Questo solo perché i programmi sono studiati a tavolino per mantenere alto l’audience e fare buoni contratti pubblicitari.

La regola del 3 in sopravvivenza è una cosa simpatica e facilmente assimilabile. Indica a cosa dare priorità in caso dovessimo trovarci in una situazione d’emergenza. Le priorità di base da soddisfare sono in ordine: aria, riparo (fuoco), acqua e cibo.

3 minuti senza aria. Non riuscire a respirare, sanguinare molto, shock anafilattico, cadute e colpi forti alla schiena, …
3 ore senza riparo. Protezione del corpo per mantenerlo più sano e più in forma possibile, protezione da condizioni atmosferiche (freddo, caldo, pioggia, neve, …), ipotermia, ipertermia, protezione da insetti e da animali, stati di malattia e condizioni debilitanti dell’organismo, …
3 giorni senz’acqua. Approvvigionamento costante e abbondante, anche attraverso alimenti particolarmente ricchi di acqua, …
3 settimane senza cibo. Approvvigionamento sufficiente e possibilmente variabile (composto da diverse fonti di vitamine, proteine, grassi, carboidrati, …)
La regola indica l’ordine delle priorità in cui devono essere soddisfatte. Inutile avere cibo se non si ha l’acqua e il nostro corpo non è in condizioni accettabili.

La regola dei 3 potrebbe sembrare troppo semplicistica. Il suo scopo però è quello di aiutare a prendere decisioni senza perdere troppo tempo in una situazione di sopravvivenza. Il fatto che sia troppo semplice, non significa che è superficiale, ma ha il solo scopo di ricordarla bene e renderla sicuramente utile.

E’ ovvio che i minuti, ore, giorni e settimane non sono esatti, variano a seconda del clima, in base alle condizioni fisiche degli individui e alla loro capacità di resistere. Variano anche in base alle zone della terra, alle altitudini, ecc..

1) aria
Senza aria si muore e senza aria muoiono praticamente tutti gli esseri viventi (persone, animali e piante). L’ossigeno deve essere assunto in maniera continuativa e attraverso il sangue va ad alimentare le cellule. Qualsiasi interruzione permanente di aria provoca la morte certa. In apnea c’è stato chi ha resistito 24 minuti. C’è da dire però che gli esseri umani trattengono più facilmente il respiro sott’acqua, questo di riflesso, per evitare di annegare. L’annegamento non è l’unico modo di morire senz’aria. Qualsiasi situazione che interrompe la respirazione può comportare un rischio di morte immediata, come per esempio, soffocare a causa del cibo. Normalmente la morte cerebrale irreversibile si verifica entro 10 minuti se non si è in grado di respirare o di ricevere assistenza medica. oltre gli incidenti casuali, come il soffocamento o l’annegamento, ci sono diverse cause che possono portare alla morte per mancanza d’aria: Sono le cause chimiche, biologiche, radiologiche, nucleari, tutte queste cause possono provocare danni mortali per inalazione. Anche l’inalazione di fumo a seguito di incendi, è una possibile causa di mancanza d’aria.

2) riparo
Questa categoria copre tutto ciò che si frappone tra l’uomo e gli elementi avversi. E’ importante saper costruire rifugi in modo veloce, efficaci per proteggere da quello che c’è fuori. Il caldo e il freddo estremi possono essere mortali per il corpo umano. Un buon rifugio oltre a proteggere dal clima avverso (caldo, freddo, pioggia, vento, …), deve proteggere anche da altre cose, come gli animali e deve essere accogliente per far sentire a proprio agio e infondere ottimismo.
Insieme al riparo, dovrebbero far parte di questa seconda regola anche il fuoco e la cura della persona, con tutti i mezzi possibili che si hanno a disposizione.

3) acqua
La sete è fastidiosa e la mancanza d’acqua nel breve periodo è mortale. Il nostro corpo è formato principalmente da acqua (si va dal 30% nelle ossa, fino al 73% nel cervello e al 83% nei polmoni). I bambini hanno bisogno di più acqua, le donne hanno bisogno di meno acqua degli uomini (anche se parliamo di percentuali molto basse). Avere sete indica già un processo avviato di mancanza d’acqua. La disidratazione, anche se leggera, influisce sull’umore, sulla memoria, sulla capacità di attenzione e coordinazione. I reni iniziano a trattenere l’acqua e la voglia di urinare si riduce. Continuando senza acqua il sangue inizia ad addensarsi e il sistema cardiovascolare risulta stressato. Iniziano fenomeni di stordimento e svenimento. A seguire, le varie parti del corpo iniziano a morire. Il consumo e il reintegro di acqua varia in velocità in base all’attività fisica, alle temperature e così via. E’ opinione comune che in condizioni normali il corpo necessita di circa 2 litri di liquidi al giorno. Anche gli alimenti contengono liquidi in modo più o meno variabile. Se facciamo riferimento alla sola acqua, il fabbisogno giornaliero dovrebbe essere di circa 1,2/1,5 litri perché il resto è contenuta negli alimenti. Il tempo medio che un essere umano può resistere senza acqua è di circa 4 o 5 giorni, ma anche in questo caso, le diverse tipologie del corpo umano e il clima circostante, fanno variare questo periodo. Se si riducono gli approvvigionamenti di acqua, i metodi per procurarsela variano da ambiente a ambiente. Si deve sempre ricordare che si sta parlando di acqua potabile e quindi della possibilità di averla tale.

4) cibo
La fame è una brutta cosa e se si rimane senza cibo si muore, anche se si possono tollerare lunghi periodi senza cibo. Anche se si potrebbe resistere anche per 20/25 giorni senza cibo, non mangiare, allo stesso modo dell’acqua, potrebbe voler dire innescare tutta una serie di processi corporei e psicologici, che fanno star male e fanno prendere decisioni o comportamenti assolutamente sbagliati e dannosi. Attenzione, non dimenticare mai: il cibo potrebbe essere una delle cose più difficili da trovare in una situazione di sopravvivenza, di emergenza o disastro.

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E… fin qui è stata affrontata un po’ di teoria della regola del 3. In pratica le cose non stanno esattamente così, o almeno, le regole non sono poi così nettamente separate.

Nella pratica la prima regola (quella dell’aria) si risolve quasi da sola. Se si respira va tutto bene e si può proseguire, se non si respira si muore ed è inutile continuare a scrivere.
Nelle primissime fasi di una situazione di sopravvivenza, di emergenza o disastro si può sostituire allora la regola dell’aria con l’esaminare: prima il nostro corpo e valutare in che condizioni siamo e cosa deve essere fatto, poi la nuova situazione che si è presentata all’improvviso. Anche se, probabilmente, ci si troverà in uno stato semi confusionale, è importante prendere coscienza della nuova situazione, essere cioè consapevoli di quello che è successo e di cosa fare per proseguire al meglio in questa nuova strada.
Per quanto riguarda le altre definizioni, il riparo e come mantenere al meglio il corpo, l’acqua e il cibo, l’ordine di come affrontarle è corretto… con qualche precisazione:
nel predisporre un riparo si deve considerare la possibilità di reperire l’acqua, inutile costruire un riparo e poi accorgersi che nelle vicinanze non c’è acqua. Si deve cercare un buon posto per il riparo (importantissima la posizione sul terreno), ma si deve essere anche ragionevolmente sicuri che nelle vicinanze ci sarà l’acqua in qualche forma.
Come già scritto il cibo potrebbe essere una delle cose più difficili da trovare, potrebbe quindi risultare inutile avere un riparo e una fonte d’acqua senza speranza di trovare il cibo in qualche modo, che in ogni caso, si deve iniziare a cercare fin da subito.
Questo per dire che la regola del 3 non deve essere intesa come una serie di regole indipendenti tra loro.
In una situazione di sopravvivenza, di emergenza o disastro, tutto deve essere valutato al meglio e una cosa si deve fare tenendo presente che ce n’è sempre un’altra da soddisfare dopo quella che si sta facendo.

Libri, video e metodi di autoapprendimento

Alcuni miei appunti raggruppati in vecchi quaderni, in fogli sparsi e in alcuni block notes.

Possiedo alcuni libri e ho messo insieme molti appunti. Non so disegnare e, nei miei quaderni di appunti preferisco incollare una foto o un disegno e poi scrivere quello che mi serve. Per scrivere utilizzo quai sempre matite, sono facilmente reperibili, funzionano anche in verticale o bagnate, …; durano a lungo.

Sono un autodidatta e per me è importante osservare, capire e prendere appunti, sopratutto quando mi trovo in una situazione particolare e scopro soluzioni che agevolano quello che devo fare. Non bisogna mai dimenticare che: non esistono “i problemi”, esiste solo “un po’ più di lavoro da fare”.

Secondo me i libri e gli appunti sono molto più utili dei video e sono insostituibili per certi aspetti. I video necessitano di un’apparecchiatura idonea per essere guardati e, se si trovano in internet, si deve avere sempre e comunque una connessione abbastanza veloce. I libri e gli appunti invece sono sempre disponibili, sempre consultabili. Quando c’è la possibilità di una connessione, si possono cercare anche informazioni nella rete, salvarle in qualche modo e poi stamparle per conservarle e utilizzarle nel momento che non c’è la tecnologia a supportarci. Infine ci sono i libri che possono essere acquistati. I libri esistono da secoli e secoli e fortunatamente ancora non sono scomparsi.

Oggi in internet si tende a trascurare la parte scritta e si preferiscono i video. Detto in termini informatici, si tralasciano i blog in favore dei vlog. Ho già scritto prima che “secondo me i libri e gli appunti sono molto più utili dei video” e finchè potrò seguirò questa strada.

Mi sono dedicato per tantissimi anni alla sopravvivenza e al modo per riuscire a sopravvivere nelle più svariate situazioni che si potrebbero presentare nella vita reale. Ho sperimentato moltissime tecniche e procedure, anche sbagliando, ma poi correggendo gli errori, fino a trovare percorsi soddisfacenti. Se devo essere sincero, ormai non ho più quasi necessità di manuali, di libri e di appunti vari sulla sopravvivenza e sulle tecniche per sopravvivere in molti ambienti e territori. Conosco tutto quello che è basilare e importante sapere e mi viene spontaneo il modo di fare in qualsiasi ambiente. La mia libreria, cartacea e digitale, però è ancora lì, in un angolo del mio armadio. Molti libri sono vecchi e oggi esistono tecniche e materiali più moderni e attuali che aiutano a superare, forse in maniera migliore, gli ostacoli e le situazioni che si presentano in particolari momenti. Esiste oggi (e ormai da tanto tempo) anche internet e le informazioni sono tutte più o meno a portata di clic.

Quello che segue è l’elenco dei libri che possiedo, in ordine di preferenza. Molti sono in inglese. Non conosco bene l’inglese. I libri in inglese sono quasi tutti in formato .pdf e a volte li traduco, nelle parti che mi interessano, con un traduttore online.

  • Manuale di sopravvivenza, John Wiseman, in italiano, è piccolissimo, leggero e si porta ovunque, ci si trovano moltissime cose indispensabili o anche solo utili. Non è mai banale.
  • Bushcraft Illustrato , Dave Canterbury, in italiano
  • Manuale del trapper, Andrea Mercanti, purtroppo non c’è più la copertina ma il manuale è ben conservato
  • Manuale di sopravvivenza, Peter Darman, in italiano, anche questo senza copertina
  • Tecniche di sopravvivenza, Brian Hildreth, in italiano
  • Vari manuali e libri di piante, erbe, arbusti, piante e alberi. Poi altri manuali di tecniche di coltivazione e agricoltura.

Quelli indicati sopra sono in formato cartaceo, alcuni molto vecchi altri più recenti

In formato .pdf, scaricati da vari siti nel corso degli ultimi 10/15 anni, ho vari manuali e libri di sopravvivenza, alcuni in italiano ma in massima parte in inglese.
Di John Wiseman, in .pdf ho anche il manuale di sopravvivenza in versione completa originale in inglese, il titolo è SAS Survival Handbook, the ultimate guide to surviving anywhere. Sono la bellezza di 752 pagine.