Fuoco: acciarino (ferro cerio) e esche.

L’acciarino, chiamato anche ferro rod (bacchetta di ferro ) o ferro cerio è una lega artificiale di vari componenti. Questa lega è comunemente composta da ferro, cerio e lantanio e, può contenere anche neodimio, praseodimio, magnesio. Quando lo si sfrega contro un pezzo di acciaio al carbonio temprato, poroso o con uno spigolo vivo (che può grattare), produce una cascata di scintille che arrivano anche a 3.000 °C. L’acciarino è sicuramente il migliore strumento per accendere il fuoco, occupa pochissimo spazio e in un kit se ne possono mettere anche 2 o 3, non sono mai troppi ed è l’unica cosa che porto sempre volentieri in più.

acciarini con striker e poi: legno resinoso di pino, cotone carbonizzato (char cloth), corda di canapa passata con olio, ottime esche per accendere un fuoco.

Ma non è facile utilizzarlo. C’è chi preferisce muovere velocemente dall’alto verso il basso lo scraper (il pezzo di acciaio al carbonio con angolo vivo) sopra la barretta di ferro cerio; chi invece preferisce tenere fisso lo scraper vicino all’esca e, muovere sopra, la barra di ferro cerio dall’alto in basso. Secondo me entrambi i metodi sono validi, l’importante è non tenere la barretta in posizione verticale ma tenerla in posizione obliqua, in modo che le scintille che si formano vanno a finire sull’esca con più facilità. Cosa importantissima è tenere la punta della barra di ferro cerio più vicina possibile all’esca, se non addirittura appoggiata, perché quando si forma la cascata di scintille, queste devono percorrere meno spazio possibile per arrivare all’esca e non raffreddarsi lungo il tragitto. L’esca, naturalmente, è la cosa fondamentale e da curare meglio che si può, per accendere un fuoco con l’acciarino.

Non è facile utilizzare il ferro cerio perché bisogna adottare delle procedure ben precise nell’utilizzo (altrimenti si corre il rischio di consumare inutilmente la barretta senza ottenere risultati) e, si deve preparare un’esca che prenda facilmente fuoco con le scintille prodotte.

Se non si crea una buona esca il fuoco non si accende! Si trovano in commercio molti tipi di esche, più o meno valide, ma, preparare una buona esca e tenerla insieme all’acciarino (possibilmente in una bustina impermeabile) non è assolutamente difficile. Il pino per esempio fornisce già da solo esca di prima qualità e facilmente incendiabile (che poi è la caratteristica fondamentale di ogni esca). Si devono cercare pini secchi, meglio se caduti. Segando alla base e con una lunghezza di 15/20 cm. un ramo di circa 5/8 cm. di spessore, spezzato e secco, si nota subito che il legno interno è di colore giallo scuro (sembra miele). Si può sezionare il tronchetto in tanti piccoli bastoncini (fatwood). Da questi bastoncini si ottengono trucioli e segatura altamente infiammabili. Anche la resina di pino che è fuoriuscita dalla corteccia del tronco, può diventare un’eccellente esca. Altre esche utili si ottengono con batuffoli di cotone o corda di canapa, bagnati con olio di vasellina, si può preparare preventivamente il “cotone carbonizzato”, meglio noto con il nome di char cloth (parlerò del char cloth in un apposito articolo)… e inoltre basta avere fantasia e sperimentare. È sempre meglio portare un pochina di esca pronta insieme all’acciarino. Le condizioni ambientali potrebbero non farla procurare agevolmente sul posto.
Per finire: qual’è il miglior striker per generare scintille nella barra di ferro cerio? Sicuramente la parte superiore dello strumento sega per legno del coltellino multiuso Victorinox si candida per essere tra i primi posti. E’ veramente eccezionale!

la busta delle esche contiene legno resinoso di pino e resina secca di pino presa dalla corteccia di un pino secco caduto, oltre ad alcuni pezzi di cotone e di corda di canapa, passati nell’olio enologico.

Nodi per ami da pesca e di giunzione

Saper fare i nodi da pesca, ma non solo per la pesca, perché i nodi che si utilizzano per legare gli ami hanno molte altre applicazioni. Di seguito quanto consigliato sul sito della Decathlon:

Caperlan: saper fare i nodi da pesca
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NODO PER IL CUCCHIAINO. Semplice, solido e veloce da eseguire, nodo basilare per legare efficacemente un amo con occhiello (Improved Clinch Knot), un’esca morbida, pesciolino artificiale, una girella, una mosca, ecc. 1): passare il filo nell’occhiello dell’amo 2): formare un’asola poi avvolgere il filo attorno alla lenza (5/6 giri). 3): ripassare il filo nell’asola. 4): prima di stringere il nodo, inumidire il filo con la saliva e tagliare la parte in eccesso.
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NODO PALOMAR. È uno dei nodi più affidabili per la sua tenuta e grande resistenza. Permette di legare la lenza a una girella, un amo ad occhiello, un pesciolino artificiale, una testa piombata… 1): doppiare la lenza prima di passarla nell’occhiello. 2): fare un nodo semplice. 3): passare l’oggetto (amo, girella) nell’asola e stringere gradualmente.
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NODO PER AMI A PALETTA. Questo nodo permette di legare tutti gli ami a paletta di qualsiasi dimensione. Un nodo così versatile ed efficace da poter essere utilizzato in molte circostanze e che tutti i pescatori al colpo devono conoscere. 1): formare un’asola all’altezza del gambo dell’amo. 2): tenere l’asola con il pollice e l’indice, poi avvolgere il filo intorno al gambo (6 – 7 giri). 3): inumidire il filo prima di stringere il nodo tirando il filo affiancato alla paletta.
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NODO PER COLLEGARE 2 FILI. Questo nodo semplice permette di collegare efficacemente due fili dello stesso diametro. Non è consigliato per collegare la treccia con il filo nylon o fluorocarbon, perché il trecciato ha la tendenza a tagliare il filo. 1): disporre i due pezzi di fili parallelamente. 2): fare un’asola con i due fili. 3): passare i due fili all’interno dell’asola. Ripetere l’operazione 2 volte. 4): inumidire il nodo con della saliva e poi stringere gradualmente.
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NODO PEIXET (nodo di giunzione trecciato-fluorocarbon). È un nodo molto efficace per unire la treccia al nylon o al fluorocabon e collegare due fili di diametro diverso. La scorrevolezza negli anelli è eccellente. 1): fare un otto con il filo nylon o fluorocarbon. 2): passare il trecciato all’interno dell’otto rovesciato. 3): facciamo compiere al trecciato 15 spire attorno al nylon o fluorcarbon. 4): adesso ripetiamo l’operazione nel verso opposto, quindi passiamo il capo libero del trecciato attraverso il nostro otto rovesciato. 5): inumidire il nodo con della saliva e poi stringere gradualmente. Tagliare il filo eccedente.
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NODO “LOOP TO LOOP”. È un nodo semplice ed efficace per unire il corpo lenza al terminale. 1): fare un’asola con l’estremità del corpo lenza. 2): passare l’asola del corpo lenza nell’asola del terminale. 3): passare l’estremità del terminale nell’asola del terminale prima di stringere.
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NODO VERSIONE DROPPER questa montatura permette di utilizzare sul terminale un’esca morbida, un ‘esca artificiale galleggiante, una mosca, ecc. 1): posizionare parallelamente i due fili. 2): fare un classico nodo da chirurgo. 3): tagliare il filo inutile.

Nodi utili in ambienti naturali e urbani

Saper fare i nodi è importante, anzi, molto importante. I nodi risolvono tanti problemi e aiutano quando ci si trova in situazioni di emergenza. Non serve conoscere tanti nodi.

Le immagini a seguire sono una dispensa del Gruppo scout Pieve di Cento, che utilizzo, perché in poco spazio c’è tutto l’indispensabile. Metto a disposizione, la dispensa in formato pdf, presa sul sito https://www.parrocchiapievedicento.it/: Gruppo scout Pieve di Cento I: I PRIMI NODI

Questa dispensa è fatta molto bene, grazie a chi l’ha ideata. Se poi, per i meno esperti qualche nodo risultasse di difficile comprensione, quando si conosce il nome, si può sempre approfondire l’argomento… Alcuni nodi basilari, quelli che secondo me sono i più importanti, che magari sono ripetuti anche qui, sono stati messi in evidenza con articoli specifici.

  • Il dormiente è il capo della corda che non partecipa alla realizzazione vera e propria del nodo
  • Il corrente è la parte della corda che si muove per realizzare il nodo
  • Il doppino è la corda ripiegata su se stessa a formare un occhiello

Resina di pino: proprietà, utilizzi efficaci, controindicazioni.

E’ facile individuarla, basta osservare un tronco o ramo di pino per vederla facilmente in molti punti della pianta, è morbida e appiccicosa nelle parti dove il taglio o il danneggiamento della corteccia è recente, oppure secca se fuoriuscita ed esposta all’aria da diverso tempo. Le ferite o i danneggiamenti della corteccia sono pericolosi per il pino, con la fuoriuscita della resina la pianta pratica un’automedicazione e guarisce.

Per quanto riguarda la sopravvivenza nella natura è utilissima e indispensabile in moltissime occasioni.

La prima cosa che viene in mente è la sua infiammabilità. Niente di meglio quindi che servirsene per accendere facilmente un fuoco soprattutto con acciarini e simili. Può essere usata da sola (quando è secca si deve ridurla in polvere o in piccoli pezzetti), oppure avvolta con una corteccia sfibrata di cedro o di altro sempreverde. L’infiammabilità del composto è molto utile anche per la costruzione di torce, utili nella pesca notturna o per illuminare se necessario. Quando brucia, libera un profumo fresco e balsamico.

Si può utilizzare (la resina morbida) per rattoppare piccoli strappi o buchi che si sono creati in teli impermeabili o plastificati, per chiudere fessure o altro, lontano dl fuoco.

La colla è un ulteriore realizzazione utilissima in tante occasioni. Si fonde la resina in un contenitore (anche improvvisato con una piccola pietra incavata o con bambù), si polverizza un po’ di carbone e si mischia alla resina. Il composto ancora caldo e morbido viene arrotolato su un bastoncino a formare una specie di palla, se è tanto aspettare che solidifichi quello già messo e poi aggiungere altro composto morbido e caldo. Alla fine si sarà creata una palla solida e dura. Per usare la colla basta riscaldarla nuovamente e spalmare la quantità necessaria.

Se inalata per evaporazione è utile per la cura di malattie da raffreddamento o per decongestionante in generale.

Può essere utilizzata come medicamento e per chiudere tagli e ferite sanguinanti, ma anche per bruciature, punture di insetti, irritazioni e ripristino dei tessuti in genere.

Si può sciogliere un pezzetto di resina fresca e berla per digerire meglio, per gastriti o bruciori di stomaco. Oppure, con lo stesso metodo di assunzione, la mattina e la sera, favorisce la guarigione delle malattie di raffreddamento e delle influenze.

Come tanti prodotti naturali se utilizzata come metodo curativo potrebbe avere controindicazioni su specifici individui: mal di testa nausea, arrossamenti della pelle, …

Si è parlato della resina del pino, ma con qualche piccola variazione potrebbe andare bene (forse meno efficace) anche la resina di abete o di…

Fuoco: tipi di focolare

Come prepararsi per accendere un fuoco

Quando si hanno a disposizione poche risorse, è bene fare le cose al meglio per risparmiare attrezzature e materiali.
Voglio suggerire come disporre la legna nel luogo di accensione del fuoco, in modo che aria, vento e metodi di accensione, risultino abbastanza efficaci nel momento in cui si produce la prima fiamma e il fuoco può prendere fin da subito la giusta consistenza.
In una situazione di sopravvivenza, si accende il fuoco perché si pensa di avere una ben precisa necessità: calore per il corpo, luce per illuminare, cottura del cibo e bollitura dell’acqua, …
I manuali e altre fonti di informazioni concordano che ci sono alcuni modi di disporre la legna più efficaci di altri. Sono d’accordo con quello che indicherò a seguire, anche se sinceramente, alcuni metodi non li ho mai provati, ma mi sembrano validi almeno in teoria.

I disegni aiutano a capire cosa intendo.

Il metodo che principalmente utilizzo per far partire bene un fuoco dopo che ho prodotto la prima fiamma è quello che da tutti viene definito come fuoco a forma di tepee (tenda indiana). In pratica si tratta di disporre l’esca al centro, preferibilmente dopo che ha già preso fuoco e, mettere la legna (cominciare sottovento), inizialmente fina e secca disposta in cerchio, appoggiata sul lato superiore, come se fosse una capanna indiana. In questo modo la fiamma interna ha sufficiente aria per prendere vigore e la legna intorno brucia bene e rapidamente. Man mano che la struttura della legna disposta a capanna brucia e cade all’interno, dispongo altra legna intorno, questa volta di spessore maggiore, continuando così. Per cuocere solitamente metto due pietre ravvicinate sopra la brace che mi servono per appoggiarci un pentolino con cibo o acqua. se riesco a fare un treppiedi sopra il focolare, il pentolino lo appendo sopra la fiamma e se devo cuocere carne o pezzi di verdure più grandi, le infilo con un bastone che poi pianto per terra diagoalmente verso la brace e vicino al fuoco. Il calore provvede a cuocere bene e velocemente. Infine è molto facile, in corso d’opera, trasformare questo focolare in un focolare con due tronchi laterali più o meno lunghi.

Un altro focolare può essere quello in cui si mette intorno all’esca la legna (prima fina poi sempre più grossa) secondo il metodo cosiddetto a capanna, sovrapponendo i legni con metodo incrociato. Il flusso d’aria potente che si crea con questo sistema, fa si che sul bracere ci sia sempre una fiamma viva e grande. Il focolare a piramide è molto simile e praticamente ha la stessa funzione.

Il focolare a stella, molto usato da alcune tribu di nativi americani può essere definito un focolare a consumo di legna variabile. Infatti, facendo il fuoco nel centro della stella (i legni vanno disposti a raggiera piani sul terreno), allontanando o avvicinando la legna questa si brucia più o meno rapidamente, mantenendo il fuoco al minimo indispensabile quando non serve e ravvivandolo nel momento della necessità. Si può posizionare un treppiede sopra il bracere per cuocere in un pentolino.

Il focolare tra due tronchi più grandi è utile per allungare in sicurezza il fronte del fuoco (quanto la lunghezza stessa dei tronchi), ci si può cuocere bene sopra e i tronchi, che si consumano lentamente e lo mantengono per un tempo prolungato.

Gli altri focolari sono caratterizzati dal fatto di trovarsi dentro una buca scavata nel terreno.

Il focolare a forma del buco della serratura ha in pratica la stessa funzionalità del fuoco lungo tra due tronchi.

Il focolare a T come quello a buco della serratura serve quando è necessaria una buona quantità di brace per una determinata lunghezza. E’ adatto per esempio come fuoco di segnalazione.
Una variante del focolare a T e cioè fare soltanto una buca lunga, potrebbe avere una certa utilità davanti all’entrata del rifugio per protezione da animali.

Il focolare dakota è molto famoso perchè si trova in quasi tutti i manuali ed effettivamente ha molte utilità. E’ sotterraneo e questo significa che può essere acceso in presenza di un vento forte o pessime condizioni climatiche. Si tratta di scavare una buca nel terreno a forma di “U” con due fori che si aprono all’esterno. in un canale verticale ci si dispone la legna e ci si accende il fuoco, che prende aria dall’altro canale. E’ molto pratico per cucinare e riscaldarsi, fa poco fumo ed è facilmente riparabile dalle avverse condizioni metereologiche.

Per finire, volendo fare una ricerca nell’internet, conviene utilizzare i termini inglesi, perchè forniscono molti più risultati:

  • fuoco a forma di tepee (tenda indiana): tepee fire lay
  • fuoco a capanna e simile focolare a piramide: log cabin, the pyramid fire lay
  • fuoco a stella: star fire lay
  • fuoco lungo tra due tronchi: parallel/long fire lay
  • fuoco a forma di buco della serratura: keyhole fire
  • fuoco a T: survival T fire
  • fuoco dakota: dakota fire hole

Fuoco: come accendere un fuoco, metodi di base

Costruzione dell’esca:

qualsiasi metodo si utilizzi per accendere un fuoco (compresi fiammiferi o accendino) è importante disporre di una buona esca, facilmente infiammabile e successivamente idonea ad essere alimentata con legnetti e cortecce via via sempre più grandi. In natura l’esca più facile da trovare è fornita dal pino: se si sega un ramo rotto secco di piccolo diametro (sempre attaccato alla pianta) si nota al suo interno un colore rossastro perché contiene resina, è sufficiente spaccare in legnetti fini il ramo e si ottengono i cosiddetti fatwood, stecchetti di legno impregnati di resina che, ridotti in trucioli o segatura prendono facilmente fuoco; anche la resina secca o fresca (si può impastare con un pezzo di corteccia sfibrata) che si trova sulla corteccia del pino è un ottimo materiale infiammabile. Altri materiali da esca potrebbero essere: un nido secco vecchio, la lanugine di alcune infiorescenze o cortecce, i fili d’erba molto secca sminuzzati e sfibrati. Pezzi di corda in materiale naturale sfilacciati a trasformati in batuffoli sono ottimi e si incendiano facilmente. Un’altra esca ottima è costituita dal feather-stick o bastone piumato: in pratica si prende un bastoncino secco e con un coltello si creano (lama inclinata e movimenti dall’alto al basso) trucioli molto fini, simili a piume. Il piumaggio può rimanere attaccato al bastoncino, ma se i trucioli si staccano e poi si riuniscono in un mucchietto vanno bene lo stesso, l’importante che siano di spessore più fino possibile. Qualsiasi esca si utilizza, deve essere completamente asciutta e priva di umidità, altrimenti si rischia di non riuscire ad accendere un fuoco. Quando camminate nella natura, se individuate un’esca asciutta adatta, non lasciatela, prendetela e mettetela dentro qualche tasca al caldo e al riparo da umidità o pioggia, arriverà poi il momento che serve per essere utilizzata al meglio. Il successo di un accensione del fuoco dipende indubbiamente dalla capacità che si ha nel padroneggiare la tecnica, ma dipende sopratutto dalla “qualità” dell’esca utilizzata.

  • acciarino o ferro cerio o ferro rod: da non confondere il nome con acciaino che è l’utensile per affilare. Il ferro cerio è una miscela di ossidi di ferro e magnesio. Si ottengono barre (quasi sempre cilindriche) che quando vengono raschiate con materiale duro come acciaio al carbonio con angolo vivo o una lama producono una cascata di scintille che superano i 3000°C e incendiano i materiali dove cadono (che si devono incendiare facilmente). L’acciarino deve essere posizionato a 45° rispetto al materiale e deve essere posizionato il più vicino possibile a questo, in modo che le scintille percorrano meno tragitto possibile (perché raffreddano velocemente). Con il termine acciarino (sopratutto in contesti medievali e più antichi) si intende anche un pezzo di selce che colpito da un metallo duro come acciaio al carbonio o da altra pietra, produce scintille che vanno a colpire materiali naturali facilmente infiammabili producendo un punto di brace che si allarga soffiandoci sopra o per agitazione nell’aria, poi messo all’interno di un esca secca e agitato o continuando a soffiarci fino ad incendiarsi e produrre la fiamma, Articolo specifico: https://www.sopravvivere.org/fuoco-acciarino-ferro-cerio-e-esche/
  • Rotazione di una bacchetta (lunga) di legno fra i palmi delle mani su una base di legno opportunamente incisa (la base è la stessa di quando si usa l’archetto). Lo sfregamento riscalda la tavoletta inferiore fino a produrre una polvere con braci che trasferite su materiali infiammabili detti “esca” e soffiandoci sopra danno una fiamma. I legni devono essere morbidi come quelli delle conifere, abete, pino, larice, che sono anche resinosi. Le conifere crescono velocemente, quindi hanno una struttura semplice e abbastanza regolare. Sono legni teneri anche pioppo, betulla, nocciolo, salice, yucca, sambuco, carpino. Il sistema è lo stesso (a parte l’uso delle mani) dell’accensione con l’archetto, la differenza è nello spessore del legno che ruota sulle mani, deve essere di piccolo diametro e possibilmente abbastanza liscio per danneggiare il meno possibile il palmo della mano. Il legno che ruota deve essere perpendicolare alla tavoletta posta sotto, perché se si tiene inclinato difficilmente formerà una brace.
  • Accendere un fuoco con l’archetto: c’è un apposito articolo che spiega il metodo e i materiali: https://www.sopravvivere.org/fuoco-come-accendere-un-fuoco-con-larchetto/
  • Metodo a sega e come dice il nome assomiglia all’azione del segare un legno. Legno sotto con un incavo orizzontale a formare l’invito e legno sopra trasversale che si incastra nell’incavo e sfregato riscalda il legno inferiore fino a formare la brace. Si usano legni duri per il sopra e legni teneri per il sotto (quello che dovrebbe formare la brace).
  • Metodo ad aratro come il metodo a sega con il solco in linea con il legno e anche il legno sopra viene sfregato nello stesso senso proprio come un aratro nel terreno. Si usano legni duri per il sopra e legni teneri per il sotto (quello che dovrebbe formare la brace).
  • Lente di ingrandimento: presuppone un ottimo sole disponibile. I raggi del sole vengono concentrati sull’esca e il giusto concentramento si trova allontanando o avvicinando la lente all’esca.
acciarino sfregato da una lamina di acciaio a spigolo vivo, meglio se acciaio al carbonio.
metodo a sega e metodo dell’aratro
Utilizzo di una lente di ingrandimento.
Immagini prese dal manuale: Department of the Air Force, Search and Rescue Survival Training.

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si possono trovare alcuni video su come accendere un fuoco, realizzati da Alfio Tomaselli di archeologiasperimentale.it e sul suo sito si trovano i link.


Con un articolo a parte, quando possibile, parlerò di come accendere un fuoco creando scintille sbattendo tra loro due pietre (es. selce) o creando scintille sbattendo una pietra su un pezzo di acciaio al carbonio. L’utilizzo del cotone carbonizzato (char cloth) è essenziale perché incorpora facilmente la scintilla.

Fuoco: come accendere un fuoco con l’archetto

Accendere un fuoco con l’archetto è probabilmente uno dei metodi più utilizzati ma non è uno scherzo: risente dell’ambiente che c’è intorno, è faticoso.Con l’utilizzo di questo sistema mi sono quasi sempre trovato bene, a parte situazioni particolari, come per esempio la difficoltà di trovare legni asciutti e sufficientemente secchi. La caratteristica del legno utilizzato, ancora prima di imparare il metodo è fondamentale per una buona riuscita. Si possono distinguere fondamentalmente due tipi di legno: legni morbidi o teneri e legni duri. I principali legni teneri sono quelli delle conifere, abete, pino, larice, che sono anche resinosi. Le conifere crescono velocemente, quindi hanno una struttura semplice e abbastanza regolare. Sono legni teneri anche pioppo, betulla, nocciolo, salice, yucca, sambuco, carpino, canna. Sono invece legni duri la quercia, il castagno, il faggio, il bosso. Per il trapano serve un legno non troppo morbido e per l’asse di base dove si fa la scanalatura ci vorrebbe un legno molto morbido (l’ideale è utilizzare due legni teneri, più tenero per la base e meno tenero per il trapano o asta), facilmente attaccabile con lo sfregamento. Inoltre il legno non deve essere marcio e deve essere molto secco e asciutto. E’ facile individuare il legno morbido e secco, può essere difficile trovare legno asciutto dopo piogge scroscianti e in presenza di percentuali di umidità molto alte.

Immagini prese dal manuale: Tecniche di sopravvivenza di Brian Hildreth

Il trapano si tiene bloccato sull’asse di base con l’aiuto della capsula, che deve avere una parte comoda dove appoggiare la mano e l’altra parte scavata per incastrarsi sul trapano. La capsula può essere fatta anche con materiali diversi dal legno come sassi o ossa e, sopratutto deve essere comoda e deve tenere l’asta in posizione verticale rispetto alla tavola e sopratutto ben premuta su di essa. Alcune scuole consigliano di utilizzare un’asta lunga almeno 30 cm. e con un diametro di 2 cm. con i lati ottagonali, anziché rotondi, per creare attrito durante la rotazione. Nell’asse di base si pratica una scanalatura a “V” rovesciata e quando si formerà la brace, questa andrà a cadere su un supporto predisposto, alla base della scanalatura (può essere un pezzetto di corteccia o una foglia secca). Se il legno è buono per formare la brace lo si vede anche dal colore della polvere che non è carbonizzata ma è compatta a formare un “batuffolo” o “pallina” durante lo sfregamento e sarà di colore tendente al marrone e non nero carbonizzato. Quando si forma una polvere nera e non compatta, significa che il legno è troppo duro e il fatto che sia nera vuol dire che è già bruciata. Quando si riesce ad ottenere una brace, diventa importante l’esca che si è preparata vicino all’archetto. La forma dell’esca è bene che sia “avvolgente”, quasi come fosse un nido, fatta di trucioli, pagliuzze e materiali simili, molto secchi e asciutti. Si mette la brace dentro il mucchio di esca avvolgente e si comincia a soffiarci sopra fino che non parte la fiamma.

Per accendere il fuoco con il metodo dell’archetto serviranno i seguenti componenti: l’archetto, fatto al meglio che si può con la corda non troppo stretta, dove ci si incastra il trapano con un giro di corda su di esso. la capsula superiore da appoggiare al trapano per tenerlo fermo, il trapano che è in pratica un’asta di legno appuntita (ma non troppo) sia sul lato della capsula che su quello che ruota a contatto con l’asse di base, l’asse di base spessa 1 cm./1,5 cm. Per preparare l’asse di base, si crea un buco poco profondo (l’impronta per il trapano) dove si appoggia il trapano, accanto al buco impronta si fa la scanalatura che arriva fino alla base dell’asse. Quando si inizia a far roteare velocemente il trapano con l’archetto, lo sfregamento di questo sull’asse inizia a generare fumo, l’impronta sull’asse produce un batuffolo di materiale bruciato e se il legno è buono la polvere bruciata cade attraverso la scanalatura a “V” sul supporto che abbiamo sistemato e… la brace si è formata. Se la brace non si è formata e si deve iniziare da capo, non si utilizza più l’impronta ormai carbonizzata ma si fa una nuova accanto… e si riparte. Il successo dipende quasi sempre da un buon legno tenero, secco e asciutto utilizzato per la tavola inferiore che deve produrre la brace. Bisogna fare attenzione a non schiacciare l’esca sotto il focolare. Si deve creare uno spazio da terra che può essere ottenuto utilizzando un bastoncino piccolo di circa 1 cm. di diametro per staccare la tavola inferiore dal terreno. Ciò consente all’aria di entrare nell’esca dove viene raccolta la polvere incandescente.

Secondo Andrea Mercanti autore di: il manuale del trapper, questa è la giusta posizione della corda.

Fuoco: char cloth (cotone carbonizzato)

E’ simile alla storia dell’uovo e della gallina su chi sia nato prima… il char cloth o cotone carbonizzato è un’ottima esca (innesco) per il fuoco. Si forma facilmente la brace sul tessuto carbonizzato quando una minima scintilla lo colpisce e con il pezzetto di tessuto incandescente ci si può accendere un mucchietto di erba secca o simile. Però per carbonizzare il tessuto serve il fuoco… quindi il char cloth si deve preparare prima e tenerlo con le esche pronte insieme alle pietre focaie, agli acciarini o altro che può generare scintille.
Il miglior tessuto da carbonizzare è sicuramente il cotone, tipo quello delle t-shirt, con grammatura di 120/180 gr./mq.. Si mette il cotone tagliato in pezzetti dentro un contenitore metallico tipo scatoletta di caramelle. La scatoletta deve essere ben chiusa e sul coperchio si deve fare un buchino piccolo da dove ci esce il gas di combustione. Il buco non deve essere grande altrimenti se entra troppa aria il tessuto si incendia. Si mette poi la scatoletta, con il cotone dentro, sopra una fiamma (va bene anche un fornellino della cucina domestica) e dal buchino dopo un po’ si vedrà il fumo che esce. Quando non esce più fumo il cotone all’interno è carbonizzato. Si continua con il fornello acceso per un minuto poi si spegne il fornello, si mette qualcosa sul foro per tapparlo e si lascia freddare il tutto. Quando la scatoletta è fredda per essere presa in mano si apre e si estrae il tessuto (delicatamente perché abbastanza friabile) diventato nero e si predispone dentro un sacchetto impermeabile, conservandolo per quando servirà.

Lancia in legno per caccia-pesca e lance varie

Come realizzare le lance in legno per la caccia e la pesca

Si deve utilizzare legno duro (quercia, castagno, bosso, ….) con una circonferenza di almeno 4-5 cm., perché se poi si deve sezionare in due, tre o 4 punte risulta difficile con diametri inferiori.

Fare le spaccature che servono su una cima del bastone, a seconda del numero di punte il legno va sempre sezionato in parti uguali e alla base dei tagli che devono essere di 15/20 cm. si deve legare una corda a stringere, in modo che il legno non continui a rompersi. Le sezioni ricavate devono essere allargate posizionando due piccoli bastoncini alla base dei tagli fatti che le faranno tenere divaricate. Appuntire le estremità superiori delle sezioni agendo con il coltello sui lati interni, così si aumenta la distanza tra le punte. La parte appuntita deve essere affilata per perforare ma ancora robusta che non si rompa. Se si passano poi le punte nel fuoco, si induriscono e aumentano la resistenza. Anche i bastoncini precedentemente inseriti devono essere legati con della corda. Per le lance delle figure A e B, si può utilizzare anche bastoni di legno con diametro non troppo grande (max. 2 cm.) fatte con legno abbastanza flessibile. La punta si indurisce al fuoco come le altre.

Premettendo che prima di tagliare una pianta o un ramo è sempre necessario e doveroso cercare un equivalente nei rami secchi e nelle piante secche (un bosco ne è sempre pieno), quando ci si trova nei boschi, se si osservano bene le attaccature dei rami negli alberelli, la stessa conformazione si potrebbe trovare già pronta in natura (rami da tagliare e appuntire, alberelli con diramazioni in punta, rami secchi spezzati, …) o comunque si potrebbero trovare molte diramazioni pronte. Si può infine intagliare la punta in vari modi che meglio si adattano all’utilizzo che se ne deve fare. Per esempio, una punta biforcuta con rebbi non tanto lunghi è molto utile anche come blocca-serpenti.

Immagine tratta dal manuale di sopravvivenza di Peter Darman

Cucire: cuoio, pelle e tessuti

Ci sono diversi modi per cucire il cuoio, la pelle e i tessuti. Si possono usare due aghi oppure un singolo ago.

Con un singolo ago si può cucire in molti modi. In questo articolo si parlerà di tre modi:

  • sola andata del filo e un solo passaggio di cucitura, fermando con un nodo il filo alla partenza e all’arrivo e cercando di non distanziare troppo i punti. Questo modo è quello più utilizzato nel rammendo, nell’imbastitura e nella cucitura di tessuti leggeri. E’ anche quello più veloce. foto numero 1 e foto numero 2 con piattina.
  • andata e ritorno, si arriva alla fine con il primo passaggio e si ritorna al punto di partenza utilizzando gli stessi fori. Per fermarli, si annodano i capi del filo a fine lavoro quando si incontrano di nuovo e ovviamente la cucitura è più robusta. E’ un pò come cucire a due aghi, e per robustezza è la cucitura che preferisco. foto numero 3
  • a spirale per unire due parti o riparare un bordo sfilacciato. foto numero 4

Nota importante: evitare di cucire con il sistema macchina da cucire perché la cucitura è debole e se si rompe uno dei due fili si scuce tutta la linea di cucitura. La figura sotto mostra come funziona la cucitura a macchina. Se non si dispone di aghi e si utilizza una lesina con l’asola per il filo sulla punta (come un ago da macchina), quando si infila nel tessuto si deve sfilare il filo, poi si toglie la lesina senza filo, successivamente si infila di nuovo accanto al buco precedente, quando l’asola è sotto ci si rinfila il filo e si tira per farlo uscire sopra. Il metodo finale dovrà essere uguale al nr. 2 andata e ritorno descritto sopra (foto nr. 3).

https://zibalsc.blogspot.com/2011/01/28-come-funziona-la-macchina-per-cucire.html

Si può cucire anche con 2 aghi contemporaneamente. Questo metodo si spiega meglio con un video, come quello del Ranch Margherita proposto a seguire. In pratica si infilano i due aghi alle estremità del filo bloccandolo sulla cruna. Un ago cuce dal basso verso l’alto e l’altro ago cuce dall’alto verso il basso. i fili non si annodano come la cucitura simile alla macchina da cucire, ma si intrecciano.

Infine: per fermare i fili di una cucitura: ho parlato di nodi ai capi del filo. Un nodino è sicuramente robusto e fa sì che il filo rimanga in posizione. Io preferisco fermare il filo con il nodo del chirurgo e poi tornare indietro inserendo il filo per un tratto nei punti già dati e intrecciandolo con questi. Ogni metodo può essere valido… qui si parla di cucire in sopravvivenza e non siamo in una scuola di cucito

Al Ranch Margherita di Cristiana e Roberto (Toscana, Valdarno) si imparano sempre cose utili e indispensabili per vivere nella natura e con la natura. In questo video viene mostrata una tecnica di cucitura del cuoio a mano con due aghi. Non è certamente l’unica tecnica, ma è sicuramente una delle migliori. Si parla di cuoio, ma il materiale di base potrebbe essere anche sintetico (nylon, polietilene, ….) o di origine vegetale (cotone, canapa, lino). 

come cucire il cuoio a mano – https://www.youtube.com/watch?v=SrJmitRZZ84

Corde fatte con cortecce e fibre naturali

Realizzare corde con materiali che si trovano in natura

i materiali utilizzabili sono:

  • radici di alberi, private della corteccia esterna e se troppo grandi sezionate in strisce sottili
  • corteccia presa da piccoli rami verdi di alberi o cespugli con proprietà elastiche buone come salice, faggio, olmo, betulla, pioppo, yucca, ortica, piante e arbusti sempreverdi, erica scoparia e erica arborea (l’erica scoparia è detta anche scopa femmina, quella arborea è detta scopa maschio), edere, liane, rampicanti, erbe e arbusti lunghi e flessibili. Si possono utilizzare anche tendini di animali.

Il materiale utilizzato deve essere ridotto sempre in strisce sottili (le radici possono essere battute con un sasso o un tronchetto per essere separate dalla corteccia) e lavorato bagnato perchè più flessibile. Normalmente si usa la tecnica dell’intreccio a tre fili (perchè più veloce e abbastanza solida) e si intreccia come si vede nei disegni sotto

È più conveniente lasciare l’intreccio non troppo stretto e più morbido (le spire poco strette) in modo che rimanga più flessibile. I tre capi possono essere anche attorcigliati e poi alla fine fermati con un nodo in modo che le spire non si riaprono. I metodi per intrecciare se ben utilizzati, sono comunque tutti validi. Un mio anziano vicino di casa di tanti anni fa (oggi avrebbe circa 120 anni), dopo aver tenuto le fibre a bagno per tutta la notte, le univa tre o quattro con un nodo e poi sempre bagnate le faceva roteare sulla gamba con il palmo della mano, poi legava la parte terminale con un altro nodo e otteneva ottimi spezzoni, le spire asciutte non si muovevano più. Per ottenere corde più lunghe si uniscono infine gli spezzoni (qualsiasi sia l’intreccio utilizzato) tra loro con un nodo adatto come quello dell’immagine sotto, chiamato nodo del pescatore o nodo inglese (funziona meglio se i diametri sono simili).

Contenitori: corteccia e altro legno

Contenitori di legno in generale.
La corteccia potrebbe essere di pino bianco, pioppo, betulla o qualsiasi corteccia non troppo spessa e abbastanza morbida e lavorabile.
Preferibilmente cercare la corteccia di alberi caduti. Metterla a bagno per un po di tempo in modo che diventi flessibile e facilmente lavorabile.
Altri materiali per realizzare i contenitori potrebbero essere: canna di bambu o canna normale, tronchi scavati con il fuoco.
Per scavare con il fuoco: trovare il legno adatto, leggero e possibilmente secco, intagliare al centro, bruciare al centro, raschiare il legno bruciato, bruciare e raschiare finché lo spazio contenitore non è abbastanza grande
Aggiungere pietre, riscaldate al fuoco, all’acqua che ci si mette dentro per farla scaldare e bollire e continuare ad aggiungere rocce calde fino a quando non bolle.

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Ho trovato tra i miei appunti un manualetto molto interessante che metto a disposizione (da utilizzare nel rispetto dell’eventuale copyright):

Birch and Birch Bark di John Zasada, USDA Forest Service

dove si spiega l’utilizzo della corteccia per realizzare contenitori di fortuna. Il manualetto è abbastanza completo e si trovano altre informazioni riguardanti le abilità nel costruire dei nativi americani.