Piante: portulaca

La portulaca è una pianta erbacea che preferisce crescere su terreni e muri spogli, molto succosa, liscia e lucida, con fusti che prevalentemente si sviluppano in senso orizzontale, cilindrici, internamente cavi, spesso arrossati, ramosi, lunghi 10-40 cm. e foglie senza stelo, oblunghe opposte. Si mangiano normalmente le foglie giovani, i getti apicali ed i fusti più teneri, conditi in insalate.

Sopravvivenza urbana: sopravvivere tutti i giorni

Sempre più spesso si sente dire: con lo stipendio non riesco ad arrivare a fine mese… oppure: non ho niente da mangiare e non so cosa far mangiare ai miei figli… o ancora: ho preso i soldi da una carta revolving perché era facile e immediato, ora non so più come restituirli… Purtroppo nell’era del dopo covid sempre più nuclei familiari (sia che siano composti da una sola persona, anziana o in età lavorativa, che da coniugi con figli) si trovano tutti i giorni a fronteggiare una crisi profonda (economicamente insuperabile) e un profondo disagio che porta a mettere in dubbio e a trascurare gli elementi più importanti di una vita, ovvero famiglia, lavoro, amicizie e, non ultimo cura di se stessi e del proprio corpo. La pandemia ha contribuito indubbiamente a creare questa profonda crisi in un numero sempre maggiore di persone, ma già dal primo decennio degli anni 2000 si sono accentuati moltissimi fenomeni causa di diffuse situazioni sfavorevoli. Le misure di protezione sociale e in genere gli aiuti economici che il governo accorda ai più disagiati, costituiscono sicuramente un primo benessere corporale e psicologico. Come spesso accade però, le misure di aiuto predisposte dai governi non hanno in molti casi una destinazione giusta, nel senso che chi a ha bisogno veramente, per tante ragioni burocratiche e di calcolo, potrebbe rimanere escluso, a vantaggio di chi non ha bisogno e tenta solo di approfittare della situazione. Il problema però non è temporaneo e queste forme di aiuto, una volta che vengono a mancare gettano di nuovo nello sconforto e nell’indigenza tantissime persone. La principale grossa difficoltà è la mancanza di lavoro oppure, dove anche ci sia almeno una persona che lavora nel nucleo familiare, il rapporto tra entrate (lo stipendio che si porta a casa a fine mese) e le uscite (i soldi occorrenti nel mese), è quasi sempre di gran lunga sfavorevole e non si riesce proprio a coprire le spese. Ci si mettono poi alcuni debiti che le famiglie potrebbero aver contratto attraverso la concessione di finanziamenti facili da otteneree, ma pieni di insidie e costi usuranti, come le carte revolving o simili, che lo stato non ha mai pensato di fronteggiare con leggi adeguate e di aiuto per la gente. In questo caos, moltissime persone si trovano in una situazione apparentemente (o veramente) di difficile risoluzione. Inutile nascondere una fatto evidente a tutti: la tranquillità economica risolve tutto, nella buona o nella cattiva sorte. Se si dispone di una solida situazione finanziaria, sarà molto più facile affrontare qualsiasi cosa, dai disastri naturali, ai problemi di tutti i giorni, alla disoccupazione. Non si tratta quindi di prepararsi ai disastri o alle calamità naturali che potrebbero accadere perché molti, nel disastro e nella calamità ci si trovano già dentro e in qualche modo devono venirne fuori. C’è una via di uscita? E’ molto difficile dare una risposta. Come già scritto, si deve risolvere prima di tutto la situazione finanziaria, portandola, se non in attivo, almeno verso il pareggio. Si possono individuare dei percorsi pratici da seguire. Cerchiamo di capire cosa sia umanamente fattibile, senza andare a cercare soluzioni fantascientifiche e impossibili.

  • Prendere coscienza della propria situazione. Prendere coscienza significa rendersi esattamente conto della situazione, anche se questo può comportare dolore e svegliarsi da un torpore comodo.
  • Impostare in forma scritta e quanto più dettagliatamente possibile, per un arco temporale definito, per esempio un mese, una colonna delle entrate con il saldo e una colonna delle uscite con il saldo, analizzando come periodo di partenza, il mese precedente di quello in cui si inizia. Il mese di riferimento di inizio deve essere un periodo assolutamente normale, senza entrate o uscite impreviste, anche se queste ultime spesso ci sono e non sono affatto di semplice soluzione. Analizziamo i saldi delle due colonne. Se il saldo delle uscite è superiore al saldo delle entrate, bisogna adottare tutta una serie di accorgimenti per fare in modo che le entrate diventino superiori alle uscite o comunque accettabili. Le entrate non devono mai essere inferiori alle uscite.
  • Individuare, senza scusanti di comodo, tutte le uscite non indispensabili ed eliminarle immediatamente fino a che la situazione non le permette di nuovo.

    Regolarizzare con documenti validi (per esempio in Italia è spesso richiesto l’ISEE) la propria situazione di bisogno, in modo che si possa accedere a bonus e contributi altrimenti inaccessibili.

    L’ISEE è l’indicatore che serve per valutare e confrontare la situazione economica dei nuclei familiari che intendono richiedere una prestazione sociale agevolata. L’accesso a queste prestazioni, infatti, come ai servizi di pubblica utilità a condizioni agevolate (telefono fisso, luce, gas, ecc.) è legato al possesso di determinati requisiti soggettivi e alla situazione economica della famiglia. L’ISEE serve a determinare in modo equo la partecipazione al costo delle prestazioni sociali e sociosanitarie dei residenti ed è soggetto a controlli. Per ottenere la propria certificazione ISEE è necessario compilare la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU), un documento che contiene le informazioni di carattere anagrafico, reddituale e patrimoniale necessarie a descrivere la situazione economica del nucleo familiare. Per la compilazione vera e propria, tutti i centri CAAF e organizzazioni simili sono disponibili gratuitamente per le pratiche. C’é anche l’ISEE pecompilato che si può estrarre autonomamente dal sito INPS. La DSU può essere presentata in qualsiasi periodo dell’anno. Gli ISEE devono essere elaborati una volta l’anno e hanno validità fino al 31 dicembre dello stesso anno (validità estesa in certi casi al marzo dell’anno dopo).

    Inoltre provare le seguenti operazioni:
  • Inquadrare le uscite certe e obbligatorie ed elencare per possibili adeguamenti le uscite variabili.
  • Risolvere la situazione delle uscite nel settore alimentare chiedendo aiuti ad organizzazioni umanitarie di distribuzione di prodotti alimentari (Banco Alimentare, Caritas, Segretariati Sociali, ecc…) o di aiuti con buoni spesa. Nelle situazioni più estreme sono operative in molte località, strutture come mense pubbliche e simili dove recarsi per avere un pasto caldo.
  • In quasi tutte le località ci sono organizzazioni che promuovono il metodo del riuso e dello scambio di abiti usati e di accessori indispensabili nella vita di tutti i giorni. Ci sono anche organizzazioni che aiutano con la fornitura di capi di abbigliamento a chi ne ha più bisogno.
  • Rivolgersi poi ad associazioni come la Caritas o i Segretariati Sociali, per essere introdotti presso i centri di Sanità Solidale per visite e cure necessarie e momentaneamente irraggiungibili. Rivolgersi ancora alle stesse per avere gratuitamente (ci sono i modi e i sistemi) libri di testo per la scuola dei figli e altri materiali scolastici. Per quanto riguarda la scuola informarsi anche presso il proprio comune che spesso stanzia fondi per questo settore.
  • I centri di distribuzione alimentare, sopratutto all’ingrosso, ma anche al dettaglio (mercati, negozi ortofrutta, panifici, macellerie, mulini), producono giornalmente scarti di cibo fresco (penso sopratutto ai mercati di frutta e verdura) che è ancora buono e mangiabile ma deve essere scartato per legge. Individuare e frequentare abitualmente, intorno all’orario di chiusura, le strutture all’ingrosso e al dettaglio come i mercati ortofrutticoli, i centri di lavorazione latticini e di lavorazione carni, i mulini dove si produce la farina. E’ sottinteso poi che, in ambito domestico, l’organizzazione e il riciclo del cibo devono dare uno scarto organico vicino il più possibile a zero.
  • Cercare di rimodulare, abbassando gli importi delle rate e aumentando il tempo di restituzione, oppure sostituirli con formule più vantaggiose, eventuali finanziamenti onerosi, che sottraggono importanti cifre mensili, rivolgendosi a centri o organizzazioni esperti nel settore.
  • Cercare tutte le opportunità di lavoro che la proprie condizioni fisiche, di istruzione e di tempo permettono, accettando sempre quando si ricevono proposte ragionevoli e che ci aiutano sensibilmente a migliorare la condizione.

Ho fatto leggere questo articolo ad un amico che si trova in condizioni di necessità economica e mi ha risposto:
“ma non c’è niente di nuovo, io queste cose già le conosco”
Ho risposto:
“allora perché non le fai?”
Sopravvivere, quando si ha veramente bisogno, diventa un vero e proprio mestiere e come tale va fatto tutti i giorni per tutte le ore. Non cadere assolutamente nell’apatia (forte carenza di motivazione e conseguente forte riduzione dei comportamenti finalizzati, indifferenza emotiva nei confronti del mondo esterno) ma superarla per tenere lontane depressione, ansia e svogliatezza.

Leggere anche:

https://aulascienze.scuola.zanichelli.it/multimedia-scienze/come-te-lo-spiego-scienze/reddito-poverta-e-benessere (Reddito, povertà e benessere. Un viaggio alla scoperta dei risvolti economici di termini che usiamo quotidianamente e definiscono il tenore di vita di persone e famiglie)

Nuovi poveri [esodati, povertà assoluta, povertà relativa] (articolo probabilmente datato con cifre sicuramente molto più basse rispetto a quelle degli anni correnti 2020-2023)

documento allegato:
Recupero, raccolta e DISTRIBUZIONE ai fini di solidarietà sociale
Manuale Per corrette prassi operative Per le organizzazioni caritative, serve per capire meglio a chi rivolgersi.

Interessante poi questo video di “Il Fatto Quotidiano” che illustra il modo di cibarsi di frutta e verdura recuperate dall’invenduto delle bancarelle dei mercati:

https://youtu.be/8wH-KtIB3oc?si=ro1Ur5aU4iRJqd18

Nodo galera (marlinspike hitch knot)

immagine tratta da https://www.101knots.com/

Il nodo galera, o marlinspike hitch knot è un nodo che viene spesso utilizzato lungo una corda che è già attaccata a un’estremità e, si usa per inserire all’interno del nodo stesso un bastone o un manico che possono essere utilizzati come maniglia per tirare molto forte sulla corda.

Il nodo può anche essere legato in una serie di nodi paralleli lungo due corde affiancate, con legni infilati attraverso entrambi i nodi per essere utilizzati come scala. È anche usato in sistemi di sospensione per amache e imbracature.

Uova in polvere disidratate

Le uova fresche liquide vengono ridotte in polvere fine e la polvere utilizzata nelle industrie e nei laboratori per vari scopi alimentari. Le uova vengono disidratate, viene tolta l’umidità e poi il composto secco ottenuto viene macinato in polvere fine, infine pastorizzato per una maggiore sicurezza e durata.

Ovviamente sono molto utili quando si fanno scorte di emergenza, perché un sacchetto di polvere di uova di circa mezzo chilo, quando viene sciolto in acqua, corrisponde a circa 15 uova fresche.

Si sta parlando di uova in polvere intere, ottenute con albumi e tuorli, che sono quelle più idonee alle scorte di emergenza. In commercio si trova anche polvere di solo albume o polvere di solo tuorlo.

Il vantaggio evidente delle uova in polvere rispetto alle uova fresche è la loro lunga durata. Se la polvere viene conservata in buste o contenitori posti in un luogo fresco, asciutto e buio, può durare anche due o tre anni senza necessità di frigoriferi.

100 grammi di uova in polvere danno circa 600 calorie, con oltre 40 grammi di proteine.

Quanta polvere di uova equivale a un uovo fresco?
Il peso di un uovo fresco è di circa 4 volte superiore ad un uovo essiccato.
Con una parte di polvere di uovo e tre parti di acqua si ottiene nuovamente l’equivalente di un uovo fresco.
Un uovo fresco di media grandezza pesa circa 40 grammi.
se si divide 40 per 4 si ottengono 10 grammi che è il peso della polvere equivalente. Aggiungendo alla polvere 3 parti di acqua, cioè 30 grammi, si ottiene di nuovo il peso dell’uovo fresco.
Se non si dispone di bilancia ci si regola con un qualche misurino disponibile: una parte di polvere di uovo con 3 parti di acqua.
Le uova intere in polvere si possono acquistare in internet oppure presso fornitori di prodotti alimentari per pasticcerie, pastifici, panifici, ecc..

Tempi moderni

Tra tutti gli argomenti che si devono affrontare parlando di sopravvivenza urbana, non ultimo, per importanza, è quello delle problematiche sociali con le quali devono oggi fare i conti quelli che vivono in aree urbane, grandi o piccole che siano. I problemi di vita quotidiana sono molto maggiori oggi di alcuni anni fa, il progresso, la tecnologia e i ritmi frenetici del giorno d’oggi, obbligano a dover affrontare le conseguenze negative di questa vita, in modo inaspettato o spiacevole. Gli argomenti principali possono essere riassunti nelle voci seguenti:

  • trascuratezza dell’istruzione e conseguenti disuguaglianze educative, compresi in questa voce sono i bisogni di alcune categorie di persone che hanno necessità di diversificare i processi di apprendimento
  • fenomeni di bullismo e cyberbullismo dentro e fuori le scuole e da qualche tempo anche attraverso i socialmedia. La didattica a distanza (DAD) ha influito negativamente nei rapporti tra giovani e educatori.
  • il mondo del lavoro è cambiato e molte realtà si devono confrontare: giovani, migranti, persone con disabilità, persone di una certa età rimaste indietro per varie ragioni nei processi occupazionali
  • miglior controllo della propria vita e piena integrazione delle donne
  • cercare soluzioni e contrastare la povertà e l’esclusione sociale, grosso problema con scarse soluzioni definitive
  • housing sociale, trovare cioè soluzioni abitative per persone e famiglie che non riescono a comprare una prima casa e che però hanno redditi troppo alti per accedere all’edilizia popolare (che comunque fa acqua da tutte le parti con tempi estremamente lunghi e burocrazia asfissiante)
  • disagio sociale ed economico di famiglie con solo un genitore e madri sole con figli
  • persone senza fissa dimora
  • assistenza ospedaliera e domiciliare a bambini, anziani e persone con disabilità
  • prevenzione malattie e tumori

A tutte le problematiche sopra descritte se ne devono però aggiungere altre non meno importanti:

  • la povertà materiale e senza accesso ai servizi indispensabili come istruzione e sanità è causa di discriminazione ed esclusione societaria, spesso anche nelle forme più semplici che fanno perdere la dignità dell’uomo.
  • i giovani provano sempre più disagio, abbandonano le attività scolastiche e le forme di vita societaria normale, avvicinandosi a criminalità a cattive azioni e a forme di dipendenze serie e spesso mortali.
  • La violenza fisica e psicologica, emerge in ogni ambito, compreso quello domestico, i fenomeni di bullismo e la criminalità, creano climi di paura e disagio e sono sempre più evidenti.
  • La salute mentale di molti individui si sta sgretolando e si scivola facilmente verso la depressione, l’asocialità, le dipendenze e la criminalità.

Spesso notizie false e tendenziose si diffondono nella rete e fanno dubitare di quello che invece potrebbe essere giusto e certo.

Saranno soprattutto le nuove tecnologie che porteranno (e se non porteranno contribuiranno pesantemente) alla distruzione dell’umanità e delle cose come le conosciamo oggi.

Tails

E’ un sistema operativo portatile
che protegge da sorveglianza e censura.

Evita la sorveglianza, la censura, la pubblicità e i virus
Tails usa la rete Tor per proteggere la privacy online e aiuta a evitare la censura. Questo è Internet come dovrebbe essere. Tor Browser (che può essere installato anche su tutti i sistemi operativi) è un browser basato su Mozilla Firefox ma configurato per proteggere la tua privacy.

Il computer sicuro, ovunque.
Spegnere il computer e avviarlo dalla chiavetta USB Tails al posto di Windows, macOS o Linux. Dopo l’arresto del sistema, sul computer non rimane traccia di Tails.

Attrezzatura per la sicurezza digitale
Tails include una selezione di applicazioni per lavorare su documenti sensibili e per comunicare senza rischi. In Tails, tutto è pronto per l’uso e le impostazioni predefinite sono sicure.

Software libero
si può scaricare Tails liberamente. Tails è basato su Debian GNU/Linux.

Sito di Tails

Scopri come funziona Tails

Download Tails

Tor Browser

Sopravvivenza urbana: le basi e l’organizzazione

Niente di più sbagliato se si pensa che qualcuno possa risolvere i nostri problemi. Anche se a volte ci si spera o ci vengono date false speranze, nessuno può risolvere i nostri problemi. La soluzione alla fine si deve trovarla da soli, con tanto impegno. Si potrebbe fare (ma non è detto perché non è sempre così) affidamento solo sui familiari (genitori, fratelli o sorelle), che sono gli unici ai quali chiedere aiuto, perché, anche se non potessero aiutare, almeno è sicuro che non sono ne falsi ne ipocriti. Siamo soli in mezzo al nulla, ma siamo soli ovunque, anche in una grande città. E’ vero che ci sono organizzazioni o associazioni che esistono proprio per dare sollievo e aiuto agli altri, i miracoli però non li fa nessuno.

Il perché ci si può trovare in una situazione di sopravvivenza urbana sono vari: si possono verificare eventi atmosferici e terrestri violenti come terremoti, alluvioni, inondazioni, uragani, frane e altro, oppure eventi causati dall’uomo come guerre, pandemie, recessioni, persecuzioni e altro, oppure ancora eventi causati da noi stessi (compresi quelli non voluti) come improvvisi cambiamenti economici e sociali, frutto di cattive valutazioni o errori commessi in buona fede, con perdita di abitazione e tutto quanto si è posseduto fino a quel momento, con conseguente ripartenza da zero, magari in età che non se ne avrebbe più voglia e perdita di un’agiatezza che sembrava consolidata.

Conosco abbastanza bene il significato pratico di sopravvivenza urbana, tanti anni fa, ho dovuto fronteggiare una situazione improvvisa di emergenza, legata in particolar modo alla mia vita di tutti i giorni in ambienti urbani, durata molti mesi… . Purtroppo non cercata e voluta, dove, le mie conoscenze mi sono state di grande aiuto e sono riuscito a superare questa situazione in modo abbastanza accettabile. In questo periodo mi sono trovato all’improvviso senza più nulla o quasi, giusto qualche effetto personale, una vecchia auto che a malapena riusciva a fare piccoli spostamenti e nemmeno tanto comoda come dormitorio. Tutto quello che ho potuto fare è stato mettere in pratica quello che avevo imparato fino a quel momento, vivendo giorno dopo giorno con grandi difficoltà e pochissime risorse. Non serve descrivere passo passo come ci si possa trovare in simili situazioni, a seconda del motivo ci sarà una reazione e una richiesta di aiuto in modo diverso, inoltre non siamo tutti uguali, viviamo in ambienti diversi, affrontiamo a modo nostro le varie situazioni, ci muoviamo, chiediamo e riceviamo aiuto in modi completamente diversi. E’ importante conoscere le basi, in che modo andare avanti ognuno poi lo deciderà a modo suo.

La prima cosa negativa che si affronta è che i giorni… sono tutti uguali, la vita improvvisamente diventa piatta e senza senso, non ci sono giornate lavorative, non ci sono feste o riposi, non ci sono incontri e vita di società, non ci sono soddisfazioni da prendersi. All’improvviso non c’è più niente di quello che eravamo abituati a vedere e toccare con mano.
Inizia un giorno e si deve capire come arrivare vivi con meno danni possibili alla sera. Inizia la notte e si deve capire come passarla e arrivare vivi al giorno dopo. Questa è sopravvivenza urbana, Questa è una situazione in cui ci si può trovare senza aver avuto il tempo di organizzare questo evento, o meglio ancora, senza aver previsto che ci potesse accadere qualcosa e organizzarci preventivamente per una più facile risoluzione. E’ importante essere preparati a gestire gli imprevisti, qualsiasi essi siano, piccoli o grandi. Al di là di un piano B (che lascia il tempo che trova) è bene considerare una via di uscita diversa semplice da intraprendere, se quanto abbiamo adottato non dovesse essere efficace e risolutore,
Si sta parlando di sopravvivenza urbana e non di sopravvivenza nella natura, i due scenari sono completamente diversi, ci sono però gli stessi bisogni primari da soddisfare, anche se il modo di affrontare le situazioni ovviamente non è lo stesso:
– aria
– acqua
– cibo
– riparo e cura del corpo e, in contesti urbani, riuscire a mantenere in qualche modo un aspetto dignitoso, che non attiri troppo l’attenzione e porti conclusioni fuorvianti.
Quando si riesce a soddisfare più o meno bene questi bisogni si può vivere, anche se in condizioni avverse, in qualsiasi parte della terra.

Da non dimenticare ovviamente, lo sviluppo di un’attitudine mentale idonea, con studi teorici ad applicazioni pratiche. Un resistenza e una resilienza adeguate sono fondamentali.

Ogni bisogno primario può essere soddisfatto più o meno facilmente, se è stato studiato un percorso da seguire efficace e soprattutto, se c’è stata l’accortezza di mettere insieme tutta una serie di materiali e attrezzature difficilmente reperibili nel momento in cui si verifica un’emergenza.

Qualsiasi essere umano, di qualsiasi parte del mondo, adotta tutta una serie di accortezze e azioni conseguenti per vivere nel modo migliore possibile:
– stare bene e non avere nessun tipo di dolore
– soddisfare le principali priorità come respirare, bere, mangiare, dormire,
– difendersi dal freddo o dal caldo
– faticare meno possibile e ridurre al minimo i consumi energetici quando si cerca di soddisfare al meglio queste necessità in qualsiasi situazione di emergenza ci si possa trovare.

Cercare sempre una soluzione, tutte le volte che si trova una soluzione ad un problema si sta meglio e più tranquilli.

Prevenire è meglio che curare, quindi, quando ancora non è iniziata nessuna situazione di emergenza, è necessario organizzarsi in modo efficace, proprio nel senso della prevenzione:

– cura del corpo: situazione medica con controllo della salute, visite, eventuali cure, successivi controlli

– stabilire di cosa si potrebbe avere bisogno e cosa imparare, se già non si conosce, tutto quello che facilita il dover affrontare improvvisi cambiamenti

– apprendere e sviluppare tutte quelle abilità che possono aiutare a soddisfare i bisogni primari elencati sopra.

– non acquistare attrezzature e materiali in modo compulsivo per allestire chissà quali kit fantascientifici, fare un inventario di quello che già si possiede. Ci si accorgerà che alla fine abbiamo già tanto e ci mancherà poco o niente. Tenere sempre presente l’effettiva necessità di un oggetto, evitare ridondanze, tenere sotto controllo il peso e la dimensione totali di quello che si andrà a trasportare perché il peso e il volume sono molto importanti.

– organizzare le attrezzature e i materiali in luoghi idonei, in modo ordinato e che possano essere recuperati nel minor tempo possibile.

– organizzare copie dei propri documenti e quanto potrebbe risultare utile dal punto di vista burocratico, segnare numeri di telefono e altre informazioni fondamentali su un foglietto da tenere dentro il portafogli. Non fare troppo affidamento sugli eventuali archivi elettronici esistenti.

– Senza elettricità o in situazioni di disagio, potrebbe essere necessaria una piccola scorta di denaro contante (quantità in base alle proprie possibilità) perché non si potrebbe essere in grado di prelevare dai bancomat o utilizzare gli altri servizi digitali.

– Il serbatoio della propria auto non deve mai arrivare ad essere in riserva, fare il pieno e poi considerare la metà serbatoio come se fosse la riserva e fare di nuovo rifornimento per avere sempre il pieno. Sarebbe infine utile disporre di una scorta di carburante (tanica 20/30 lt. facilmente trasportabile), da tenere a casa o in luogo facilmente accessibile, che permetta di muoversi e allontanarsi più facilmente con il proprio automezzo. Il carburante deve essere conservato in un luogo fresco e asciutto, lontano da fonti di calore e tenuto in taniche di colore nero o scuro, con il tappo ben chiuso.

Poi si deve preparare l’attrezzatura vera e propria, in aggiunta al EDC e al kit (o i kit) di sopravvivenza e pronto soccorso che si da per scontato già si possiede preparati e ben posizionati. Si tratta di un peso aggiuntivo importante, di conseguenza preparare il tutto dentro una borsa adatta la trasporto, preferibilmente impermeabile, da conservare in luogo sicuro e facilmente accessibile.

Attrezzatura aggiuntiva al EDC consigliata:

– caricabatterie pannello solare pieghevole (piegato circa 20×30 cm.) 30/60 W (o maggiore) che si possa attaccare ad un powerbank o direttamente ad un dispositivo con uscite usb A, micro, C e uscita 18V DC.

– powerbank 20000/25000 mAh con almeno: 2 porte usb (micro e type C) per ricaricarlo e 2 porte usb A per uscita verso il dispositivo da ricaricare.

– cavo di ricarica da usb A a usb micro

– cavo di ricarica da usb A a usb C

– cavo di prolunga usb maschio-maschio

– cavo di prolunga usb maschio-femmina

– chiavetta o pendrive 32/64 gb, una o due.

– cavo OTG (usb On-The-Go) per far comunicare un dispositivo con altre periferiche usb come Hard Disk esterni, chiavette o pendrive, se mai ci fosse la necessità di trasferire dati da un dispositivo all’altro.

– torcia a led ricaricabile tramite cavo usb, preferibilmente con attacco alla testa.

– lanterna/torcia a led ricaricabile tramite cavo usb.

– radio con torcia ricaricabile, ricarica a manovella e usb.

– cellulare (smartphone) preferibilmente con ricarica usb C, con scheda aggiuntiva di memoria precaricata con manuali e istruzioni varie di utilità in emergenza. Se possibile anche un tablet.

– fornello multi combustibile a compresse

– fornello a gas (da campeggio) con cartucce di ricambio (gas butano).

– contenitori per l’acqua di diverse dimensioni aggiuntivi, anche in plastica pieghevole per conservare e raccogliere l’acqua.

– mappe e cartine dettagliate, una bussola se già non inclusa in altri kit già pronti.

– una minima scorta di acqua (almeno 2 lt. al giorno per persona) e una minima scorta alimentare (barrette e alimenti che non richiedono cottura, perché non ci potrebbe essere il tempo) per tirare avanti almeno 3 o 4 giorni.

E’ buona regola fare pratica e utilizzare anche solo per prova tutto quanto contenuto nei vari kit , in modo da essere sicuri che si sa come utilizzarli e che funzionano.

E’ importante conservare i numeri di telefono delle diverse organizzazioni di protezione civile, umanitarie e di aiuto, da contattare in caso di necessità. E’ importante ragionare preventivamente (perché durante una crisi vera e propria si ragiona male) a chi rivolgersi in caso di… per chiedere un aiuto iniziale breve o lungo che sia, individuare anche il modo di raggiungere senza mezzi ospedali, comunità civili e religiose, militari, ecc… insomma, compilare una specie di scaletta con l’ordine delle cose da fare. Infine: se si intravede una possibile soluzione momentanea o definitiva che sia, ma questa non è proprio vicino a casa, non esitare a muoversi e intraprendere in qualche modo il viaggio, anche se lungo, verso quella destinazione.

Per finire: una situazione improvvisa di sopravvivenza urbana è più difficile da affrontare, anche mentalmente, di una situazione di sopravvivenza in natura. Anche se non si direbbe i pericoli sono maggiori e le possibilità di prendere strade sbagliate sono numerose.

Sopravvivenza urbana: eventi catastrofici

Essere preparati a muoversi quando si rimane vivi.

Oggi il nostro mondo, per la prima volta, dopo migliaia e migliaia di anni è stato profondamente modificato e alterato dalla mano dell’uomo. Negli ultimi 40 anni del 1900 e dall’inizio del 2000 è successo di tutto e di più, come mai era stato prima (strano che in passato non ci siano state menti così “brillanti” come quelle del periodo contemporaneo), con conseguenze disastrose per il pianeta terra.
Molti eventi disastrosi e distruttivi, a causa di questi cambiamenti, oggi hanno un’alta probabilità di verificarsi in ogni luogo.
Le guerre rappresentano una situazione emergenziale sicuramente preoccupante (non si tratta più di guerre con arco e frecce o al massimo un fucile) e anche le pandemie sono emergenze primarie, che potrebbero essere volute, secondo alcune teorie, da qualcuno molto potente, come forma di guerra. L’uomo ha provocato danni incalcolabili al clima e al pianeta in generale, questi danni oggi contribuiscono a scatenare una serie di eventi distruttivi che, se nei secoli scorsi erano rari e occasionali (a parte le zone del pianeta dove si verificano fenomeni atmosferici devastanti certi e periodici), oggi sono molto frequenti e colpiscono anche zone mai precedentemente toccate.
Questo significa anche che moltissimi popoli della terra non erano abituati e sopratutto non erano preparati materialmente e psicologicamente, a fare i conti con questi fenomeni. Ci sono, è vero, eventi distruttivi naturali che si sono da sempre verificati, come terremoti e eruzioni vulcaniche, ma niente di così grande e vasto come quanto potrebbe accadere oggi…
Conoscere i temi “emergenza e successiva ricostruzione” (ammesso che di “ricostruzione” si possa parlare) ed avere una preparazione di base, diventa fondamentale per affrontare un fenomeno “anomalo” nel momento in cui improvvisamente si verifica e, se si rimane in vita, provare a risolvere questi disastri in modo più facile e sereno.
Non tanto un piano “B” ma proprio una preparazione specifica mentale e organizzativa, pianificando e predisponendo tutte quelle risorse di cui siamo capaci. Per fare questo bisogna prima di tutto capire i tipi di catastrofi che potrebbero verificarsi e poi organizzare al meglio le evenienze tenendo conto proprio delle tipologie di questi grandi fenomeni, senza palare del numero dei morti che questi possono causare e delle conseguenze che possono portare.
Non so quanto si possa preparare a livello di scorte o materiali da prendere in caso di evenienza, perchè certe situazioni sono imprevedibili e accadono in pochi attimi. Se qualcosa di tangibile può essere accantonato e preparato, non deve stare sicuramente nelle vicinanze, ma deve essere al sicuro da una qualche parte per essere recuperato dopo i primi momenti di sbandamento.
Genericamente si possono dividere i fenomeni catastrofici in:

  • guerre ed altre situazioni disastrose provocate dall’uomo (crisi economiche, sociali, …)
  • climatici e naturali di forte intensità che sempre più spesso si verificano e, anche se sono di breve durata, provocano disastri le cui conseguenze potranno essere superate dopo un tempo lunghissimo, anche anni, con sacrifici, privazioni, danni economici, personali e morali.
  • tecnologici, comprendendo in questa categoria il momentaneo fallimento di tutte le moderne tecnologie sviluppate sopratutto negli ultimi 30/50 anni, ma anche incidenti nucleari, chimici ed errori umani in genere. Non dimenticare mai che, oggi, se viene a mancare l’elettricità e non ci sono valide alternative senza, si ferma tutto e non si può andare più avanti.
  • sanitari dovuti ad epidemie, malattie e infezioni dovute a cause differenti. Le emergenze sanitarie , oltre agli evidenti effetti che hanno sugli individui, fino a causarne la morte nelle situazioni più devastanti, provocano anche grossi danni economici, psicologici, sociali e lavorativi, con effetti dolorosi anche negli anni successivi all’evento.

L’uomo da quando esiste e forse per la prima volta, ha il potere di distruggere velocemente tutto quanto è stato costruito in migliaia di anni.
Correggo la frase sopra scritta: un pugno di uomini potenti ha il potere di distruggere velocemente tutto quanto è stato costruito in migliaia di anni. Gli altri uomini stanno a guardare, a leccarsi le ferite e a piangere i disastri.

Chi è potente economicamente (i ricchi), una scappatoia non è detto che la trovi, ma è molto più avvantaggiato nel trovarla (perché ha avuto la forza economica di preparare prima varie soluzioni e vie di fuga) di chi non ha i mezzi (i poveri e i meno abbienti) per scampare ai più elementari pericoli e incombenze.

Sono povero e per questo cerco di capire dove posso avere benefici e speranze di vita che non derivino strettamente dal potere dei soldi, dalla tecnologia e da tutto quanto potrebbe non essere più disponibile in pochi attimi. Non mi posso permettere bunker o andare su Marte o comprare isole sperdute, devo per forza di cose trarre il massimo vantaggio da quello che “più umanamente” mi circonda. Se poi questo non dovesse bastare, pazienza… sarà per la prossima volta (se avremo un’altra occasione di vita).

Anche in questo caso, come in molti altri, l’informazione e la conoscenza costituiscono un valido aiuto iniziale (più sai e meno porti con te…).

Il survivalismo urbano è completamente diverso dal survivalismo nella natura. Non ci vuole molto per capirlo.
Con il termine di sopravvivenza urbana si intendono molte cose. Cercherò ora di descrivere meglio i casi in cui vengono a mancare le cose e i servizi ai quali siamo abituati ogni giorno , a seguito di un evento eccezionale o disastroso.
Come già scritto sopra, questi eventi potrebbero essere naturali (anche se spesso causati da una cattiva amministrazione del territorio da parte dell’uomo), come terremoti, allagamenti, inondazioni, uragani, vulcani, siccità, carestie, sconvolgimenti, cataclismi vari. Potrebbero essere però anche artificiali, cioè voluti dall’uomo a seguito di decisioni o azioni sbagliate o ancora cattive applicazioni tecnologiche. In questo genere di eventi inserirei guerre, indirettamente sfollati e rifugiati, tecnologie fuori controllo (chimiche, nucleari e radioattive), esplosioni industriali, inquinamento, epidemie e pandemie, …

E’ sicuramente giusto, quando si parla di disastri, mettere in primo piano le persone rimaste uccise. Però si deve parlare anche dei superstiti e di chi si trova ad affrontare una situazione di sopravvivenza dopo che si è verificato un disastro. Sopratutto della stragrande maggioranza delle persone che prima del fatidico “giorno dopo”, non hanno avuto le possibilità economiche e strategiche per organizzare una seppur minima azione di prevenzione e si trovano improvisamente di fronte ad un qualsiasi collasso della civiltà.
Al di là di tutto c’è da chiedersi: quanta tecnologia servirà ancora per portarci sull’orlo della distruzione? Se la risposta è preoccupante, è necessario parlare proprio di azioni di tutela futura, utili a farci stare più tranquilli e se anche non servissero a niente… tentare non nuoce.

Se dovessero verificarsi condizioni particolari, bisognerebbe avere acquisito un minimo di competenze e conoscenze specifiche per rimanere vivi negli agglomerati urbani grandi e piccoli e non diventare vittime dei nostri simili o degli eventi.

Si potrebbe vivere in grandi città come in piccoli paesi, il risultato non cambierebbe molto.
Le tecniche e le abilità da imparare per padroneggiare una condizione di sopravvivenza urbana (se si rimane vivi e, almeno nei primi giorni dopo il disastro) sono tante. Si parte dalle cose più ovvie e necessarie.

Nei centri abitati il luogo dove viviamo e abbiamo tutto il necessario per vivere è la casa (alcuni più sfortunati non ce l’hanno, ma questa è un’altra storia).
E’ naturale che ogni cosa, all’interno della casa abbia un luogo dove viene riposta e conservata.
In una delle situazioni particolari come quelle che descrivo si deve poter fare affidamento scorte di emergenza basilari e di aiuto: cibo, attrezzi utili nelle operazioni da eseguire, un minimo di abbigliamento e prodotti di igiene e comodità.

I disastri e i cataclismi non sono sempre prevedibili a possono accadere improvvisamente. Se siamo a casa e abbiamo un minimo di tempo a disposizione, si può accedere a quanto predisposto e poi scappare altrove, se la casa non è un posto sicuro. Però, potremmo trovarci fuori casa e addirittura distanti da essa. Tutte le scorte e le attrezzature preparate potrebbero non essere immediatamente disponibili. In questo caso, la prima cosa da fare è tornare a casa appena possibile per prendere il necessario. La casa sarà accessibile? Dipende da cosa è successo. Se non ci si potesse più accedere bisogna cercare altre soluzioni.

Si deve cercare di arrivare comunque a casa per vedere se c’è sempre e in che condizioni è. E’ utile nell’immediato e durante il tragitto una piccola borsa di sopravvivenza (tenuta nel bagagliaio dell’auto) che insieme all’EDC aiuta in questi primi momenti di difficoltà. La borsa dovrebbe contenere qualche minimo attrezzo di base come una pinza, un po’ di filo di ferro, delle fascette stringenti in plastica, nastro adesivo, bussola, torcia elettrica, accendino e qualche altro piccolo accessorio che si ritiene possa essere utile (nell’EDC che abbiamo con noi c’è comunque un multi-tools e altri oggetti utili). Dovrebbe inoltre contenere un minimo di kit di pronto soccorso, contenente anche un disinfettante come iodopovidone o a base di ipoclorito di sodio, utile anche per disinfettare fonti di acqua che non sono chiaramente e immediatamente potabili e qualche alimento energetico a lunga conservazione per dare nutrimento. Oltre uno o due litri d’acqua se questa non dovesse essere disponibile altrove.

Probabilmente non sarà possibile utilizzare telefoni o altri mezzi di comunicazione e soprattutto è molto probabile che manchi l’elettricità e il gas. Al giorno d’oggi senza energia elettrica si ferma praticamente tutto. E’ necessario stabilire in anticipo con i familiari (che potrebbero non essere con noi) un piano di ricongiungimento e un punto di incontro che tutti devono fare in modo di raggiungere. Questo luogo potrebbe essere proprio quello dove si trova la casa. E’ inoltre necessario accordarsi in anticipo anche per un secondo luogo di ritrovo più periferico, se il luogo dove si trova la casa non potesse essere accessibile per vari motivi.

Se la casa è accessibile, dopo aver recuperato tutto quanto il possibile per la sopravvivenza, non ha senso secondo me rimanere in questo posto a lungo. I sopravvissuti, nel tentativo di accaparrarsi tutto il possibile possono diventare un pericolo e aggredire o fare del male. Aggirarsi in un centro abitato diventerebbe molto pericoloso. Il personale medico e quello che può garantire soccorso, i vigili del fuoco e le forze dell’ordine, potrebbero a loro volta non essere disponibili. Forse è meglio allontanarsi dal centro abitato e cercare boschi o spazi più adatti che si trovano in natura (la sopravvivenza urbana diventa sopravvivenza nella natura). Per allontanarsi dai centri abitati, è probabile l’utilizzo di un’auto, per questo tenere un buon kit di sopravvivenza, poco ingombrante, in auto, è sempre una buona pratica (ricordarsi di sostituire e rinnovare i prodotti deperibili che hanno una scadenza vicina. Però, le strade saranno percorribili? Non si può sapere… Il metodo di allontanamento a piedi è in pratica quello più concreto e che permette di nascondersi meglio in caso di necessità. A piedi si possono percorrere anche lunghe distanze, passo dopo passo e con soste intermedie. La conoscenza della zona o il possesso di una mappa dettagliata aiutano molto.

Non potendo però allontanarsi da casa (o non volendo), si deve trovare il modo di valutare gli eventi che tenga conto di ogni possibile risvolto. In primo luogo evitare possibilmente le altre persone, rimanendo nascosti e il più possibile invisibili. C’è però da procurare le risorse essenziali (cibo e acqua prima di tutto).
Avere in casa scorte sufficienti di cibo e acqua per un primo periodo (più difficile e confusionario) facilita molto la nostra organizzazione. Se si deve uscire per qualche ragione, stare attenti ai pericoli in generale, percorrere strade secondarie e scarsamente importanti strategicamente, in orari insoliti e, non dire a nessuno (quando non si può o non si vuole condividere) che si dispone di cibo e risorse utili. La conoscenza della zona e dei quartieri, anche in notturno è fondamentale per muoversi bene. Si deve capire dove andare e perché andarci, se ci sono risorse e se il rischio vale la pena. Lasciare perdere negozi e supermercati che sono i luoghi più probabili e frequentati da tanti, piuttosto prendere in considerazione posti meno ovvi dove ci può essere cibo (mense, scuole, ristranti, alberghi, punti di ristoro, centri di produzione e distribuzione alimentare… e così via). Non sempre però nascondersi dagli altri o mentenere le distanze potrebbe essere la migliore soluzione. Ci sono gruppi di persone che si riuniscono proprio per aiutarsi a vicenda e soccorrere i più bisognosi proprio in casi come questi, condividendo cose e valori e sacrificandosi per gli altri. I contatti umani in certi casi possono essere molto validi.

Per concludere: non ha molto senso essere forti o bene armati. Sono le giuste decisioni prese che fanno raggiungere ottimi o pessimi risultati. Quali saranno “le giuste decisioni”? Nessuno ce lo può dire. Solo l’esperienza acquisita, l’attenta osservazione del territorio e tutto quanto fatto in precedenza, ci possono dare un piccolo aiuto nel prendere una strada piuttosto che un’altra.

La protezione civile è il primo centro di informazioni e consultazione per prepararsi a varie evenienze. Fate visita alla sede locale della vostra zona per raccogliere materiale informativo e divulgativo. Su Wikipedia, alla pagina
https://it.wikipedia.org/wiki/Protezione_civile
si legge:
La protezione civile è un sistema di enti e soggetti, pubblici o privati, che svolgono attività assimilabili alla difesa civile o comunque finalizzate alla tutela dell’integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell’ambiente dai danni o dal pericolo di danni che persone o cose potrebbero potenzialmente soffrirne in determinate situazioni causate da disastri o incidenti di varia natura.

Ho scritto un articolo sulla protezione civile:
https://www.sopravvivere.org/protezione-civile-in-italia/

I link utili per avere le prime informazioni sono:
https://www.protezionecivile.gov.it/it/
https://www.iononrischio.gov.it/it/

A seguire, un manualetto che elenca le principali emergenze di protezione civile in Italia con lo sguardo sul ruolo del volontariato:
Principali emergenze di protezione civile nell’Italia dal 1908 ad oggi

-La Croce Rossa Italiana contribuisce a risolvere anche queste problematiche:
https://cri.it/cosa-facciamo/preparazione-e-risposta-ai-disastri/risposta-emergenze/

Riciclo, riuso e controllo degli sprechi

Riuso e riciclo: La differenza tra i termini ‘riuso’ e ‘riciclo’ è sostanziale: si riutilizza un bene che non è ancora diventato un rifiuto ma ha delle ottime caratteristiche di utilizzo, insomma che è diventato superfluo o inutile per il proprietario, ma necessario e utile per un’altra persona; si ricicla quello che invece è già un rifiuto e non è più funzionale per lo scopo per il quale è stato prodotto..

in costruzione…

L’hacker della porta accanto

la copertina del mio libro stampato nel 2010

Eh sì, anche questa è sopravvivenza urbana… Ingegneria sociale e hacker non tecnologici senza computer.

L’hacker della porta accanto (violare sistemi di sicurezza senza l’uso di computer) è un vecchio libro scritto da Johnny Long (coadiuvato da Kevin Mitnick). L’ho acquistato tanti anni fa e la sua lettura mi ha veramente appassionato. L’ho ritrovato poco tempo fa tra i miei libri e rileggendolo mi sono appassionato di nuovo, ecco perché ne voglio parlare. conosco molto bene le tecniche descritte in questo libro, ma nonostante questa conoscenza, a volte mi dimentico di stare attento a certe procedure che qualcuno mette in pratica. L’editore italiano è Apogeo e il libro si può trovare qui (non lo so se le edizioni più nuove contengono aggiornamenti o integrazioni rispetto alla copia che ho io): https://www.apogeonline.com/libri/hacker-della-porta-accanto-johnny-long/

ma anche in molte librerie.

ecco il sommario:

– Osservare e studiare il bersaglio
– Intrusioni e inganni con l’ingegneria sociale. La definizione di Wikipedia è: L’ingegneria sociale (dall’inglese social engineering), nel campo della sicurezza informatica, consiste nell’utilizzo, da parte degli hacker, di metodi che hanno come scopo quello di ottenere informazioni personali tramite l’inganno.
– Shoulder Surfing: alle spalle del bersaglio. Il shoulder surfing è una tecnica di ingegneria sociale che viene utilizzata per avere informazioni (codici PIN di una carta, password ed altri dati) stando alle spalle della vittima e osservandola.
– Dumpster Diving: la minaccia viene dal cestino della spazzatura. Tecnica di ricerca nei cassonetti di immondizia (sopratutto carta) di documenti e informazioni riservate che sbadatamente sono state buttate lasciando il foglio intero senza distruggerlo.
– Tailgating: l’arte di “imbucarsi”. In questo contesto il termine indica una persona che cerca di entrare in uno spazio privato per lei inaccessibile.
– Sicurezza fisica, lucchetti e serrature: quando il topo batte l’elefante
– Chiedere a Google quello che, di solito, non dice. In pratica l’utilizzo dei motori di ricerca, facendo interrogazioni mirate e utilizzando parole specifiche di database più pertinenti. La query impostata dall’utente serve per trovare informazioni, non accessibili con le comune ricerche.
– Reti P2P: scaricare audio e video può costare più del previsto. Nelle reti P2P non ci sono client e server, tutti i computer della rete distribuiscono i dati in modo paritario.
– Attenti al badge. Il badge è una tessera di plastica che contiene i dati personali di una persona e le autorizzazioni agli accessi o altro che quella persona può avere (se la persona è autorizzata appoggia il badge a lettori e si aprono serrature, sbarre, cancelli, …)
– 10 regole d’oro per sfuggire all’hacker della porta accanto.

Infine la descrizione presa dal sito dell’editore:

Un libro sull’hacking che non parla di tecnologia. Chi controlla l’informazione detiene il potere. E l’informazione è archiviata e custodita da sistemi fisici ed elettronici, piccoli o grandi che siano. Questo libro spiega come possono essere violati, per insegnare a proteggerli meglio. E lo fa in maniera non convenzionale, che tocca i computer solo di sfuggita. Niente programmi e codici incomprensibili quindi, ma tecniche che chiunque può mettere in pratica nella vita di tutti i giorni, per strada, in ufficio, al telefono, semplicemente con qualche ricerca su Google o attraverso una rete di file sharing. Queste tecniche fanno parte della conoscenza non scritta dell’underground hacker e l’autore le porta allo scoperto coadiuvato da Kevin Mitnick, l’hacker più famoso del mondo, e da altri hacker ed esperti di sicurezza “non tecnologici”.

Leggere questo libro è una maniera veloce ed economica per imparare a muoversi (e a difendersi) meglio in contesti urbani.

Johnny Long Google_hacking

Segnalo infine il Google Hacking Database, consultabile su questo sito: https://www.exploit-db.com/google-hacking-database

Non ci vuole molto a capire a cosa serve…

Debian GNU/Linux 12 live

Aggiornamento: nel mese di agosto 2025 è stata rilasciata una nuova versione stable: Debian GNU/Linux 13 Trixie.

Debian 12 live – d.e. XFCE

come Tails, anche Debian può essere installata su una chiave usb per essere avviata all’accensione su qualsiasi computer desktop o notebook. Una volta avviata e caricata, permette di accedere ad un ambiente desktop Debian perfettamente funzionante e con la quale si può fare tutto quello che serve all’occorrenza. Il tutto senza intaccare il sistema operativo presente nella macchina e… volendo, con la possibilità di installazione diretta, in dual boot o in sostituzione del sistema operativo già presente. In questo caso non è proprio così semplice come si può scrivere in due righe, è necessario conoscere bene quello che si sta facendo o tentando di fare. Poi va detto anche che le famigerate partizioni EFI, chiamate anche ESP (EFI system partition), che contengono il boot loader per il caricamento del sistema operativo installato (o dei sistemi operativi installati), non agevolano certo le installazioni.

Le immagini installabili live di debian 12 (la LTS più recente alla data della scrittura di questo articolo) si trovano disponibili per il download sulla pagina del sito di Debian:

https://www.debian.org/CD/live/index.it.html


Per mia abitudine utilizzo il D.E. (Desktop environment) XFCE, ma sono disponibili immagini con Gnome, KDE o altro.

Ovviamente la macchina dove si vuole avviare o installare Debian Live deve avere una connessione internet funzionante. In assenza di internet la live è perfettamente utilizzabile anche se… è fine a se stessa.

Una volta scaricato il file ISO (che occupa più o meno 3 gb) bisogna renderlo avviabile da chiavetta usb. Per fare questo utilizzo (e mi trovo molto bene) il software Balena Etcher:

https://etcher.balena.io


si scarica ed è già pronto all’uso in una directory, senza necessità di installazione e quindi è completamente portabile.
Inutile dire che nel mio EDC non manca mai una chiavetta con Debian 12 live.