Atlatl o propulsore.

Il propulsore, chiamato anche Atlatl (nome utilizzato nel nord America) è in pratica un bastone uncinato con il quale si può scagliare in maniera più potente che con il semplice uso della mano e del braccio  un’asta costruita come via di mezzo tra una lancia e una freccia. L’asta alla base nel lato delle penne è incavata in modo da incastrarsi nel gancio del propulsore. La forza impressa è notevole e con un buon allenamento si può colpire un bersaglio (animale) anche a 50 metri di distanza.

Alfio Tomaselli: http://www.archeologiasperimentale.it/

Alfio Tomaselli: http://www.archeologiasperimentale.it/
File source: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Tir_au_propulseur.jpg


vedere anche: http://www.archeologiasperimentale.it/propulsore.htm – XX Campionato Europeo Lancio con il Propulsore “Archeopark 5-6 agosto 2006”

Manaresso

Il manaresso è uno strumento da taglio a filo piano eccezionale! Appartiene alla famiglia delle roncole ed è un attrezzo tipicamente italiano, utilizzato nei boschi (affiancato alle roncole e ai pennati) e in tutti i lavori di campagna come pulitura, sramatura, spacco del legno, lavori su frasche e rami in generale.
Può sostituire efficacemente alcuni strumenti da taglio più comuni, come il coltello, il machete, una piccola accetta, …
In commercio ci sono parecchi modelli di manaresso, classificati di solito per la zona regionale di appartenenza.
Quelli che utilizzo sono i tipi piemonte e santa giustina (più lungo e stretto), sono di produzione italiana, in acciaio al carbonio, forgiato e temprato, il fabbricante non specifica il tipo di acciaio, forse è un C40/C45 (ma anche C50). E’ abbastanza “dolce”, ma per contro si riaffila con estrema facilità ed ha un bellissimo taglio, preciso e penetrante.
Tra i due ho una leggera preferenza per il santa giustina. Il peso è ragguardevole, circa 700/750 grammi, comunque non esagerato.

manaresso tipo piemonte e manaresso tipo santa giustina (più lungo e stretto), di costruzione italiana: Rinaldi

Infine, la parte finale della lama (la parte tronca per intenderci) può essere passata con una lima per essere affinata (con delicatezza senza surriscaldarla) su entrambi i lati. In questo modo con il manaresso ci si può scavare e può essere utilizzato anche come pala.

A seguire una discussione su un forum italiano, completa e tecnicamente valida riguardande alcune attrezzature manuali utili nei boschi:
https://lamotosega.forumattivo.com/t119-roncole-machete-manaressi?highlight=machete
https://lamotosega.forumattivo.com/t24177-roncole-machete-manaressi-parte-2

Kit di sopravvivenza: La scatola di sopravvivenza

La scatola di sopravvivenza: Il kit di sopravvivenza tascabile allestito dentro una scatola metallica (quasi equivalente ad un EDC e oggi più spesso sostituita da questo).

La scatola di sopravvivenza (Il kit di sopravvivenza tascabile contenuto dentro una scatola metallica) è presente ovunque si parli di survival civile o militare. Si trova praticamente in tutti i libri e manuali, si trova in tutti i siti che parlano di sopravvivenza e si trova in tanti video che trattano lo stesso argomento. Con alcune variazioni e personalizzazioni, ma fondamentalmente con lo stesso genere di cose.

La scatola di sopravvivenza di John Wiseman, tratta dal volume: Manuale di sopravvivenza, pubblicato in lingua italiana e in formato tascabile da Vallardi (Collins Gem)

La maggior parte degli esperti statunitensi che parlano di sopravvivenza e a ruota anche molti altri esperti mondiali, sopratutto di lingua inglese, utilizzano una scatola metallica di famose caramelle e cercano di stipare quante più cose possibili al suo interno. Vediamo cosa c’è dentro la scatola di Wiseman (la scatola è in metallo, con l’interno del coperchio lucido in modo che sia utilizzato come specchietto riflettente per le segnalazioni):

1 – fiammiferi impermeabili e antivento, per impermeabilizzare i normali fiammiferi si immerge la capocchia nella cera fusa.

2 – candela tagliata in forma rettangolare piatta

3 – acciarino fire steel (ferro rod) preparato con pietra focaia e con striker costituito da una sega

4 – lente di ingrandimento, adatta anche ad accendere un fuoco sfruttando il sole

5 – ago e filo

6 – lenza, ami da pesca e piombo

7 – bussola (preferibilmente a liquido e assicurarsi che funzioni)

8 – luce beta (lettura delle carte di notte e per pescare), cristallo che emette luce a bassa intensità e che può durare anche molti anni

9 – filo metallico (preferibilmente di ottone), per trappole o legature

10 – sega flessibile per legno

11 – medicinali personali e di varia utilità, comprese alcune pastiglie per depurare l’acqua

12 – lame per bisturi o taglierina

13 – cerotti per sutura ferite

14 – cerotti vari

15 – sacchetto plastica per contenere l’acqua

Sono passati tanti anni da quando John Wiseman ha consigliato questa configurazione; oggi ci sono strumenti diversi, più moderni ed efficaci, ognuno potrà personalizzare e sostituire come meglio crede.

Attorno alla scatola, anche per tenerla ben chiusa, ci si potrebbe avvolgere qualche metro di corda leggera, tipo la rafia artificiale che è piatta e pesa pochissimo e in poco spazio entrano alcuni metri (per certi aspetti assomiglia al tendine artificiale.

Una mia interpretazione della scatola di sopravvivenza: la scatola è realizzata con un pentolino di alluminio e il tutto è contenuto dentro un sacchetto impermeabile con chiusura in velcro, all’interno del pentolino ci sono:

  • pastiglie ciascuna in dose per 1 litro, per potabilizzare l’acqua
  • paracetamolo e loperamide 4/6 compresse ognuno sigillate
  • lente di ingrandimento
  • salviette per medicazione e cerotti per ferite
  • piccolo flaconcino di iodopovidone
  • accendino usa e getta
  • piccola torcia ricaricabile a batteria o dinamo
  • nastro americano, qualche metro avvolto in una carta di plastica tipo carta di credito.
  • set pesca e per cucire
  • spille da balia, spillo per aprire i cassetti porta schede dello smartphone e forcine per capelli
  • moschettoni e anelli metallici tipo portachiavi
  • matita
  • nastro isolante
  • coltello multiuso, quasi sempre il Victorinox swisschamp
  • corda paracord, elastici e cordino normale
  • coperta di emergenza
  • qualche striscia piccola serrante stringicavo
  • bussola

Kit di sopravvivenza: EDC (everyday carry)

Quello che segue è il mio kit EDC (everyday carry), letteralmente, le cose che porto con me tutti i giorni, tutto contenuto dentro un piccolo borsello a tracolla. Il contenitore non è sempre lo stesso e mi piace cambiare. Anche le cose variano e porto meno roba, a seconda di dove devo andare, perché se per esempio utilizzo l’auto, l’EDC è minimale in quanto posso utilizzare anche l’auto come …. contenitore.
– multiuso piccolino per aprire pacchi, buste e scatole (in tasca)
– braccialetto corda paracord circa 3 mt. (al polso)

Dentro il borsello e in varie tasche:
– chiavi auto
– telefono cellulare smartphone
– chiavetta usb 16gb
– chiavetta usb con installata la distribuzione gnu/Linux Tails
– chiavetta usb con installata la distribuzione gnu/Linux Debian 12 live
– chiavetta usb contenente varie utilità e files di configurazione
– porta-fogli con documenti e un piccolo portamonete con 20,00 € di carta e circa 10,00 € in monete.
– occhiali da vista per leggere e vedere da vicino
– 2 coperte termiche emergenza con lato oro e argento
– nastro tipo americano, qualche metro ribobinato intorno ad una vecchia carta di credito.
– 2 bustine sigillate contenenti ognuna un piccolo panno in spugna di puro cotone, umidificato e pronto all’uso, che si trova in commercio confezionato in bustine singole. Quello che utilizzo io si chiama “come acqua”,
– 2 sacchetti plastica utili per prendere acqua e altro.
– fascette cablaggio 20×2,5 20 pz.
– moschettone con anelli portachiavi
– lente di ingrandimento
– cerotto da tagliare con garza centrale
– compresse di paracetamolo 1000 nr. 4
– compresse di loperamide cloridrato nr. 4
– filo per cucire, aghi, spillo
– spille da balia e spilla per aprire i cassettini dello smartphone.
– lenza 0,40 alcuni metri con 2 ami da pesca
– piccola bottiglia con contagocce di iodopovidone 10% per medicazioni e per potabilizzare l’acqua
– affilatore
– un pezzo di camera d’aria bicicletta e corde varie.
– 2 elastici
– penna
– matita
– corda paracord 9 trefoli circa 6 mt.
dentro un borsello portatorcia di cordura nero (questo kit sta dentro il borsello ed è un kit completo, in caso di necessità si può prendere solo questo):
– coltello multiuso swisschamp 32 funzioni.
– un accendino usa e getta
– torcia piccola 2 led carica a dinamo
– qualche elastico
– Alcune volte, al posto dell’accendino usa e getta metto il ferro cerio (fire steel) piccolo per il fuoco (lo striker è costituito dalla parte superiore della sega dello swisschamp).

Quando, soprattutto nei periodi invernali, utilizzo una borsa bisaccia, metto il mio EDC (con qualcosa in più) all’interno di una pochette e poi metto tutto dentro la borsa. Nella foto sotto, l’allestimento.

a volte, in questi ultimi periodi sempre più spesso, utilizzo una borsetta a tracolla che ho fatto io, pratica e capiente (con il tempo alcune cose sono cambiate come il portafogli e la torcia, ma il senso è sempre lo stesso).

Kit di sopravvivenza: cosa mettere in un kit

È sempre bene prepararsi un kit di sopravvivenza. Non sappiamo se ci sarà la possibilità, al momento del bisogno, di prenderlo e portarlo con noi. Nel dubbio è meglio averlo.

Un kit di sopravvivenza è personale e segue le nostre esigenze. Non si può trovare in commercio già pronto. Ognuno di noi ha esigenze particolari, idee proprie, modi differenti di affrontare le situazioni. La soluzione migliore è confezionare il kit da soli, includendo o escludendo quello che riteniamo opportuno.

Quando si confeziona un kit di sopravvivenza, si deve fare qualche considerazione iniziale:

  • quanto peso posso portare? anche per parecchi km. a piedi (il peso è molto importante)?
  • cosa mi potrà servire realmente?
  • Dovrò includere qualche alimento energetico per superare lo sbandamento dei primi giorni senza preoccuparmi troppo di cosa procurarmi da mangiare?
  • Ho esigenze specifiche personali che dovrebbero essere soddisfatte?
  • Un solo kit può bastare, oppure devo valutare la possibilità di confezionare 2 o 3 kit più o meno uguali per avere dei punti di stoccaggio differenziati (abitazione, lavoro, auto) e in caso di necessità, raggiungere quello più vicino?

Dividiamo ora il kit che si dovrà confezionare in due parti principali:

kit di sopravvivenza base, che da solo potrebbe già bastare.

kit di sopravvivenza aggiuntivo, con cose molto utili ma non di primaria necessità.

Le varie attrezzature che compongono un kit di sopravvivenza base potrebbero essere:

il coltello è il primo oggetto che inserisco in un kit. Scegliere un coltello che ci piace e con il quale ci si trova bene. La preferenza dovrebbe andare ad un coltello a lama fissa, per un utilizzo generico, in grado di svolgere i lavori più importanti che si presentano nell’arco della giornata. Potrebbe andare bene anche un coltello chiudibile anche se più debole. Sono nato con un coltello e per me è fondamentale averlo.

Alcuni, non a torto, dovendo decidere per un solo attrezzo da taglio, scelgono un’accetta di 400/600 grammi, oppure un machete non troppo lungo.

porto anche una lama di sega ad arco di 53 cm. che porto legata alla vita come cintura (la sega posta dietro con i denti rivolti verso il basso e legata con una corda, che passa nei fori, alla vita).

Porto poi un contenitore in metallo per bollire l’acqua e cucinare. È un pentolino con coperchio, di alluminio (si tratta di una pentola per cucina alla quale sono stati tolti i manici originali e al loro posto sono stati praticati 2 fori da 4 mm.), con diametro di 15 cm. x 15 cm. di altezza. Capacità 2 lt.. Quando la utilizzo, ci metto, legato ai fori realizzati, un manico in filo di ferro, adatto per il trasporto e per essere appeso. Nel kit inserisco sempre qualche metro di filo metallico e quindi posso fare un manico sul posto. Qualche volta sostituisco il pentolino con una borraccia militare in alluminio da 1 litro (contiene più di un litro), con gavetta di circa 600 ml. che va ad incastro sotto oppure con una gavetta di alluminio dell’Esercito italiana che è leggermente più piccola del pentolino. tutti questi contenitori possono bollire. Il pentolino però è più comodo perché al suo interno ci sta praticamente tutta l’attrezzatura e il kit diventa compatto e trasportabile.

Il fuoco è determinante e, dopo un attrezzo da taglio e un pentolino è la parte da curare maggiormente in un kit. Non bisogna avere solo uno strumento per accendere il fuoco, bisogna essere abbastanza sicuri di ottenere un fuoco, anche se le condizioni climatiche sono avverse. Quindi occorre un acciarino con strike e servono anche esche varie per il fuoco, infiammabili abbastanza facilmente: resina di pino essiccata, pezzi di cotone idrofilo e corde di iuta o canapa impregnati di olio, bustina con alcune pezze di cotone carbonizzato (char cloth), legno di pino resinoso (fat wood). Queste sono le esche per il fuoco che mi autocostruisco. Durante l’inverno cerco pini secchi e taglio alcuni rami rotti alla base. Rami non grossi, 5-8 cm. di diametro. Questi rami sezionati in stecchi rettangolari, sono ricchi di resina e facilmente infiammabili. Durante l’accensione del fuoco vengono spellicolati a formare dei “piumini” e/o grattati per ottenere un composto facilmente infiammabile. Questi legnetti si possono trovare anche in commercio (fatwood). Gli attrezzi per il fuoco, se posso, li metto sempre in generosa quantità (esempio 2 acciarini e anche un accendino usa e getta, una lente di ingrandimento per sfruttare il calore del sole, …).

Dopo gli accessori per il fuoco mi occupo del cordame, che è quasi sempre costituito da una matassa di paracord di circa 30 metri, qualche cordino, rafia sintetica un conetto da 100 gr. (circa 150/200 mt.). Porto anche qualche elastico grande (anche uso laccio emostatico se necessario o fionda) e se entra un pacchetto di fascette in pastica di quelle utilizzate per cablare i cavi elettrici ed elettronici. Infine porto anche dei piccoli rotoli di filo di ferro zincato tipo quello usato nel giardinaggio. Normalmente sono rotoli da 50 metri x 0,8 mm. di spessore. Il cordame non è mai troppo. Si tratta di materiale leggero, flessibile e malleabile e nella preparazione di un kit trova sempre posto un po di cordame in più pressato in qualche angolino vuoto.
Come coperture e protezione del corpo preparo una busta contenente alcuni teli di plastica (normalmente 4-5 sacchi grandi per l’immondizia, ma può essere anche un telo trasparente di circa 3 metri x 2, di 80-90 grammi/m²) da utilizzare come teli per il riparo. La busta contiene anche 4-6 coperte di emergenza di cm. 210×130 per riparare il corpo, ma da utilizzare anche come schermo riflettente di calore dentro il riparo. possiedo anche dei teli leggeri (100-150 gr./mq.) occhiellati sul perimetro della misura di 4×3 mt.

Per finire metto sempre una buona quantità di filo da pesca, ami e piombo.

Aggiungo anche un piccolo set cucito e rammendo e vari elastici. Metto infine un flaconcino di iodopovidone (utile anche per sterilizzare l’acqua oltre che per medicare), qualche garza e cerotto, qualche pezzo di telo di cotone (vecchie t-shirt tagliate). Questo è tutto il kit di sopravvivenza base. Ottengo un peso accettabilissimo di circa 2,0 – 2,5 kg. e confeziono il tutto in buste impermeabili. Il tutto trova posto in una piccola borsa di cotone o in uno zainetto da 10 lt.
In termini di peso… ci siamo, 2,00/3,00 kg. il kit di emergenza, 1,00 kg. circa l’EDC. Questo peso non è concentrato in un unico posto ma è diviso tra zainetto o borsa principale (kit) e borsa a tracolla (EDC), si potrebbe pensare di aggiungere anche 1,00 kg. (più o meno) di alimenti altamente calorici a lunga conservazione e facilmente stoccabili (che non risentano delle temperature e delle condizioni atmosferiche). Siamo sui 5,00 kg. di peso, non sono pochi ma si possono gestire comunque abbastanza bene.

Come kit di sopravvivenza aggiuntivo, in realtà non c’è più molto da mettere oltre il kit di base.

Devo ricordare come ho già scritto in un post precedente, che utilizzo sempre un EDC (vedi articolo scritto a proposito del mio edc). Quindi l’EDC va ad integrare il mio kit base. L’EDC per me è molto importante perché al suo interno ci sono cose che sono per me indispensabili, come gli occhiali da vista per vedere da vicino e la lente di ingrandimento. Chi non ha un EDC dovrebbe considerare come attrezzatura in aggiunta, quanto ritiene indispensabile e non ne può fare a meno.

Comunque, disponendo di più spazio e riuscendo a portare più peso, si potrebbe intanto ampliare la quantità degli attrezzi di base. Per esempio aggiungere: una piccola accetta, una sega pieghevole; una borraccia in affiancamento al pentolino, un telo impermeabile di almeno 3×2 metri, di quelli verdi pesanti utilizzati per coperture in agricoltura e giardinaggio, un sacco letto o sacco a pelo.

Sempre come attrezzature in aggiunta, probabilmente risulterebbero comodi: una bussola, uno specchietto forato per segnalazioni, una zanzariera, nastro tipo americano, torcia a dinamo, kit pronto soccorso. Si potrebbe infine considerare almeno 1 kg. di pemmican o altro alimento energetico equivalente, per non preoccuparsi troppo del cibo nei primi giorni di adattamento alla nuova situazione. Il cibo non è una cosa necessaria immediatamente, però inizialmente serve molto lavoro e spreco di energie. Avere qualcosa da mangiare può aiutare molto. Ricordarsi di non mangiare mai se non si può bere…

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Alcune considerazioni sul kit di sopravvivenza

alcune attrezzature che ho disponibili per allestire un kit base

Su questo argomento si leggono tante cose, si guardano altrettanti video.
Quello del kit di sopravvivenza è uno degli argomenti più trattati quando si parla di survival.
Purtroppo molto di quello che si legge e sopratutto si vede in giro, non serve a niente, non ha niente a che fare con la sopravvivenza e non si capisce perché venga pubblicato. Forse sarà la moda, o magari la voglia di farsi vedere nella rete.
Fortunatamente però si trovano in internet anche molte cose buone che insegnano e danno veramente una mano se dovessimo trovarci in gravi difficoltà.
Un kit di sopravvivenza è una minima raccolta di cose che ci potrebbero aiutare in queste difficoltà.
Probabilmente si potrebbe fare anche a meno di tutto senza portare un kit di sopravvivenza e darsi da fare per procurarci quello che ci serve sul posto.
A volte però l’acqua è poca, il cibo è poco o niente, il corpo potrebbe danneggiarsi se rimane sotto le intemperie, al sole o al freddo. In una situazione di emergenza, bisogna risparmiare energie e non affaticarsi. Ci sono cose che sono difficilmente replicabili in natura e sarebbe bene averle con se, perché replicarle costa moltissima fatica e dispendio di energia.
In realtà servirebbe molto poco per un kit:

– uno strumento per tagliare, per costruire un riparo, per preparare varia legna, e per agevolare la preparazione del cibo se e quando si trova
– un contenitore per trasportare l’acqua, meglio se di metallo (alluminio, acciaio, ghisa, …), perché se si riesce ad avere il fuoco è utile per bollire l’acqua e cuocere
– un acciarino o uno strumento idoneo per accendere un fuoco. Accendere un fuoco con l’archetto, con il roteare una bacchetta tra le mani, o con lo sfregamento “fa molto esperti” quando si pubblicano video o foto. Nella realtà invece è difficile utilizzare questi metodi, spesso il legno non è adatto e la brace non si forma, la corda dell’archetto si spezza o scivola, vengono le vesciche nelle mani a forza di far girare il bastoncino… insomma non è tutto oro quello che luccica. Anche un acciarino sarebbe molto utile se non indispensabile.

Queste tre cose sono quelle veramente importanti. Tutto il resto va bene, se si può avere e se non è molto pesante. Su queste basi si può provare a realizzare un kit che non ci farà mai pentire di aver assemblato e portato con noi.

Fuoco: Inneschi (esche)

INNESCHI PER FUOCO
Qualsiasi metodo si decida di mettere in pratica per l’accensione del fuoco (accendino escluso) bisognerebbe esercitarsi un minimo per prendere confidenza con i materiali e con le tecniche. I primi tentativi magari non saranno gratificanti, ma con la pratica e l’esperienza saremo in grado di accendere sempre il nostro fuoco. Buone escursioni!

A secondo della stagione è importante avere sempre dietro uno o più tipi di esca per il fuoco, da conservare in contenitori che ne garantiscano l’integrità preservandoli dall’umidità.
Ci sono due tipi di esche: naturali e artificiali.

Le esche naturali garantiranno l’accensione del fuoco grazie al fatto di essere secche; d’inverno con l’umidità le esche artificiali, se conservate con la dovuta cura, garantiranno l’accensione del fuoco.
NATURALI
• trucioli di legna secca
• foglie secche
• sterco bovino o equino molto secco (per la possibile presenza di tetano, in particolar modo nello sterco equino, si consiglia di usare dei guanti o verificare di non avere dei tagli sulle mani)
• corteccia di betulla (la pellicina bianca)
• alcune tipologie di funghi come ad esempio il fungo Fomes fomentarius o il Boletus Tynarius
• i filamenti ricavati dalla pannocchia della pianta palustre nota come coda di gatto o Typha
• la peluria secca di certi fiori come i cardi Specie di Carduus
• il midollo di piante come il sambuco
• meda (legno di pino, molto resinoso, che si trova nella parte subito sopra la radice)
• paglia secca (anche se è più efficace come esca secondaria, ovvero da utilizzare per alimentare la prima fiamma)
• foglie secche di canna comune, sfregate fra le mani per renderle più lanuginose
• corteccia di palma essiccata e sfregata tra le mani (di difficile accensione)
• corteccia di alberi morti sfregata tra le mani (tutte quelle cortecce fibrose e non rugose)
• parte secca del finocchio selvatico che si trova alla base della pianta (nei mesi estivi)
• fiori secchi di oleandro: (quando è verde, la pianta è velenosa) in primavera, seccando, presentano una notevole peluria che unita ad un nido di paglia secca aiuta l’accensione con acciarino.
ARTIFICIALI
• cotone imbevuto di olio di vasellina (sfilacciandolo, nel momento del bisogno). Il cotone brucia molto velocemente, mentre se imbevuto di olio di vasellina avrà una combustione più lenta e uniforme fino ad esaurimento dell’olio. In pratica si avrà un effetto tipo stoppino da lampada ad olio. Inoltre, per accendere questo tipo di esca basta una scintilla.
• char cloth (cotone carbonizzato).
• magnesio, alcuni acciarini (firesteel) sono realizzati in modo tale da avere una specie di
saponetta rettangolare da cui grattare una piccola quantità di magnesio da incendiare con
le scintille dell’acciarino stesso.
• Nidi di cartone (es. uova) riempiti con tessuto o legno o trucioli e poi imbevuti con la cera
liquida
• Dischetti struccanti imbevuti con la cera liquida
Alcune esche possono essere accese anche con l’acciarino ma la fiamma viva è sempre la soluzione più veloce e più efficace.

dispensa pubblicata sul sito di
https://abruzzo.agesci.it/

Fionda: frombola delle Baleari.

La frombola o funda è un tipo di arma da lancio molto antica: è una fionda composta da una sacca contenente il proiettile (di sasso, pietra o piombo) con due lacci, uno dei quali termina con un cappio. Il proiettile si mette nella sacca e si fa ruotare la frombola: la forza centrifuga sprigionata dal moto fornisce velocità al proiettile, che vola nell’aria quando si lascia l’altro laccio.
L’origine della frombola è sconosciuta e probabilmente apparve contemporaneamente in aree diverse. L’utilizzo della frombola risale all’antichità (Sumeri, Assiri, Egizi) e l’esempio più famoso è quello del combattimento biblico tra Davide e Golia.

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/8e/Weapon_Sling_1.jpg

Gli antichi eserciti più organizzati comprendevano reparti di frombolieri, i fanti leggeri specializzati nell’uso della frombola. Nel Mar Mediterraneo si specializzarono come frombolieri i Rodii e soprattutto gli abitanti delle Isole Baleari, i quali iniziarono ad essere utilizzati come mercenari dai siracusani e dai cartaginesi. La stessa parola “Baleari” significa, letteralmente, “Maestro di lancio”.

La frombola venne anche usata dai fanti romani, come testimoniano anche le raffigurazioni della colonna Traiana. Durante l’Impero romano la funda venne anche perfezionata con la frombola a palo (fustibalus). La fionda, almeno dall’alto impero (ma occasionalmente sin dalle guerre sociali), divenne parte dell’armamento di buona parte della fanteria legionaria, soprattutto come arma da impiegarsi negli assedi e nelle scaramucce a distanza (o come copertura, ad esempio, durante il forzamento di un fiume). tratto da: https://it.wikipedia.org/wiki/Frombola

Immagine di: One-of-the-slinging-techniques-Image-zen.yandex.ru_

L’utilizzo della fionda o frombola è abbastanza semplice (altro discorso poi è riuscire a centrare il bersaglio…): un capo della corda presenta un cappio che si infila nel dito medio. L’altro capo della corda si tiene nel pugno chiuso e dopo aver fatto roteare la fionda si lascia. In questo modo la pietra o qualsiasi altra cosa utilizzata come proiettile e contenuta nell’alloggiamento, viene lanciata a grande velocità.

La mira si prende con l’occhio allineato per quanto possibile all’avambraccio, anche se questo si trova ovviamente più in basso dell’occhio.

Immagine di: https://www.accademiafabioscolari.it/armi-nel-medioevo/

Leggere anche: un forum sulla fionda balearica e su altre armi primitive

Canne, utilizzi e utilità in natura

Canna, un eccellente materiale in sopravvivenza

La canna comune (Arundo donax) è una pianta perenne, con fusto lungo e nodoso. Ha necessità di molta acqua per crescere e la sua presenza indica sempre un terreno ricco di acqua. E’ una pianta invasiva e spesso soffoca altri arbusti e piante che gli stanno vicino. E’ presente in tutte le zone temperate. il fusto è cavo, inframezzato da nodi, ha uno spessore di 2-4 cm. e un’altezza che può arrivare anche a 6 metri. Le foglie lungo il fusto sono lunghe, a forma di lancia, taglienti.

Probabilmente è una delle piante più utili che si può trovare in natura (è ovvio che si parla di sopravvivenza nella natura e situazioni di emergenza), è leggera ed elastica (specie se bagnata), si lavora benissimo e può essere utilizzata per moltissime costruzioni da campo: recinti e staccionate, tettoie, pareti per i ripari e arredamento vario fuori e dentro un rifugio, palizzate antivento, canne da pesca. Se tagliata in strisce e intrecciata è ottima per cesti, nasse e contenitori vari. Se abbastanza secca, quando viene ridotta in striscioline fine e trucioli diventa un’ottima esca per il fuoco e, sempre con riferimento al fuoco, le canne sono eccellenti per far partire bene un fuoco dopo che è stato acceso. Le canne più grosse in diametro sono anche ottimi contenitori di acqua e liquidi. E’ facile da tagliare, trasportare e lavorare. Trovare un canneto è come trovare una miniera d’oro e i benefici in termini quantitativi e qualitativi sono incomparabili.

Le foto sono di: https://it.wikipedia.org/wiki/Arundo_donax

Accetta, scure, ascia

Accettascureascia, differenze e definizioni.

Si parte da una cosa facile: l’accetta è una scure compatta e più piccola. I nomi facilmente si confondono e risentono anche dei territori, ma la nomenclatura che segue secondo me è quella più giusta

La scure (o accetta grande) è un ferro da taglio pesante, dotata di manico e con lama parallela al manico. Sostanzialmente esistono due tipi di scure: la scure da taglio, con lama più sottile, più lunga e filo a volte anche concavo e la scure da spacco, con lama tozza convessa che in certi casi assomiglia al cuneo che si usa con la mazza per aprire i tronchi. Il manico, in legno o plastica, è fissato con vari sistemi sulla testa del ferro, dalla parte opposta della lama. Può essere infilato dentro un’asola apposita e reso più stabile dall’inserimento di un cuneo di ferro piantato nel legno, oppure può essere fuso o incollato con colle epossidiche direttamente nella testa dell’accetta. Il ferro ha un peso che si avvicina a 1,5 kg. con manico di circa 70/80 cm. e viene utilizzata con movimento verticale (dall’alto verso il basso) per lo spacco della legna. Viene utilizzata anche con movimento orizzontale per il taglio di alberi e tronchi. La scure può essere con un solo taglio oppure a doppio taglio, o ancora con il taglio e un puntale dal lato opposto per frantumare, come quella dei pompieri.

https://it.wikipedia.org/wiki/Scure

L’accetta, è in pratica una scure da taglio compatta ed è fatta come questa. Il manico è di circa 30/40 cm. e la testa di ferro pesa da 350 a 800 gr. , lo standard comunque è 500/800 gr.. Normalmente si usa con una sola mano e la tecnica è la stessa della scure: movimento verticale (dall’alto verso il basso) per lo spacco della legna, per la scortecciatura. L’accetta però tra tutti questi attrezzi da taglio è quella più adatta alle situazioni di sopravvivenza e ha uno scopo più tuttofare rispetto alla scure, quindi viene utilizzata anche con movimenti orizzontali, applicati al taglio dei rami o alla potatura, ma anche al taglio alla base di alberelli o cespugli. Alcune piccole scuri e accette sono definiti anche piccozzini. Il piccozzino come termine e come utilizzo è utilizzato in carpenteria e edilizia, sul lato opposto alla lama spesso ha un cuneo a martello oppure un levachiodi.

accetta mia da 800 gr. con testa in acciaio dolce al carbonio, di qualità medio/bassa e adatta per un utilizzo non intensivo.
accetta in acciaio, di produzione cinese, che ho acquistato intorno alla fine degli anni ’90

L’ascia, si utilizza per la lavorazione del legno, la testa è in ferro e ricorda vagamente una zappa, la lama è perpendicolare al manico. Il manico può essere più lungo per l’uso con due mani o più corto per l’utilizzo con una mano sola. Viene utilizzata per scortecciare o pulire tronchi e per tutti gli utilizzi sul legno che la forma della sua lama può suggerire. Sono famosi i maestri d’ascia per la lavorazione del legno nel settore navale o edile.

https://it.wikipedia.org/wiki/Ascia
Un’ascia arcaica con ghiera e cuneo a confronto con una più recente in cui il vincolo tra manico è lama è garantito da un occhio conico.
https://viduquestla.blogspot.com/2018/12/levoluzione-dellascia-nella-nostra.html

Esistono però anche altri tipi di attrezzi che fanno parte della stessa categoria:

Alabarda, arma diffusa nel medioevo, posizionata su un’asta come una lancia, arma multipla composta da una scure su un lato, da un puntale sull’altro e da una lancia superiore.

Tomahawk, accetta da battaglia utilizzata principalmente da nativi americani. Dalla parte opposta della piccola accetta ci poteva essere una specie di martello. Esistono anche produttori di accette che fabbricano oggi piccozzini per legno o da carpentieri, o strumenti edili, non molto diversi dal tomahawk.

Ci sono infine altri tipi di accetta: Labrys, scure a due lame di origini cretesi; biliong, accetta della Malaysia; tabar accetta a mezza luna dell’india…

Cacciatori e raccoglitori

In sopravvivenza difficilmente si può essere agricoltori o allevatori, bisogna essere cacciatori e raccoglitori.

I baka: https://it.wikipedia.org/wiki/Cacciatori-raccoglitori#

Ancora oggi esistono popolazioni che basano il proprio sistema di alimentazione sulla caccia, sulla pesca e sulla raccolta, prelevando il cibo dalla natura selvaggia. Le popolazioni più conosciute sono i Baka Pigmei, i Boscimani (detti anche San) del Kalahari (tra Sudafrica, Namibia e Botswana) in Africa, i Semang in Malesia, gli indios dell’Amazzonia. Per esempio la differenza tra Masai e Baka, nonostante siano entrambi moderatamente nomadi, è proprio quella della loro organizzazione di vita: allevatori e agricoltori i Masai, cacciatori e raccoglitori i Baka.

I cacciatori-raccoglitori si spostano sul territorio per procurarsi quello che serve loro per vivere: il cibo, che ovviamente può essere di origine animale o vegetale.

Prima ancora di conoscere i metodi di caccia e raccolta, questi popoli devono conoscere il territorio e sopratutto conoscere quello che l’ambiente può loro offrire.
Le attività di raccolta riguardano sia il cibo vegetale (frutti, radici, foglie, bacche, …), ma anche il procurarsi larve, insetti e piccoli animali come rettili, anfibi, lumache, crostacei, uccelli che non volano e anche prodotti come miele, uova, ecc… Per la raccolta non servono attrezzature particolari, è sufficiente un contenitore e qualche bastone di legno, con punta per lo scavo o biforcuto per fermare al suolo piccoli rettili.

La caccia è una forma più sofisticata per procurare il cibo. Prevede l’utilizzo di armi, che, anche se primitive, devono essere funzionali e costruite per garantire una buona efficienza. La caccia può essere praticata dal singolo individuo, ma più frequentemente si organizzano battute. La pesca non è quasi mai così importante per i cacciatori-raccoglitori. Lo diventa in ambienti favorevoli a questa attività.

La caratteristica principale di questi popoli è quella di essere uguali economicamente, condividendo il cibo e altri beni materiali. quando I Baka che vivono nelle foreste del Camerun costruiscono una loro capanna tradizionale, il mongulu, formata da sottili rami e ricoperta di foglie di maranta, la costruiscono tutti insieme, indipendentemente da chi poi la utilizza.

Le attività di caccia e di raccolta variano molto da popolo a popolo, ma tutte garantiscono la sopravvivenza.

Secondo l’enciclopedia Treccani riguardo i cacciatori e i raccoglitori:
https://www.treccani.it/enciclopedia/cacciatori-e-raccoglitori-societa-di_%28Enciclopedia-delle-scienze-sociali%29/
“Vi sono gruppi che vivono quasi esclusivamente dei prodotti della raccolta, che costituiscono anche più del 70% della dieta normale (Shoshoni, Boscimani, parecchi Aborigeni australiani e alcuni Californiani). Altri, pur dipendendo in notevole misura dal cibo raccolto, praticano la caccia come attività di una certa importanza economica (Pigmei Mbuti e alcune popolazioni californiane come i Washo, i Tututni e i Diegueño). Altri, infine, quasi tutti stanziati in ambienti artici e subartici a nord del 60° parallelo, vivono esclusivamente, o quasi esclusivamente, del prodotto della caccia e/o della pesca (molti Athapaska e Algonchini dell’America settentrionale, gli Ona dell’estrema punta dell’America meridionale e, soprattutto, gli Eschimesi)”.

Il calcolatore elettronico delle scorte d’emergenza

La Confederazione Svizzera sul sito web dell’Ufficio federale per l’approvvigionamento economico del Paese, ha predisposto Il calcolatore elettronico delle scorte d’emergenza. Si deve il numero di persone che fanno parte del nucleo familiare e la loro età, per avere una lista con tutte le informazioni riguardanti le scorte d’emergenza che si dovrebbe predisporre.

Come regola generale in caso di emergenza, ogni persona dovrebbe predisporre una scorta minima di beni di prima necessità pronti per il consumo umano. Acqua potabile per almeno tre giorni, ovvero di 9 litri a testa, cibo per una settimana.

link al sito del calcolatore elettronico delle scorte di emergenza:

https://www.notvorratsrechner.bwl.admin.ch/it

Autosufficienza

Definizione di autosufficienza: bastare a sé stesso e, se necessario ai propri familiari, disponibilità di energie e di mezzi sufficienti a far fronte alle proprie necessità, capacità di provvedere a se stessi in autonomia e indipendenza, attraverso una serie di operazioni e abilità acquisite. L’autosufficienza deve riguardare le necessità basilari: riparo (abitazione e tutto quanto per farla andare avanti), acqua, cibo, abbigliamento e necessità di base che soddisfano i bisogni del nostro corpo.

All’inizio di questo articolo si deve necessariamente fare una premessa: quando si parla di autosufficienza ci si riferisce ad una condizione di vita normale e se si parla di sopravvivenza, questa è sempre parte di un mondo tanto o poco civilizzato. Scrivo questo perché vivere o sopravvivere nella natura o in mezzo al nulla, sottintende già essere completamente autosufficienti, perché ovviamente non c’è nessuno che fornisce prodotti o servizi.

Autosufficienza nella pratica vuol dire non dipendere dagli altri per avere il necessario che ci permette di vivere o sopravvivere, anche se non dipendere proprio per niente dagli altri è abbastanza complicato.

Senza voler raggiungere tutto questo ma per avvicinarsi il più possibile all’autosufficienza è necessario imparare le tecniche e muoversi in quattro direzioni principali: raccolta, caccia, agricoltura e allevamento. Ancora prima di imparare le basi dell’agricoltura e dell’allevamento, è necessario capire cosa fare durante la raccolta e la caccia (in questo caso, cacciare non significa solo uccidere un animale per mangiare, significa anche catturare o allevare e mantenere determinati animali).

L’autosufficienza può far uso anche di scambi con chi è in possesso di quello che ci serve in quel momento.
Gli scambi, da che esiste l’uomo, sono basati, come dice il termine, nel cedere una cosa che si ha in più o si produce, in cambio di una cosa che non si ha e ci serve (parliamo di necessità oggettive, non di voglie del momento).
Come possono funzionare gli scambi? Nell’era moderna la parola scambio è sempre associata alla moneta (di invenzione greca), che è nata per dare un valore alle varie cose (un maiale vale tot monete, vendo il maiale che ho allevato, incasso un tot di monete e ci compro abiti, accessori necessari e cose, anche alimentari, che non ho).
Anche la prestazione di manodopera al giorno d’oggi si paga con moneta e non è più oggetto di scambio.
Prima della moneta si andava avanti lo stesso e forse gli scambi risultavano più onesti e credibili. Il concetto di baratto può essere sicuramente rispolverato in molte situazioni. Si intuisce facilmente che il metodo del baratto potrebbe essere messo in pratica quanto più gli ambienti sono lontani dal mondo artificiale, industriale e chimico, come per esempio aziende agricole e allevamenti, mercati contadini, mercati dell’usato e di scambio merci, spazi di baratto solidale, GAS (gruppi di acquisto solidale).

Cosa possiamo offrire oltre a prodotti alimentari autoprodotti in eccesso?
Si potrebbe imparare a fare oggetti artigianali utili… oppure offrire una qualsiasi prestazione di servizio che siamo in grado di svolgere (non solo manodopera). Infine un accenno anche all’economia collaborativa in generale (ognuno potrà approfondire come meglio crede) intesa come scambio di beni o servizi tra i diretti interessati sulla base della fiducia, con meno intermediari possibili e alle migliori condizioni possibili. Rientrano in questa definizione anche pratiche relativamente nuove come ri-uso, scambio o baratto… e così via.

Al di la dei fondamentali dell’autosufficienza, elencherò a seguire una serie di accorgimenti o soluzioni o come si preferisce chiamarli, che aiutano ad avvicinarsi a scelte, ad abitudini e modi di fare e sopratutto insegnano ad essere indipendenti per quanto possibile e fare a meno di molte cose che in situazioni di emergenza o difficili, mancheranno sicuramente.

– Fare la spesa è la prima cosa da imparare se quello che si autoproduce non è sufficiente per l’alimentazione. Si dovrebbero sempre o quasi acquistare le materie prime ed eseguire le lavorazioni in proprio, estendendo il concetto di scorte di emergenza (che ho già evidenziato nell’articolo https://www.sopravvivere.org/scorte-alimentari-di-emergenza-e-gestione-delle-provviste/) alle materie necessarie a produrre alimenti di immediata, media e lunga scadenza. per materie necessarie intendo prodotti alimentari come farine, condimenti, insaporitori e conservatori (sale), ma anche stoviglie, utensili vari, tessuti, calzature, arredi… e così via.

– Si può fare tranquillamente a meno (o ridurre sensibilmente) di elettricità, di gas, di prodotti chimici e petroliferi. La nostra vita non è un’industria che ha necessità di enormi risorse. Basta poco per vivere bene, molto meno di quello che si potrebbe immaginare.

– Si può prestare qualcosa che si possiede a qualcuno e successivamente quando se ne ha necessità, quel qualcuno ci può rendere il servizio prestandoci quello che ci serve e che lui ha.

– Dalle mie parti si dice: sei un aggeggino, che deriva da aggeggiare o riparare alla meglio. Un aggeggino è qualcosa di più completo come termine, non è solo uno che aggeggia, ma è uno che ha una buona manualità se la cava con i pochi mezzi che ha a disposizione, in riparazioni, sistemazioni, ripristini, ma anche incombenze della vita di tutti i giorni. Se ti arrangi e impari a fare da te varie cose, sei più indipendente e autosufficiente di chi non riesce e deve rivolgersi ad altri. Estendendo il concetto, riscrivo qui quello che ho scritto nella pagina iniziale del sito dove mi presento: “mi trovo a mio agio (e so utilizzare al meglio le varie attrezzature) in ambienti agricoli, zootecnici, forestali. Conosco le tecniche di coltivazione, allevamento, caccia, pesca, meteorologia. So lavorare le carni e le so conservare con vari sistemi come l’essiccazione, l’affumicatura, la salatura, la conservazione in olio, ecc.. . Conosco, anche se in modo superficiale le erbe e le piante più comuni e so utilizzarle per trarne nutrimento o medicamento. Le mie conoscenze si estendono anche a sfruttare al meglio le opportunità e le situazioni in ambienti urbani e metropolitani e so eseguire anche piccoli interventi di elettronica, meccanica, idraulica, elettricità, falegnameria, edilizia. Conosco bene l’informatica e i computer, le reti, le telecomunicazioni, i ponti radio, i sistemi fwa, …” Impara per quanto ti è possibile tutto quello che è possibile imparare, giorno dopo giorno, quando si presenta un problema che deve essere risolto. Non delegare sempre gli altri oppure se e quando lo fai, cerca di capire cosa fanno, per replicare quando si ripresenta la necessità.

Ovviamente si possono trovare tutti i compromessi e le vie di mezzo immaginabili, sopratutto per quanto riguarda l’energia elettrica, come ad esempio:

autoproduzione di energia elettrica (dal sito Enel):
https://www.enelx.com/it/it/faq/autoproduzione-energia-elettrica


Dove c’è disponibilità di combustibile, si può pensare anche ai gruppi elettrogeni (da Wikipedia):
https://it.wikipedia.org/wiki/Gruppo_elettrogeno