La trappola è adatta per animali piccoli, della grandezza di un coniglio o una lepre o di un uccello.
Tratto da: Camp Life In The Woods Tricks Of Trapping Trap Making Di W. Hamilton Gibson.
Trappola generica adatta per molte occasioni e ambienti. Può essere posizionata in qualsiasi luogo dove si può avere a disposizione un ramo abbastanza elastico che faccia da molla. E’ composta da pochissimi elementi e, se ne possono preparare alcune al campo per poi trasportarle facilmente e andarle a piazzare. È composta da tre pezzi, uno tagliato a tavoletta e fissato al ramo di circa 1,5/2 cm. di larghezza e 15/20 cm. di lunghezza. Gli altri due bastoncini dovrebbero essere di circa 0,8/1 cm. di spessore per una lunghezza di 10/15 cm. il bastone dell’esca e 5/6 cm. il bastone di scatto . Nel disegno si vede bene come vanno incastrati i tre pezzi di legno per ottenere un insieme che salta quando si morde l’esca o ci si avvicina a questa. Per piazzare la trappola, è necessario trovare un alberello robusto ed elastico, successivamente si può legare il bastone verticale con due due pezzi di robusto filo di ferro o corda resistente, attorcigliati saldamente intorno a entrambi. Devono essere fatte delle leggere scanalature ad ogni estremità del ramo e del bastone verticale per contenere i fili ed evitare che scivolino via. Il filo principale è quello che parte dalla punta del ramo e forma il cappio. Questo filo deve essere poi unito e legato al filo che arriva al bastoncino trasversale e che è quello che scatta. Il cappio deve stare in posizione idonea e intorno a questo ci si possono mettere ramoscelli o erba, per creare un invito naturale per l’animale che dovrebbe andare dritto verso l’esca. Bisogna assicurarsi che gli incastri siano abbastanza sensibili e scattino subito se l’animale muove il bastoncino con l’esca.
Tratto da: Camp Life In The Woods Tricks Of Trapping Trap Making Di W. Hamilton Gibson.
Questo dispositivo è utile per la cattura di uccelli e selvaggina da penna di grandi dimensioni. Una volta chiusa, la gabbia protegge le sue vittime senza danni e fornisce l’ulteriore vantaggio di una buona ventilazione. Il meccanismo del disegno è quello più comunemente impiegato per la sua semplicità e facilità di fabbricazione. Si può utilizzare però con la stessa gabbia anche il meccanismo di scatto a forma di 4 che è stato descritto in un altro articolo. Per fare questo meccanismo è necessario tagliare tre bastoncini di forme mostrate nel disegno e nella foto. Il pezzo di sostegno è un sottile ramoscello biforcuto lungo circa 25 cm. Il perno è un altro ramoscello uncinato della stessa lunghezza: il pezzo di legno dell’esca si appoggia agganciandolo da un lato al bordo della gabbia e dall’altro è dotato di una tacca quadrata sulla punta dove ci si appoggia il bastoncino uncinato. L’esca può essere appoggiata direttamente sul bastoncino o si può creare una specie di piatto per appoggiarla. Per posizionare la trappola, è necessario sollevare un lato della gabbia all’altezza della forcella del bastone, inserire il braccio corto del perno attraverso la forcella e sotto il bordo della gabbia. Mentre si tiene in posizione, agganciare il bastone dell’esca attorno al pezzo inferiore sul retro della gabbia, e spingendo l’estremità del perno all’interno si inserisce nella tacca del bastone dell’esca.
La gabbia si costruisce legando i due legnetti alla base e lasciando le corde più lunghe e incrociate a X al centro. Si dispongono i legni in pila incastrandoli nelle corde, stringendo verso la sommità (si crea una specie di piramide) uno sull’altro e man mano che la piramide si alza le corde si tendono sempre di più. La grandezza e l’altezza della gabbia devono essere valutate in base alla grandezza dell’uccello che ci si aspetta di catturare. L’esca può essere costituita da avena, grano, mais, bacche di frutta o simili, e dovrebbe essere sparsa sia sulla piattaforma (se si è creata, altrimenti direttamente sul legnetto) che sul terreno, sotto e intorno ad essa. Se impostata correttamente, un semplice tocco sull’esca con il becco sarà sufficiente per smuovere i legnetti e la gabbia cadrà sulla preda.
Il video seguente spiega abbastanza bene la procedura:
Lacci per trappole per animali di piccola taglia, uccelli, roditori, ma anche per cervi, capriolo, daini e altri mammiferi di taglia media.
Nota: nel territorio italiano, sono sempre vietati in qualsiasi periodo dell’anno per la caccia a la cattura degli animali: esche o bocconi avvelenati; vischio o altre sostanze adesive; trappole, reti, tagliole, lacci, archetti o congegni simili.
I lacci possono essere realizzati con filo metallico. I fili metallici adatti possono essere: zincato del tipo da giardinaggio o per legature. Sono ottimi anche il filo di ottone e di rame. Il filo dovrebbe essere abbastanza morbido in modo che si posizioni facilmente e avvolga bene alla preda. Lo spessore dovrebbe essere intorno a 0,5/1,00 mm.
Viene utilizzato anche filo del tipo acciaioso formato da fili più piccoli avvolti a spirale tipo freno da bicicletta o filo per appendere quadri e luci, personalmente non sono molto favorevole a questo tipo di filo perché è elastico e tende ad riallargarsi una volta stretto attorno alla preda .
Si possono utilizzare anche corde robuste non troppo spesse (1, 1,5 mm.). Ad un capo si realizza un occhiello e si fa passare al suo interno il filo come se fosse un nodo scorsoio. L’altro capo si fissa saldamente ad un ramo, un tronco, un sasso o qualsiasi cosa che tenga bene gli strappi dell’animale. I piccoli animali possono essere presi per la gola. Gli animali più grandi per le zampe, se il filo è molto robusto e sopporta lo strappo. Il laccio si può rialzare da terra sorreggendolo con due bastoncini leggeri. Intorno dovrebbe essere ben mimetizzato e si può creare una specie di invito con rami e altro materiale, in modo che l’animale sia obbligato a passare per il laccio.
John ‘Lofty’ Wiseman: Sas Survival Handbook: laccio sempliceJohn ‘Lofty’ Wiseman: Sas Survival Handbook: laccio a scatto
– Tabella di conversione AWG (American Wire Gauge) in millimetri.
(American Wire Gauge) è un’unità degli Stati Uniti per misurare lo spessore di un filo. I diametri del filo sono espressi in calibro.
Trappola con bastoni appuntiti disposti sul fondo e coperta con materiale leggero in modo che sia nascosta alla vista e il materiale di copertura deve cedere con un minimo peso.
La trappola costituita da una fossa con infilati bastoni appuntiti nel fondo e perfettamente mimetizzata è stata tristemente resa famosa dalla guerra del Vietnam. A farne le spese erano i soldati che camminando non vedevano la fossa coperta e ci cadevano dentro, con effetti devastanti e anche se non morivano, i bastoni infilati nelle gambe o in altre parti del corpo rendevano sicuramente innocuo qualsiasi soldato nemico. Trovarsi a dover sopravvivere in mezzo alla natura selvaggia e non avendo niente a disposizione, per procurarsi il cibo si devono anche escogitare espedienti strani ma al tempo stesso efficaci. Se si deve procurare la carne si devono anche costruire trappole per catturare gli animali disponibili nell’ambiente in cui ci si trova. Non serve conoscere il modo di costruire tante trappole. Serve conoscere poche trappole, ma ben fatte e efficienti.
Immagine tratta da https://www.askaprepper.com/diy-punji-stick-traps-to-defend-your-home/
La fossa con infilati i bastoni appuntiti alla base e nascosta alla vista di chi ci cammina sopra e ci sprofonda dentro, è una delle trappole più efficaci che si deve tenere in considerazione quando si caccia per procurarci il cibo. Si deve scavare una fossa della grandezza sufficiente per l’animale che si vorrebbe catturare (senza esagerare e affaticarci troppo), si piantano sul fondo alcuni bastoni appuntiti (non tanti, bastano 5 o 6), l’ideale sarebbe il bambù, ma va bene qualsiasi legno che si piega difficilmente e che risulta robusto. Si copre tutto con bastoncini morbidi e leggeri, fogliame e altro, che cede bene al peso di qualsiasi cosa ci cammini sopra. La fossa deve essere scavata in posti dove ragionevolmente si pensa possano passare gli animali, come sentieri tracciati ed evidenti, che li conducano verso una fonte di acqua o camminamenti dove sicuramente passano, perché si trovano feci, rametti rotti, tracce sul terreno e altro, anche recenti. Sopratutto deve essere nascosta bene e l’animale non deve sospettare dove sta andando. Questa trappola è molto veloce da realizzare e probabilmente è una delle più efficaci. In moti casi è importante creare, in prossimità di trappole e lacci, una specie di canalizzazione che obblighi in qualche modo l’animale a passare per forza in un determinato punto, dove si trova la trappola piazzata.
Immagine tratta da: https://amikamoda.ru/it/vetnamskie-lovushki-23-foto-vetnamskie-lovushki-dlya-amerikancev.html
La trappola a forma di 4 è una delle invenzioni più antiche in fatto di trappole.
Tratto da: Camp Life In The Woods Tricks Of Trapping Trap Making Di W. Hamilton Gibson.
È un espediente molto ingegnoso e il meccanismo è fatto semplicemente di tre bastoncini. L’immagine sopra mostra la trappola già posizionata, in attesa solo di un leggero tocco all’esca per portare il pesante sasso a terra. Si può sostituire la pietra con una scatola o un contenitore auto costruito in modo da far rimanere vivo l’animale.
I tre bastoncini sono quelli dell’immagine sopra e indicati con le lettere a, b e c. Non hanno una dimensione standard. Le dimensioni dei bastoncini ci saranno indicate dalla nostra esperienza e dal tipo di meccanismo che vogliamo realizzare. Se la trappola viene realizzata per animali tipo lepri o conigli selvatici, le misure per realizzare i bastoncini, saranno più o meno le seguenti: i bastoncini dovrebbero essere tutti quadrati e di circa 1 o 2 cm. di spessore. Il bastoncino per l’esca (a) dovrebbe essere circa 25/30 cm. di lunghezza, un’estremità deve essere appuntita e alloggia l’esca e l’altra estremità deve contenere una tacca, come indicato nel disegno; Il bastoncino verticale (b) dovrebbe essere un po’ più corto, con un’estremità tagliata piuttosto appuntita e dall’altra parte, a circa 10 cm. dall’estremità, deve essere tagliata una tacca quadrata profonda circa 7/8 mm. e larga 1 cm.; il bastoncino rimanente (c) dovrebbe avere una lunghezza di circa 12/15 cm. e realizzato come nell’immagine, appuntito su una estremità e con un dente per agganciare sull’altra.
Quando i 3 bastoncini sono stati realizzati, la trappola può essere posizionata nel modo seguente: posizionare il bastoncino verticale (b) con l’estremità appuntita più in alto. Appoggiare la tacca del bastoncino obliquo (c) sulla sommità del bastoncino verticale, posizionando la pietra alla sua estremità e tenendo il bastoncino in posizione con la mano. A questo punto agganciando la tacca nel bastoncino dell’esca sul bordo appuntito del bastoncino obliquo e inserendolo nella tacca quadrata nel montante, si può facilmente farlo agganciare e mantenerlo in posizione. L’esca dovrebbe sempre sporgere sotto la pietra. Nel caso in cui venga utilizzata una scatola al posto di una pietra, l’esca può essere posizionata all’interno di questa o sotto il suo bordo. Dove il suolo è molto soffice, converrebbe appoggiare il bastoncino dritto su una pietra piccola e larga o su un sassolino piatto, altrimenti tende a sprofondare a poco a poco nel terreno e scatta da solo. Se fatta correttamente, è una trappola molto sicura e sensibile, e l’esca, generalmente è fatta con un pezzo di frutta o un pezzetto di pannocchia di mais.
Esistono molti tipi di seghe per legno e più avanti in questo articolo ne darò dettaglio. Sicuramente in una situazione di sopravvivenza le seghe da taglio più utili sono le seghe con telaio ad arco in metallo e lama intercambiabile. Possiede lame con grossi denti e con capacità di tagliare in entrambi i sensi ( a spingere e a tirare) ed è preferita da chi lavora nei boschi. Le lame per legno per le seghe ad arco si differenziano sostanzialmente per due tipi di dentatura: dentatura dritta per tagliare legno vecchio e secco e dentatura a castello per legno verde e umido. La distanza fra i denti e alcune piegature degli stessi, fanno si che ci sia una gestione ottimale nell’espulsione della segatura prodotta durante il taglio.
Tempo fa ho trovato sul sito: https://g-man.se/en/tooth-shapes-bow-saw-blades una buona classificazione di lame per seghe ad arco per legno. La dentatura diritta è consigliata per il legno stagionato, mentre la dentatura a castello è una scelta migliore per il legno fresco. La lunghezza della sega deve essere adattata alla dimensione dei denti, il che significa che una sega più lunga può avere denti più grandi e una sega più corta può avere denti più piccoli. Normalmente le lame sono lunghe 53 cm. ma possono essere anche di 30, 38, 60, 62, 70, 75 cm. … . La dentatura della sega a mano si misura in numero di denti/pollice e varia da 3,5 fino a 13 denti per pollice. Per semplificare, si potrebbe dire che da 3,5 a 5 denti per pollice sono adatti per il taglio grossolano, 6-8 denti per pollice per il taglio a tutto tondo 9-11 denti per la carpenteria fine 12 denti e più sono adatti per la carpenteria molto fine. Meno denti danno un taglio più veloce ma un taglio più grossolano e di conseguenza più denti riducono la capacità di taglio ma danno un taglio più fine. La foto seguente rispecchia questa classificazione:
G5H: extra fine a denti dritti per potatura e legno stagionato G10H: fine a denti dritti per potatura e legname stagionato G40H: dente diritti grossi per legno stagionato G30SH: dentatura a castello fine per legno fresco/verde G30BH: dentatura a castello grossa per legno fresco/verde G5021: lama per sega per carne G6524: lama per sega per metallo dentatura extra fine 32 denti/inch per il taglio di metallo sottile e tenero
Sega pieghevole per potatura
Rappresenta un’ottima tipologia di seghe per legno / potatura adatta ad essere inserita in un kit di sopravvivenza. E’ pratica perché è pieghevole e la lama quando chiusa è ripiegata sul manico. Ha una buona capacità di taglio anche se il taglio avviene solo in un senso, a tirare. La lama normalmente è lunga 18 o 21 cm. ma la lunghezza è variabile. Esistono, per alcune marche, anche seghe pieghevoli con lame da 35 o 50 cm.
La parte successiva dell’articolo è tratta dal sito https://meccanicatecnica.altervista.org/tipi-di-seghe-e-seghetti/
Conoscere gli attrezzi per il taglio a mano, permette di individuare quello più adatto alle specifiche esigenze per ottenere un buon risultato senza perdere tempo e senza incorrere in possibili incidenti; a condizione che si disponga degli attrezzi appropriati alle diverse lavorazioni. La precisione del taglio dipende, infatti, dalla bontà della sega o meglio della lama oltre che dall’abilità dell’operatore. Maggiore è il numero dei denti che possiede la lama, tanto più preciso sarà il taglio, a patto che le lame della sega siano abbastanza affilate e correttamente stradate. Solo in questo modo la lama scorrerà liberamente nella fessura creata dal taglio. Oltre che affilati i denti della sega devono essere stradati, ossia inclinati alternativamente uno a destra e uno a sinistra, lasciando tra i due un dente dritto. Le seghe per legno manuali restano insostituibili per la quasi totalità dei lavori. Escludendo le seghe ad arco già trattate, le altre seghe per il legno si possono suddividere nelle seguenti categorie:
Il segaccio o saracco: è la più utilizzata per i lavori di falegnameria, presenta una lama a forma di trapezoidale con una lunghezza da 40 a 60 cm ed uno spessore di circa 2mm, alla cui estremità si trova l’impugnatura, con una dentatura più o meno grande a secondo dell’uso a cui è destinato. Denti sottili per lavori di maggiore precisione o denti abbastanza lunghi e ben stradati per tagli più consistenti. Il segaccio è pertanto indicato non solo per piccoli tagli, ma anche per tagli di una certa consistenza, purché non curvi. È un attrezzo molto versatile, i tagli obliqui (30°, 45° , 90°) si eseguono con l’ausilio di apposite guide di metallo o plastica.
La sega a dorso: è caratterizzata da una lama solitamente rettangolare con uno spessore molto sottile e con seghettatura molto piccola. È detta a dorso in quanto sul lato opposto alla seghettatura, ossia sul dorso, è stato fissato un rinforzo metallico a “U” che la rende rigida e impedisce che si pieghi. E’ utilizzata per eseguire dei tagli precisi e soprattutto per la realizzazione d’incastri (listelli, cornici, ecc). Risulta particolarmente indicata per tagli obliqui, soprattutto di listelli e tavole di dimensioni contenute, da eseguire con apposite dime (cassette in plastica o metalliche munite di feritoie che fanno da guida alla lama, cassette in cui alloggiare il pezzo da segare).
Sega a telaio: è caratterizzata da una lama lunga e sottile con un’altezza di pochi centimetri, fissata su di un telaio di legno che la mantiene tesa con una corda o una barra filettata posizionata simmetricamente e parallela alla lama. Più precisamente, il telaio è formato da due aste verticali ed una orizzontale in modo da formare una “H”. Le due barre della “H” ad una estremità sono collegate con una lama , mentre al lato opposto troviamo un meccanismo di tensione, un tempo si usava una corda di canapa, oggi di norma una barra filettata. La sega a telaio ha una portata universale, si presta per svariate lavorazioni, sia che prevedano tagli lungovena, nel quel caso è necessaria una lama con denti aggressivi e grossolani, che tagli traverso vena, in quel caso è consigliabile una lama con denti più sottili. Lame diverse per larghezza e dentatura, facilmente sostituibili, assicurano una molteplicità di utilizzi, tagli netti e sottili anche su pezzi abbastanza grandi. È una sega utilizzata per eseguire dei tagli curvilinei e che lavora “di punta” quando la si spinge in avanti.
Sega a gattuccio o foretto: è una sega manuale simile al segaccio, con una lama sempre a forma triangolare, ma molto più sottile fissata a un manico. È indicata sia per tagli dritti che per quelli leggermente curvilinei, avendo l’accortezza di usare rispettivamente la parte più larga, prossima all’impugnatura, per i tagli dritti e la parte più stretta man mano che si passa ai tagli arcuati.
Sega Giapponese: ha una lama sottile fissata su di un manico dritto, lavora a tiro (i denti incidono il legno quando la lama è tirata e non spinta), ne esistono di diversi modelli in base al tipo di taglio che si deve effettuare, quando la si utilizza si deve prestare particolare attenzione a non piegarne la lama. Questa sega garantisce una migliore precisione e finitura del taglio.
Sega a filo: la lama a filo è fatta da fili avvolti a spirale in acciaio intrecciato su se stesso di una lunghezza di 60cm con due anelli all’estremità che costituiscono l’impugnatura dell’attrezzo. E ideale da usare a mano o adattare ad un archetto per simulare un vero e proprio seghetto. Viene usato su piccoli tronchi o rami.
Pocket chainsaw: è solitamente costituita da una catena lunga 65 cm dentata ad alta resistenza composta da 124 denti bidirezionali in acciaio trattato termicamente con all’estremità due manici (anelli o cinghie). Può essere usata per tagliare rami, legno, plastica, metallo morbido. Può essere messa in tasca, di piccole dimensioni e multifunzione.
In una situazione di emergenza qualsiasi cosa che possa legare va bene. Non c’è da andare troppo per il sottile. Potendo però scegliere ci si può orientare verso corde versatili, che magari conosciamo bene e abbiamo utilizzato varie volte. Di seguito le mie scelte in ordine si “simpatia” e “buone prestazioni” nell’utilizzo. Secondo alcuni testi, “le fibre sintetiche tendono a rompersi dopo un po negli ambienti selvaggi. Il cordame naturale è molto più facile da usare in natura e dura molto più a lungo”. Se devo essere sincero non ho nessuna lamentela da fare verso le corde sintetiche (ma nemmeno verso le corde naturali).
Il paracord probabilmente è la migliore corda che si possa avere in una situazione d’emergenza. Non a caso è citato in praticamente tutti i manuali e guide di sopravvivenza e in qualsiasi posto dove si parla di survival. È un cordino in nylon, composto da uno strato tubolare intrecciato esterno che racchiude 7 o 9 fili intrecciati (per il kit di sopravvivenza probabilmente è migliore quello a 9 fili). Ogni filo interno è formato da 3 fili intrecciati. I fili interni possono essere utilizzati per legature, cucire e rammendare, lenza per pescare, corda per arco auto-costruito, … . Il tubolare esterno del paracord, senza fili interni (che dovrebbero essere sfilati) è eccezionale per tutti i tipi di legature.
La rafia sintetica è un altro tipo di corda che apprezzo molto. Leggera a portare, molto robusta e adatta praticamente ad ogni tipo di legatura. Deve essere in polipropilene stabilizzato ai raggi UV per una lunga durata. Normalmente è confezionata in pratici conetti che permettono la svolgitura completa senza attorcigliamento. Si trova in vari colori. È utilizzata principalmente per legature ed innesti in agricoltura, orticoltura e giardinaggio. E’ inoltre indicata per la realizzazione artigianale di borse, cappelli, scarpe, stuoie. La confezione più comoda è il rotolo da 100 grammi che contiene circa 200 metri di rafia. La rafia sintetica per legature agricole in orti e giardini normalmente ha il seguente rapporto peso/lunghezza: una unità di peso = due unità di lunghezza.
conetti di rafia sintetica da 100 grammi ognuno (circa 200 metri ogni 100 grammi)
Corda o treccia per palàmito osagola (cavetto costituito da elementi torti o intrecciati) in poliestere di media o alta tenacità. Lavorazione semi-rigida, a fili accoppiati, con buon carico di rottura, affondante. Destinata ad essere utilizzata prevalentemente per la pesca con palàmito, si usa anche nel settore edile, agricolo e industriale per legature che richiedono forza di carico e attrito. Normalmente è confezionata in rotoli da 1 kg. equivalente, secondo lo spessore a: 1 mm.
corda o treccia per palamito da 1 e 2 mm.
Il filo di ferro zingato può avere moltissimi utilizzi. Quello della foto è il filo che utilizzo, ha uno spessore di 0,8 mm., una lunghezza di 50 metri e un peso di 100 grammi (valori per ogni bobina). Viene utilizzato principalmente nel giardinaggio, nella florovivaistica, in agricoltura. Lo utilizzo per esempio per fare il manico al mio pentolino, per legature vicino al fuoco… Ha un’ottima resistenza allo strappo. Per lo stesso utilizzo è ottimo anche il filo di rame con spessore da 1 a 2 mm.. Il rame è più sensibile alle alte temperature.
filo zingato del tipo utilizzato in agricoltura o giardinaggio, in rotoli da 50 mt. del peso di circa 100 grammi.
vari tipi di materiale per legareAltre corde e materiali sicuramente utili per legare e da provare.
Ho trovato molto utile in alcuni casi utilizzare per legature le fascette di cablaggio elettrico, quelle in plastica che si introduce la fascetta nella fessura della testa e si stringono tirandole. Sono confezionate di solito in buste da 100 pz. e dovrebbero essere almeno lunghe 30/35 cm. e 2,5/3 mm. di larghezza. Nei negozi di campeggio e alpinismo/arrampicata ci sono corde che partono da 2/3 mm. di diametro, buone anche per legare (normalmente sono a taglio e vengono vendute al metro). Non hanno la struttura del paracord ma sono ugualmente molto resistenti. Nel settore edile si trovano corde in poliestere per muratori e imbianchini confezionate spesso in bobine da 50 metri, con spessore 1 mm. e che hanno una resistenza allo strappo di 10/12 kg. Sono utili anche i vari tipi di nastri adesivi, telati, isolanti o di tipo americano.
Altri tipi di corde
Corde sintetiche:
Fettucce varie sintetiche, tipo per alzare e abbassare le tapparelle (non sono molto pratiche nelle legature) Bank Line spago di nylon corda o cordoncino per veneziane Corda a treccia in polipropilene da 2-3 mm. Corda a treccia in polietilene da 4-5 mm Corda ritorta in polipropilene da 4-5 mm.
Corde naturali:
ginestra edera salice vimini (salice viminale) varie cortecce erba cotone canapa lino iuta rafia naturale fibra di banana fibra di abaca fibra di eucalipto fibra di bambù lanital fibra di alghe kenaf o fibra di ibisco lenpur sisal
Il tendine presso i nativi americani è usato come filo per cucire oppure come corda per confezionare armi (fissaggio delle punte, delle alette delle frecce e per fare le corde all’arco). Il tendine veniva ricavato da cervi, bufali, alci. Può essere considerato come il tessuto fibroso che collega il muscolo all’osso. I tendini della parte inferiore delle gambe sono probabilmente i più utili e i più semplici da estrarre. Devono essere tagliati, raschiati della eventuale carne che è rimasta attaccata, separati in strisce ed essiccati in modo che possano perdere tutta l’acqua. sono pronti quando sono duri e secchi. E’ importante osservare che presso i nativi americani, le parti di animali utilizzate oltre al tendine come ossa, piume, ecc. provengono da animali che non sono considerati in via di estinzione.
Esiste anche il tendine artificiale, confezionato in rotoli e si può utilizzare esattamente come si usa il tendine naturale.
Il survivalista Richard Lonewolf (nativo americano) consiglia di inserire in un kit di sopravvivenza un rotolo di tendine artificiale utile in moltissime situazioni di emergenza. Purtroppo non è facile trovare il tendine artificiale di buona qualità. Ho provato ad acquistarlo via internet in Italia, ma purtroppo quello acquistato da me era assolutamente inadeguato (scarsa qualità) per un utilizzo in situazioni di emergenza. Ho trovato un buon sostituto del tendine artificiale nella rafia sintetica che descrivo nell’articolo https://www.sopravvivere.org/corde-e-materiali-per-legare-cordage/
Il mio zaino (trk alpax 30) è abbastanza vecchio, dovrei averlo acquistato nei primi anni 2000. E’ ancora buono e valido, ma ogni tanto deve essere aggiustato con piccole riparazioni o rammendi. Questa volta ho dovuto rifare la cinghia che stringe gli spallacci sul torace (che avevo fatto io perché in origine non c’era) e la cinghia che tiene lo zaino in vita. Poi aveva due elastici sul lato verticale destro (porta attrezzi) che con il tempo si sono rotti e hanno rovinato la cucitura della striscia di tela bianca sulla tela blu. Ora ho rammendato i due pezzi dove era l’elastico e dovrebbe essere a posto. Per fermare le cuciture utilizzo normalmente il nodo del chirurgo e poi ritorno con il filo due o tre punti indietro. E’ uno zaino 30 lt. nominali, quando ero più giovane 30 lt. potevano andare bene e questo zaino, anche se abbastanza riempito con un peso che arrivava anche a 12-15 kg., lo portavo bene anche per molti km., ma oggi, con l’avanzare dell’età devo ridurre i pesi di molto e sembra un po’ vuoto.Con questo mi ci trovo bene ed è ancora in ottimo stato d’uso. E’ un modello trekking/escursionismo, molto comodo per il trasporto in percorsi medi/impegnativi e se caricato bene, quasi non si sente sulla schiena e sulle spalle. Questo modello è veramente molto leggero e nonostante qualche modifica e adattamento che ho fatto, è rimasto un peso piuma. Nella schiena in alcune occasioni si sente il sudore che ristagna, ma tutto sommato l’areazione non è male… ho avuto anche di peggio.
L’idea di Mors Kochanski si basava su quanto un rifugio dovrebbe fornire a una persona nell’ambiente freddo della foresta boreale. Lui è espertissimo di sopravvivenza nel suo ambiente: la foresta boreale, i concetti però si possono applicare a qualsiasi luogo dove c’è necessità di ripararci dal freddo e dalle intemperie. Il super shelter da lui ideato richiede l’utilizzo di materiali che potrebbero non essere disponibili in una situazione di emergenza, l’idea è comunque valida e si può anche adattare a quello che c’è disponibile per la costruzione. Il rifugio di Mors Kochanski fornisce calore (perché davanti, esternamente ad esso c’è un fuoco), comfort (perchè è sollevato dal terreno e non c’è trasferimento di umidità) e ci si può asciugare scarpe e vestiti. In breve. E’ necessario ovviamente un fuoco, perché è la fonte di calore esterna che riscalda il foglio di plastica e il mylar. Per costruire questo rifugio serve avere: Coperte in mylar, Telo. Foglio di plastica trasparente, Corda- paracord o spago, ascia e preferibilmente anche sega. Nel libro del super shelter, Kochanski consiglia di portare anche nastro adesivo e spille da balia da utilizzare per fissare.
Nella rete si trovano vari video che spiegano bene la tecnica del super shelter ideato da Mors Kochanski, sopratutto sul sito Karamat Wilderness Ways
Anche nel suo libro: Canadian Wilderness Survival, Bruce Zawalsky dedica una parte al super shelter. in allegato, in formato .pdf, la pagina estratta da questo libro.
Lean-to, il riparo più semplice e veloce da costruire
Immagine presa da internet, non ho più i riferimenti per l’attribuzione
Letteralmente il termine può essere tradotto con l’italiano tettoia. In pratica si tratta di una struttura di legni o pali disposti obliquamente e appoggiati ad un tronchetto superiore orizzontale che fa da trave, tenuto da due pali piantati per terra oppure da una biforcazione presente in un albero. Si inizia con il fissare bene il palo superiore orizzontale, che deve essere sicuramente robusto perché alla fine deve tenere in piedi tutta la struttura, copertura (di qualsiasi cosa sia fatta) compresa. Si stabilisce poi l’obliquità dei pali appoggiati (l’obliquità determina lo spazio interno per l’alloggiamento principale). quando ho deciso a che distanza dalla trave orizzontale posizionare la base dei pali obliqui, non appoggio direttamente i pali a terra, ma scavo un solco leggero in modo che i pali si interrano per 5-10 cm. Si completa infine la struttura con l’inserimento orizzontale di rami fini flessibili, intrecciandoli con i pali obliqui (alternativamente passano fuori e dentro i pali, come se si facesse un canestro). Se si decide per la tecnica dell’intreccio, i pali obliqui vanno fissati sulla trave posteriore orizzontale dopo che sono stati inseriti rami flessibili orizzontali, perché farli entrare dall’alto è relativamente semplice, infilarli da un lato è molto più difficile. Ovviamente i rami flessibili orizzontali possono anche non essere intrecciati, ma legati semplicemente. Quella descritta è la struttura di base, si può considerare finita, ma può essere anche migliorata in molti modi. Sicuramente i lati triangolari dovrebbero essere chiusi, in modo che il riparo risulti chiuso su tre lati e aperto solo davanti. Sul davanti, ad una distanza variabile (personalmente lo posiziono a circa 1 metro), si realizza il focolare e dietro si costruisce una barriera, in modo che il calore venga spinto verso il rifugio. Così semplicemente però, se dovesse piovere, il fuoco si spegnerebbe. Va da se che bisogna ripararlo dalla pioggia con una tettoia. Una volta costruito il ricovero Lean-to, ci si può sbizzarrire proseguendo come meglio si crede, con l’aggiunta di cose utili per proteggere il corpo dalle avversità climatiche e dai pericoli che ci potrebbero essere intorno. Come scritto in un altro articolo, preferisco sempre circondare un rifugio con un recinto, per avere più protezione e sicurezza.
Rifugio, capanna portatile dei pastori nomadi spagnoli: il Chozuelo.
Una delle attività dei pastori nomadi della Sierra de la Demanda (è una regione “comarca” della Spagna, situata nella provincia di Burgos, nella comunità autonoma di Castiglia e León), quando sorvegliavano le loro greggi mentre pascolavano nelle montagne della loro terra o nelle grandi pianure dell’Estremadura dove stanziavano, era la costruzione delle capanne mobili temporanee che venivano costruite per necessità abitativa.
“chozuelo portátil” conservato nel Museo di Torre de Babia. Foto Guiarte.com Copyright.
Eugenio Monesma – Documentales, ha pubblicato un video, dove si spiega molto bene la tecnica costruttiva di questi rifugi. La foto sotto tratta dalla copertina del video di Monesma.