Pigmei Baka

Il nome Pigmei è probabilmente di origine greca e indicava popoli di bassa statura della zona egiziana o indiana che erano in guerra con alcune specie di uccelli che distruggevano i loro raccolti. Questo popolo si divide in sottogrupi indipendenti gli uni dagli altri: i Twa, gli Aka, i Baka, i Bambuti.
Dai Baka ho imparato a costruire i ripari, veramente veloci e ben fatti, anche se non sono d’accordo con il modo di gestire il fumo prodotto dal fuoco che fanno internamente. Non ho imparato direttamente da loro perché non ci sono mai stato in contatto, mi sono solo documentato sui libri.

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Baka_Drf_Dja.JPG?uselang=it

I Baka sono un popolo di raccoglitori e cacciatori e vivono nelle foreste dell’Africa centrale, vicino all’equatore, negli stati del Congo, del Gabon, del Camerun, …
Le foreste citate sopra appartenevano a questo popolo, che ci vivevano in completa autonomia vivendo delle risorse del territorio, seguendo il ritmo delle stagioni. Oggi le cose, come da tante parti della terra sono cambiate e, alcuni uomini di potere, stanno trasformando le abitudini e il territorio dei popoli nativi. La sopravvivenza di queste comunità e la salvaguardia delle loro tradizioni è messa in pericolo dalla deforestazione e dalla difficoltà che hanno nell’integrarsi con gli stili di vita africani di oggi. I baka, nomadi, cacciatori, raccoglitori, che si accontentano del poco che il loro ambiente può offrire, non saprebbero vivere in modo diverso da come hanno sempre fatto. La foresta pluviale intorno al fiume Dja (chiamato anche Ngoko, è lungo circa 720 km), conosciuta come riserva faunistica di Dja, è stata iscritta nei Patrimoni dell’umanità dell’Unesco ed è praticamente incontaminata.
Gli uomini Baka conscono benissimo l’ambiente che li circonda, dalle piante ricavano medicinali, cibo e veleno per le frecce che utilizzano nella caccia. Le donne si dedicano alla pesca e al mantenimento dei villaggi, costruendo nuovi rifugi se necessari. Praticano (sopratutto per necessità) scambi di prodotti con i popoli vicini.
Come già scritto sono nomadi, e riuniti in piccoli gruppi di famiglie, si spostano da un punto all’altro della foresta, naturalmente per esigenze di sopravvivenza.
I loro accampamenti sono costituiti da capanne circolari (che apprezzo moltissimo), costruite con rami o alberelli conficcati nel terreno ed intrecciati insieme in modo fa formare una semi-sfera. La copertura viene fatta con larghe e grandi foglie reperibili facilmente in quella foresta.
La famiglia è la base della loro organizzazione. Famiglia in senso stretto, quasi in senso patriarcale, che si allarga poi ai parenti stretti.

Riparo: a mezza cupola o a cupola

Riparo, rifugio, ricovero costruito a mezza cupola o a cupola (Half Dome Survival Shelter), Wickiup.

Beard, Daniel Carter – shelter, shacks and shanties

È il tipo di riparo che preferisco costruire, normalmente utilizzo questa tecnica per costruire ripari intorno ai 3×2 metri e se proprio rotondi non superiori a 3 metri di diametro, con l’aggiunta possibilmente di un camino a filo di una parete, perché accendere il fuoco all’interno può essere pericoloso per il troppo fumo e per gli incendi. Costruisco poi fuori se necessario, qualche piccola tettoia inclinata attaccata e/o staccata per le attività giornaliere. utilizzo coperture naturali, ottenute con materiali di fortuna reperiti sul posto oppure se ho a disposizione teli di nylon, li utilizzo sopratutto per la parte alta. Per la parte in basso chiudo con sassi se ci sono oppure con legni e tronchetti più spessi, magari inframezzati da muschio o erbe con terra che possono legare. I legni utilizzati dovrebbero essere sufficientemente lunghi e di un legno elastico, in modo che si possono piegare e intrecciare agevolmente. Per la parte portante spessore del legno più grande, per i rami di intreccio e di tenuta lo spessore può essere anche più piccolo. per piantare i legni in terra procedo in questo modo: con un legno appuntito e un mazzuolo auto costruiti sul posto pratico delle buche nel terreno (diametro sufficiente ad infilarci i legni, poi prendo il palo/ramo che devo piantare, lo appuntisco e lo ficco con forza nel buco fatto in modo che si interri per almeno 30 cm., mettendo tutt’intorno per chiudere bene il buco terra pressata e sassolini. Quando i pali sono ben fissi al terreno inizio a piegare e intrecciare (più facile a fare che a dire). Il rifugio non deve essere troppo alto per non disperdere il calore, va bene 10/15 cm. in più della nostra altezza in modo che si possa stare comodi in piedi. I rami orizzontali incastrati a griglia possono essere anche più fini perché hanno il solo scopo di collegamento e tenuta. A volte durante la costruzione del rifugio ho trovato utile intrecciare qualche ramo orizzontale più basso prima di piegare quelli verticali, perché se aperti in alto, favoriscono l’entrata del ramo orizzontale che deve passare una volta dentro e una fuori. Per l’interno mi organizzo come posso, un letto rialzato da terra (bastano 20/30 cm.) nel punto più lontano dall’entrata, da utilizzare anche come sedia e, se possibile, una qualche specie di tavolo per appoggiare le cose, fare piccoli lavoretti necessari e per mangiare quando fuori piove (ammesso che ci sia qualcosa da mangiare).

Sotto, due disegni esplicativi presi dai manuali indicati in didascalia.


The book of Camp-Lore And Woodcraft by Dan Beard (Founder of the First Boy Scouts Society)

Wickiup (wigwam o wetu): una variante del rifugio a mezza cupola potrebbe essere considerato il wickiup che è un tipo di capanna temporanea tradizionalmente realizzata dai nativi americani nel sud-ovest degli Stati Uniti, che ha una struttura ovale in legno ricoperta di erba, foglie, rami, pelli di animali o stoffa. Può essere realizzato quasi ovunque con il minimo della difficoltà. La disposizione dei legni principali, l’intreccio dei rami e la copertura, può ovviamente essere adattato secondo le esigenze del momento e ai materiali disponibili. Anche se a prima vista non sembrerebbe, questo tipo di rifugio è molto resistente alle sollecitazioni esterne come venti, piogge o temporali e può essere sicuramente consigliato anche come rifugio per lunghi periodi. Il wickiup può essere costruito anche a cupola o mezza cupola, come facevano gli Apache e altri nativi americani che ne facevano uso.

disegno preso dal volume: Michael Pewtherer, Wilderness Survival Handbook (2010)
Wickiup paiute Hillers, John K., 1843-1925. – http://digital.denverlibrary.org/cdm/ref/collection/p15330coll22/id/25644

Approfondimenti:

reperire informazioni su come costruiscono il loro rifugio i Baka che vivono nelle foreste del Camerun. La loro capanna tradizionale, il mongulu, è una mezza cupola formata da sottili rami e ricoperta di foglie di maranta. I materiali disponibili sono diversi da quelli che si trovano nei boschi europei e del nord, l’idea di base e il sistema costruttivo però non cambiano. Vedere anche: https://sopravvivere.org/pigmei-baka/

Rete in corda: costruzione

Una rete può essere utile in molte occasioni. costruirla è semplice e, a seconda dello spessore della corda e dell’ampiezza delle maglie, si può utilizzare per molti usi. La figura sotto (presa dal manuale: Search and Rescue SURVIVAL TRAINING (AF REGULATION 64-4 VOLUME I, 15 July 1985), mostra il metodo di costruzione della rete (abbastanza facile). Gli utilizzi più comuni sono: zaino o sacca per il trasporto di varie attrezzature (legna per il fuoco, pietre e materiali vari), rete da pesca o nassa, se si tengono più strette le maglie si può fare un’amaca o rete per il letto.
Normalmente per fare un retino da pesca utilizzo i fili interni del paracord o altre cordicelle. Per reti più robuste utilizzo la calza esterna del paracord. Molto buona per la costruzione di una rete è anche la rafia sintetica. Si possono utilizzare anche fibre naturali.

come si vede nel disegno sopra per iniziare la costruzione si può partire anche dal nodo di prusik:

Immagine di: https://thebearessentials.com/blogs/knot-tying

Pelli e pellicce, trattamento per conservazione

Le pelli e le pellicce degli animali catturati per procurarsi il cibo in sopravvivenza, hanno un’indubbia utilità ma devono essere trattate e preparate per essere conservate nel tempo. Non si può parlare di concia vera e propria ma solo di ottima conservazione nel tempo. La pelle deve essere lavata e ben pulita, la parte interna deve essere raschiata e pulita di tutti i residui di grasso e carne che sono rimasti attaccati. I residui poi saranno cotti per essere mangiati. Quando la pelle è pulita si mette ad asciugare (se si vuole anche affumicata) in un telaio autocostruito, legandola al telaio in modo che stia ben tesa. Si deve però trattare con qualche sostanza idonea in modo che si mantenga e non imputridisca. Anche normalmente, sebbene vengano utilizzate sostanze chimiche e non metodi naturali,  è necessario conservare la pelle, perché i pellami dal momento della macellazione devono attendere lunghi periodi prima di essere conciati e se non vengono trattati in modo idoneo possono marcire.
In sopravvivenza, le sostanze per conservare la pelle si trovano in natura e i metodi sono facilmente accessibili:

– Tannino: tutti i vegetali contengono una sostanza che serve loro per proteggersi da funghi e batteri: il tannino. Il tannino fin dall’antichità è utilizzato nella conservazione delle pelli. La corteccia, il legno,le foglie e i frutti di piante come quercia, castagno, betulla, robina, vengono sminuzzate e messe a bagno in acqua preferibilmente calda per una macerazione lenta ma efficace. Il liquido scuro che ne deriva viene utilizzato per bagnarci (il tempo è variabile e può essere anche un mese) la pelle e il suo effetto deve essere costantemente controllato durante tutta la bagnatura.

– Urina: l’urina, ma anche gli escrementi di animali in generale e meglio canidi e uccelli, risolvono il problema della formazione di batteri e microrganismi responsabili della putrefazione.

– Cervello: anche il cervello dell’animale ucciso, se non mangiato, può essere spalmato nel retro della pelle e risulta molto efficace come trattamento.

– Tuorlo di uova: il tuorlo d’uovo se si disponesse di uova è indicato per la conservazione della pelle.

– Salatura: la salatura, anche se meno efficace, ma comunque idonea, è un altro ottimo metodo. Si deve disporre del sale, quindi acqua di mare soprattutto. 

Orientamento senza strumenti o carte

Orientarsi: rivolgersi verso est, oriente.

Quando ci si perde in un bosco o in una zona isolata, a meno di non caderci dall’alto, all’origine c’è sempre un errore organizzativo dovuto ad una scarsa conoscenza dei metodi di orientamento e di organizzazione e all’aver preso troppo alla leggera lo spostamento in zone difficili e sconosciute. Se solo si lasciassero alcuni segni al passaggio o se si osservassero bene punti che attraggono l’attenzione, sarebbe più facile ritrovare la strada del ritorno. Imparare le basi dell’orientamento, senza l’aiuto di strumenti come la bussola, il GPS o carte, diventa un’abilità essenziale che può salvare la vita. Può succedere però che ci si perda e non si sappia più come fare per ritrovare il punto iniziale o comunque un punto noto.
Nel momento in cui si capisce che ci siamo persi, si devono attuare tutta una serie di procedure di seguito descritte: fermarsi immediatamente e non continuare a girovagare inutilmente e senza senso solo perché presi dalla paura e dal panico. Trovare un posto comodo dove fermarsi, calmarsi, riposarsi e poi iniziare a riflettere su alcuni punti fondamentali: da dove sono venuto? quando ho iniziato il percorso verso quale punto cardinale mi sono diretto rispetto al punto iniziale? ho fatto un tragitto lineare oppure no? Per tragitto lineare si intende un tragitto cosciente, deviazioni e percorsi circolari o tortuosi fatti senza rendersi conto non si possono ovviamente valutare.
Nei territori a nord dell’equatore il sole sorge ad est, percorre da est ad ovest un arco che coincide con il sud nella massima altezza (il mezzogiorno) e poi tramonta ad ovest. Se non ci si trova in boschi o vegetazioni fitte che non permettono di vedere il sole o se il cielo non è troppo nuvoloso, la prima cosa da fare è individuare i 4 punti cardinali con l’aiuto del sole di giorno e con l’aiuto delle stelle di notte.

il disegno che avevo fatto qualche anno fa, mostra la posizione della stella polare rispetto alle costellazioni più grandi e più facilmente individuabili. Nella stagione estiva l’Orsa Maggiore è abbastanza bassa nel cielo e in alcuni casi è più difficile individuarla. Anche le stelle, come il sole, sorgono ad est e tramontano ad ovest. La luna, se sorge prima del tramonto ha il lato illuminato verso ovest, se sorge dopo la mezzanotte è il contrario, il lato illuminato è ad est.

Non si dovrebbe però camminare al buio, anzi è fortemente consigliato di fermarsi, improvvisare un riparo e prepararsi per la notte. Una volta individuata la stella polare si dovrebbe creare una mappa, anche mentale, da utilizzare quando fa giorno. Nei territori a sud dell’equatore i poli si invertono e il nord è rappresentato dal sole alto nel cielo a mezzogiorno, che sorge ad ovest e tramonta ad est. Di notte si prende come riferimento la costellazione chiamata Croce del sud.

si riescono a vedere il sole e le stelle, si può osservare il bosco al suo interno per individuare tracce di orientamento. Per esempio il muschio si forma prevalentemente sul lato nord o nord-est degli alberi. Le ragnatele vengono costruite verso la maggiore luce, cioè a sud. Nelle piante, quando sono rotte e si possono vedere gli anelli, più stretti e più corti nella parte di tronco rivolto verso nord. Il fogliame degli alberi generalmente è più rigoglioso verso sud. Se ci sono pietre con il muschio attaccato, questo indica quasi sempre il nord, verso nord si trova terreno e fogliame più umido e verso sud le pietre e il sottobosco più asciutti e puliti.

Se si riesce a capire la planimetria del punto di partenza rispetto al punto in cui ci siamo persi, considerare anche che: i fiumi e i corsi d’acqua scorrono in discesa e prima o poi portano verso luoghi abitati e verso il mare. A volte non è semplice seguire un fiume ma questo può essere seguito anche a distanza e non necessariamente si deve stargli accanto. Per salire di quota il percorso deve presentare boschi che sono disposti su pendii e pareti ripide. Mi è successo a volte che sebbene conoscessi la direzione da seguire davanti a me, non potevo seguirla per via di un sottobosco impenetrabile o altri ostacoli difficili da superare. quando si deve andare a destra o sinistra e poi a zig zag ritornare nella giusta direzione, si deve prestare molta attenzione a come ci si muove e valutare tutti gli spostamenti nei minimi particolari segnando con scrupolo il percorso, in modo da capire se ci si trova alla fine sulla giusta direzione iniziale che è stata aggirata.
La Luna:
La luna crescente prima del tramonto: ha il lato luminoso verso ovest. La luna a metà nottata: ha il lato luminoso verso est. La luna piena: a sud a metà nottata, a nord a metà giornata. La luna nuova: a nord a metà nottata, a sud a metà giornata. Quando si conoscono le tecniche di orientamento sopra descritte, sin dall’inizio del percorso ci si organizza in modo da ritrovare la strada, ovviamente sarà tutto più semplice. Non si cammina solo con la testa bassa e con lo sguardo a 4-5 metri dai piedi, si alza frequentemente la testa e si osserva il paesaggio e la sua conformazione, si individuano i punti di riferimento che in qualche modo sono ben visibili e facili da ritrovare e ci si muove per settori, verso punti noti e certi. Si lasciano dietro di noi dei segni evidenti che aiutano a ritrovare il percorso al ritorno.

mmagini prese dal manuale: Tecniche di sopravvivenza di Brian Hildreth

Orientamento con la bussola, con e senza carte

Orientarsi: rivolgersi verso est, oriente.

Ho una piccola bussola, ha solo il minimo indispensabile però funziona bene e mi basta e avanza. L’ho presa trasparente perché se ho una carta l’appoggio sopra e continuo a vedere sotto. Non serve molto spiegare le parti di una bussola, è tutto abbastanza intuitivo. Ci sono delle scale di riferimento in km., un righello in mm., una ghiera (la mia è di colore azzurro) che può essere ruotata tramite un’impugnatura circolare in gomma nera, nella parte centrale trasparente dove sono incisi la freccia rossa e il proseguimento della freccia nera sono indicati in rosso le declinazioni ovest e est. L’ago di colore rosso è calamitato, è ad immersione e punta sempre verso nord se si lavora in piano e può ruotare liberamente. Il nord magnetico (quello indicato dalla bussola) non coincide con il nord terrestre (Polo Nord) o il nord cartografico (quello che viene indicato dal reticolo della carta geografica). L’errore però è trascurabile se si parla di orientamento generico e si può fare sicuramente affidamento sulla bussola per trovare una direzione. In qualsiasi modo si utilizza la bussola, questa deve lavorare sempre in orizzontale e la punta dell’ago non deve puntare ne verso il basso ne verso l’alto del liquido e deve girare liberamente. Quando l’ago si stabilizza e ha trovato il nord, si ruota la ghiera fino a far collimare la punta della freccia del nord con la parte rossa dell’ago.

– Utilizzo senza carta geografica e rilevando l’azimuth:
ci si deve rivolgere verso il punto preso per riferimento (può essere un grosso albero, la punta di una collina, uno sperone di roccia molto evidente. Infine sulla ghiera (nelle ghiere di qualsiasi bussola sono sempre indicati i gradi) si rileva l’angolo fra il riferimento preso e il nord. Si continua a procedere così di punto in punto, di azimuth (angolo) in azimuth, avendo l’accortezza di segnare i gradi e i riferimenti. Per ritornare al punto di partenza basta fare il ragionamento inverso.

disegno preso da un mio quaderno di appunti

– Orientare una carta geografica (il testo e disegni che seguono sono presi presi dal foglio istruzioni della bussola Silva):

Per convenzione nelle carte geografiche la parte alta è rivolta verso nord se non diversamente indicato.

Orientarsi con la carta o una mappa non dotata di meridiani, paralleli o di altro tipo di reticolo:
prendete le bussola, girate la ghiera sino a far coincidere lo “0” con la linea di riferimento incisa sulla base, allineate il bordo della bussola con il bordo della carta, ruotate la carta sino a far sovrapporre la punta della freccia di orientamento con la parte ROSSA dell’ago della bussola ed avrete orientato al nord magnetico la vostra carta geografica.
Carta con meridiani e paralleli o con reticolo U.T.M. (Universal Trasversal Mercator):
queste carte sono generalmente dotate di un rapportatore per facilitare l’esatto orientamento, che, per
essere usato correttamente, prevede una conoscenza delle regole basilari della topografia, in particolare della declinazione magnetica che esulano da questa introduzione. In ogni caso per un orientamento di massima si consiglia di sovrapporre la bussola azzerata, secondo il sistema già indicato sopra, su un meridiano o sul reticolo U.T.M. e di ruotare la carta sino alla coincidenza della freccia con la parte rossa dell’ago.
Come rilevare un angolo di rotta sulla carta geografica
:
camminando capita spesso di sapere qual è la destinazione ma di ignorarne la direzione. Con la bussola e
una carta geografica è possibile risolvere il problema in modo semplice. Dopo aver orientato la carta
geografica verso il nord con i sistemi sopra descritti, avendo ben cura di non muoverla, si cerca il luogo di
destinazione, lo si congiunge con una retta al punto in cui siete, quindi allineate la bussola alla retta
tracciata e ruotate la ghiera graduata sino a far coincidere la punta della freccia di orientamento con la
parte rossa dell’ago, potrete leggere cosi l’angolo di rotta da seguire.
Girare la ghiera fino quando l’ago di orientamento è parallelo al meridiano. Sulla ghiera si legge l’angolo.

Come procedere nella giusta direzione:
Dopo aver rilevato l’angolo di rotta con il sistema indicato, si mantiene la posizione della ghiera graduata e alzando la bussola sino all’altezza dell’occhio e, ponendo attenzione alla sovrapposizione della freccia inferiore con l’ago magnetico, si mira un punto del terreno abbastanza distante e facilmente individuabile e lo si tiene come primo traguardo. Una volta raggiunto il punto di traguardo si ripete l’operazione con un altro e cosi via sino al raggiungimento della vostra destinazione.

Sotto: le istruzioni complete in formato pdf

PICCOLA INTRODUZIONE ALL’ USO DELLA BUSSOLA Manuale in dotazione alla bussola Silva

Altro manuale della bussola Silva, in inglese ma un po’ più completo 

Nodo scorsoio semplice (slip knot)

immagine tratta da https://www.101knots.com/

Il nodo scorsoio è stato reso famoso in moltissimi film, sopratutto western, perché utilizzato nelle impiccagioni quando si doveva giustiziare una persona ( è detto anche nodo dell’impiccato o nodo del boia o cappio del boia). Il nodo scorsoio semplice è di più veloce fattura rispetto al nodo scorsoio normale che ha più spire.
In pratica consiste nel fare un nodo che non serra ma che stringe quando al suo interno si passa la cima da tirare.

Nodo parlato o del barcaiolo (Clove Hitch)

immagine tratta da https://www.101knots.com/

Il nodo parlato appartiene alla famiglia dei nodi di avvolgimento, si rivela molto efficace in tante situazioni. Principalmente il suo utilizzo è nautico ma anche in situazioni di emergenza si può rivelare utile in molti modi. Per esempio le legature cominciano quasi sempre con un nodo parlato. La realizzazione è molto semplice al punto che, con un po di allenamento si realizza facilmente con una sola mano. Se si prova a fare in senso orizzontale oppure verticale intorno ad un palo, si comprende immediatamente quali possono essere i campi di utilizzo. Può essere fatto in orizzontale come nell’immagine oppure in verticale (per intenderci ruotare l’immagine in senso orario)

Nodo gassa d’amante (bowline knot)

immagine tratta da https://www.101knots.com/

Uno dei nodi più utili che ci siano. Il nodo gassa d’amante o bowline forma un anello sicuro che non si inceppa ed è facile da legare e sciogliere. Il suo utilizzo è quello di formare un anello fisso, grande o piccolo alla fine di una corda. Provato e testato nel corso di secoli, questo nodo è affidabile, forte e stabile. Anche dopo aver applicato una forte tensione è facile da sciogliere.

Nodo del chirurgo (Surgeon’s knot)

http://commons.wikimedia.org/wiki/

Un nodo chirurgico è un tipo particolare di nodo che viene utilizzato in chirurgia per serrare i fili di sutura (i classici punti che vengono messi sulle ferite).

Il nodo del chirurgo può servire come nodo vero e proprio e prende il nome dall’utilizzo primario che se ne fa in chirurgia. Può servire anche per unire due corde di uguale o simile spessore (i pescatori ci uniscono spesso gli spezzoni di lenza), è anche molto utile per stringere i lacci emostatici. Si attorcigliano i capi della corda o le due corde due o tre volte nella stessa direzione e infine si bloccano sopra con un nodo semplice.

Nodo del camionista (trucker’s hitch)

immagine tratta da https://www.101knots.com/

Il nodo del camionista, in inglese trucker’s hitch è utilissimo per mettere in tensione una corda. È utilizzato principalmente per tenere fermi i carichi di carri o camion, e da qui il nome. Nel disegno si vede abbastanza bene il funzionamento, il moschettone può essere un gancio, un ramo o un qualsiasi tronco. Ecco come lo utilizzo: fisso un capo della corda con un nodo parlato o un jam knot sul primo punto di fissaggio, tendo la corda e la passo attorno al secondo punto di fissaggio (rappresentato dal moschettone nel disegno) tendo ma non troppo la corda e creo l’anello come al punto 2, poi passo il capo dentro l’anello e tiro con forza. Quando la corda è sufficientemente tesa, la schiaccio contro l’anello per non farla tornare indietro e faccio il nodo come al punto 5, che tirato verso l’anello, fissa la corda tesa in posizione.

Nodo Canadian Jam Knot (arbor knot)

immagine tratta da https://www.101knots.com/

L’arbor knot si basa su un nodo a cappio e, quindi, tirandolo si stringe. Nella pesca si utilizza spesso per fissare la lenza al rocchetto. Lo stesso nodo viene utilizzato in ambienti survival, con il nome di canadian jam knot in cui una corda leggera, ad esempio paracord (meglio se utilizzato senza le corde interne), viene utilizzata per comprimere un carico come un sacco a pelo o viene utilizzata come primo passo nella creazione di un ancoraggio. In una situazione di sopravvivenza, è anche particolarmente utile per legare insieme due pali di ricovero in modo da utilizzare molta meno corda rispetto agli ancoraggi normali.

Alla fine, ha le stesse funzionalità di un nodo scorsoio semplice (o fibbia scorrevole o nodo galera) e qui il bloccaggio è ottenuto con secondo nodo all’estremità della corda.