Curarsi con erbe e piante: ferite e piaghe

Come pulire e medicare le ferite e le piaghe della pelle, bagnando oppure usando un cataplasma.

Un modo molto efficace per pulire e detergere le ferite è quello di utilizzare acqua potabile. Se l’acqua è bollita (poi utilizzata fredda o appena tiepida) è ancora meglio. La ferita si pulisce con movimenti che vanno dall’interno verso l’esterno. La ferita, dopo che è stata lavata e pulita, dovrebbe essere disinfettata e medicata e infine tenuta coperta. Il sapone neutro non profumato è ottimo per pulire se e quando è possibile aggiungerlo all’acqua. La disinfezione è più facile perché in assenza di ipoclorito di sodio, di iodopovidone o altri disinfettanti, si può utilizzare l’urina, che deve essere appena prodotta (non deve stare a contatto con l’atmosfera per troppo tempo).

Di seguito alcune erbe o piante idonee per curare ferite, morsi di animali e lacerazioni.

Aloe vera: il gel che esce dalle foglie aiuta a sfiammare le parti della pelle già cicatrizzate o lesionate.
Bardana: si utilizzano le radici schiacciate con le quali fare un decotto.
Betulla: si utilizza la corteccia sminuzzata, con la quale si prepara un decotto.
Borragine: si utilizza la polpa della pianta (meglio le foglie) usandola come pomata.
Borsa del pastore (capsella): si fa un infuso con tutta la pianta, escludendo le radici.
Calendula: si utilizzano sopratutto fiori e foglie per fare un infuso.
Centocchio (stellaria): si spremono le foglie e se ne ricava il succo.
Crescione: ci si ricava il succo.
Erba della madonna (sedum): si mettono le foglie direttamente sulla ferita.
Ortica: si utilizza l’infuso di fiori e germogli giovani.
Quercia: si utilizza la corteccia sminuzzata, con la quale si prepara un decotto.
Sambuco: anche per il sambuco si utilizza il succo delle foglie.
Tifa: le radici si usano impastate (cataplasma) per: ferite, tagli, foruncoli, piaghe, pustole, infiammazioni, ustioni e scottature.

Curarsi con erbe e piante: febbre e influenza

Febbre, influenza, tosse e raffreddore.

In caso di febbre (dovuta a malattie da raffreddamento ma causata anche da infezioni) è importante far abbassare la temperatura corporea. Si può perdere il calore corporeo raffreddando in vari modi la zona della fronte (anche con uno straccio bagnato) e mantenendo la copertura corporea al minimo indispensabile. Si deve bere molto per non correre il rischio di disidratazione e, infine, si deve assumere qualcosa che favorisca il ripristino delle normali condizioni. E’ importante riposare molto, stando sdraiati a al riparo da intemperie. Evitare di mangiare carni ma preferire frutta e verdura se possibile. Se si riesce a bere molto si può stare anche senza mangiare, riducendo al minimo il consumo calorico. Si dovrebbe bere anche qualche tisana calda autopreparata.

Una tisana a base di sambuco, tiglio e menta favorisce l’abbassamento della febbre e cura raffreddore e tosse.
Anche una tisana di eucalipto e sambuco è ottima per abbassare la febbre.
Ottime sono anche le tisane a base di aglio, di timo, di menta, di salvia.

Suffumigi (respirazione del fumo quando le erbe sono poste su pietre o altro supporto molto caldo):
– con cannella, limone, chiodi di garofano sono curativi per le vie respiratorie, – con eucalipto e menta per il mal di gola,
– con timo per la tosse e per la disinfezione dell’ambiente.
Le inalazioni (respirazione del vapore che arriva dall’acqua che bolle con dentro varie sostanze) di acqua salata (disponendo di sale) sono ottime per liberare le vie respiratorie.

La corteccia di salice bianco abbassa la temperatura corporea ed è un ottimo antinfiammatorio.
Si usa il decotto: si mette la corteccia ridotta in piccoli pezzetti in acqua, si porta ad ebollizione e si lascia bollire per alcuni minuti. Successivamente si filtra alla meglio e si beve anche un litro al giorno in caso di forte infiammazione. Oggi l’acido acetilsalicilico è un prodotto che si ottiene per sintesi, ma i salicilati naturali, degni sostituti dell’acido acetilsalicilico, si trovano principalmente nella corteccia del salice.

Del sambuco si utilizzano sopratutto i fiori e le foglie (i frutti sono lassativi, la corteccia è ottima antinfiammatoria e per curare la cistite).

La cannella, la melissa e il tiglio favoriscono la sudorazione e fanno abbassare la temperatura corporea.

Cercare di procurarsi le seguenti erbe e piante, in qualche modo tutte valide per alleviare febbre, influenza, tosse, mal di gola:
aglio, salice bianco, camomilla, menta, tiglio, cannella, eucalipto, genziana, galega officinalis o erba capraia, centaurea, chiodi di garofano, santoreggia, spirea olmaria, melissa, china, assenzio, vischio, marrubio, biancospino, artiglio del diavolo.

Nel periodo medievale alcune erbe officinali erano assolutamente indispensabili:
La galega officinalis o erba capraia, era utilizzata per moltissime malattie (anche per la peste) e serviva ovviamente anche come medicinale per la febbre;
l’erba di San Benedetto o cariofillata (geum urbanum) veniva utilizzata molto per la febbre (è ottima anche per la diarrea);
la centaurea era invece definita “cacciafebbre”.

Curarsi con erbe e piante: elenco alfabetico

Articolo in continuo aggiornamento…

Aglio, aglio selvatico o aglio ursino: antiossidante e antimicrobico, utile per la pressione e per la circolazione sanguigna.
Alloro: l’infuso è antisettico, favorisce la digestione, è utile per i dolori di stomaco e combatte l’influenza.
Anemone stellata o fior di stella: l’infuso delle foglie si utilizza per acne ed eruzioni cutanee, reumatismi, sciatica.
Biancospino: il decotto dei fiori si usa per l’ipertensione e per l’angina pectoris; il decotto della corteccia viene usato per la febbre.
Borsa del pastore: si usa il decotto, è sopratutto indicata per curare le ferite e le scottature.
Camomilla: Ha proprietà antinevralgiche, antispasmodiche, antinfiammatorie, digestive, sedative. Ha un azione calmante, antispasmodica. L’infuso dei fiori è un calmante dei nervi, aiuta la digestione, agevola il sonno, utile in caso di dolori di stomaco e mestruali, aiuta a superare raffreddore e influenza.
Centinodia: infuso di foglie e fiori, antinfiammatorio, diuretico, utile per favorire l’espulsione di renella e piccoli calcoli.
Centocchio comune: l’infuso delle foglie favorisce la sudorazione.
Cinquefoglia comune (Potentilla): la tisana ha proprietà astringenti ed è utile contro la febbre.
Cipolla: antinfiammatoria, antibatterica, cura del sistema cardiovascolare.
Clematide fiammula: infuso delle foglie per reumatismi e gotta.
Corrigiola litorale: il decotto delle foglie e dei fusti è diuretico.
Crescione d’acqua: le foglie si possono ingerire anche fresche, indicato per raffreddori, influenze, tosse e bronchiti. Il decotto è utilizzato esternamente anche per le infezioni cutanee.
Erba cipollina: proprietà antisettiche e battericide e pertanto può essere utilizzata per fare cataplasmi per curare l’acne, le punture di insetti, per le scottature e le screpolature. Le foglie hanno proprietà diuretiche, vasodilatatrici, ipotensive, cardiotoniche e stimolanti, cicatrizzanti, digestive, lassative.
Farinello: l’infuso delle foglie promuove l’espulsione del gas dall’intestino, ottimo digestivo.
Felce capelvenere: il decotto delle fronde viene utilizzato per i catarri e le infezioni dei bronchi.
Felce asplenium: il decotto è utile per il catarro e per facilitare la digestione.
Fico: i fiori e i frutti preparati in tisane sono efficaci nei disturbi dell’apparato respiratorio e ci si possono fare gargarismi gargarismi quando ci sono infiammazioni della bocca e della gola.
Finocchio: diuretico, digestivo. Si utilizzano i semi in infusione e le radici per i decotti. Il decotto di foglie usato in compresse sugli occhi, sfiamma e rinfresca.
Fumaria bianca: della famiglia dei papaveri, l’infuso è indicato per le coliche e le gastriti, lassativo e depurante.
Geranio di San Roberto: con l’impiastro delle foglie ci si curano le contusioni, con il decotto ci si curano il mal di gola e le infiammazioni delle vie respiratorie. E’ anche stringente e antidiarroico.
Ginepro: Le bacche sono diuretiche e digestive, la pianta si usa per i dolori reumatici e per i disturbi
del fegato e delle vie urinarie.
Guaderellaerba guada o luteola: L’infuso dei fiori è indicato per ansia, insonnia, depressione e tachicardia.
Iperico (erba di San Giovanni): antidepressivo, sedativo, digestivo. La resina si usa per le scottature, anche solari.
Leccio: le ghiande essiccate si possono usare come surrogato del caffè.
Lino selvatico: il cataplasma fatto con i semi viene utilizzato nella gola per combattere le infiammazioni delle prime vie respiratorie.
Olmo: il decotto delle foglie e della corteccia combatte la diarrea.
Ortica: si può utilizzare tra le varie cose, per fare un decotto astringente o emostatico, depurativo, diuretico.
Portulaca o erba grassa: si può mangiare anche cruda in insalata, il decotto è utilizzato sopratutto per la cura delle ulcere della pelle. Le tisane sono indicate per il mal di stomaco e dolori al fegato.
Prugno spinoso: è usato come purgante, diuretico e depurativo del sangue.
Quercia, roverella e cerro: il decotto delle ghiande mature tostate è efficace per la dissenteria e le infezioni dell’intestino.
Ranuncolo: si usa il decotto delle radici come analgesico, antiemorroidale ed emostatico.
Rovo selvatico comune: il decotto di foglie è utile per infiammazioni intestinali e infiammazioni in generale. Le radici contengono tannini, le more contengono vitamine e nutrienti e sono indicate nei disturbi cardiovascolari.
Salice Bianco: il decotto della corteccia, bevuto spesso durante la giornata, è antinfiammatorio e abbassa la temperatura corporea.
Tifa o Typha: E’ un rimedio naturale per i calcoli renali, emorragie, mestruazioni dolorose, la tenia, la diarrea, dolori addominali, l’amenorrea e la cistite. Le radici si usano impastate (cataplasma) per: ferite, tagli, foruncoli, piaghe, pustole, infiammazioni, ustioni e scottature.
Vitalba (detta anche Vitabbia in alcune zone d’Italia): cataplasma di foglie fresche, da utilizzare nella parte interessata per alleviare il dolore. Utile anche per l’artrite.

Curarsi con erbe e piante: diarrea

La diarrea e i vari problemi intestinali sono disturbi frequenti in situazioni di sopravvivenza nella natura.
La causa sono le infezioni batteriche e virali, stress e ansia, varie malattie gastrointestinali.
Un’ottima medicina (farmacologica) per la diarrea è la loperamìde… ma qui si parla di piante e erbe e la loperamìde non c’è!
Per diarrea intendo l’emissione molto frequente di feci liquide o semiliquide. In uno o due giorni in genere il fenomeno si risolve da solo, ma è molto fastidioso e può dare anche febbre e dolori intestinali.

Per contrastare in qualche modo questa situazione, si può fare ricorso ad astringenti naturali e a piante ed erbe con tannini (che principalmente sono contenuti nelle radici).
Tra gli astringenti, i più noti sono: limone, banane acerbe, nespole, tè, eufrasia, noce, anice, acero, altea (radice), amamelide (foglie), biancospino, carrubo, corbezzolo, mirtillo (foglie e frutti secchi), mirto, tormentilla, acerola.

Le tisane contro la diarrea esaltano sopratutto le proprietà astringenti di alcune erbe e piante con tannini e le più idonee per queste preparazioni sono: acacia (corteccia), l’agrimonio (pianta), l’argentina (foglie), la cinquefoglie (rizomi), il mirtillo (frutti), la mora selvatica (foglie), la quercia (corteccia), la tormentilla (rizoma), camomilla (sopratutto i fiori), finocchio (semi).

Un ottimo coadiuvante degli astringenti in grado di assorbire gas e liquidi sulla superficie è il carbone vegetale (attivo) cioè quello che deriva dalla combustione di sostanze vegetali come il legno.

Il mirtillo, oltre che presentare un alto contenuto di tannini nelle foglie e nei frutti secchi, è utile anche nel trattamento delle coliche dolorose addominali, delle infezioni urinarie e addominali, per via delle sue antocianine (sostanze coloranti rosse e blu presenti nel frutto). I frutti secchi del mirtillo hanno anche un effetto antisettico, utile nel trattamento delle coliche dolorose addominali.

Curarsi con erbe e piante: contusioni e distorsioni

Traumi, distorsioni e contusioni.

In luoghi ad accesso precario non è difficile cadere o fare movimenti bruschi e dannosi per le varie parti del corpo. La conclusione in questi casi è che la parte interessata è dolorante, si gonfia e spesso si forma anche un ematoma.
Uno dei migliori rimedi in questi casi, è l’utilizzo di una pianta antinfiammatoria e antibiotica per eccellenza: l’arnica (attenzione, non ingerire).
Si utilizza principalmente la tintura che può essere ottenuta mettendo a macerare la pianta secca in alcol. In sopravvivenza però difficilmente si potrà disporre di alcool. L’importante è poter disporre della pianta essiccata da poter macerare in acqua bollente quando serve.
Deve essere applicata sulla pelle in assenza di ferite. Si può fare un decotto e lo si utilizza per inzuppare una pezza da porre sopra la contusione. La pelle non deve presentare ferite o escoriazioni. Vanno bene anche gli impacchi. L’utilizzo dell’arnica deve essere esclusivamente esterno. E’ una pianta velenosa per ingestione e può provocare paralisi e tachicardia.

Altre soluzioni oltre l’arnica sono:
aloe vera, che ha proprietà antinfiammatorie e antidolorifiche.
artiglio del diavolo, che ha proprietà antinfiammatorie e antidolorifiche.
iperico o erba di San Giovanni: per uso esterno è adatto come antisettico, antibiotico, antivirale.

Altri rimedi sono:
riposo assoluto
fasciare la parte contusa per tenerla ben ferma
fare se possibile impacchi di argilla, oppure di argilla, arnica e artiglio del diavolo.

Curarsi con erbe e piante: aspetti generali

In una situazione di sopravvivenza ci si può ammalare (esattamente come accade nella normale vita di tutti i giorni) o manifestare condizioni di malessere dovuti a svariate alterazioni, oppure avere muscoli, articolazioni e ossa doloranti per varie ragioni e traumi. Non sempre si può disporre di medicine o prodotti chimici per curare malattie ed eventi debilitanti.
Si può però ricorrere se e quando si trovano, alle erbe e alle piante, che a volte sono anche migliori di molte medicine che conosciamo.
Moltissime erbe e piante spontanee che si trovano in natura, comprese alcune tossiche e nocive per ingestione, possono avere proprietà terapeutiche e vengono quindi impiegate in campo medico o farmacologico per la cura di molte malattie o alterazioni dell’organismo.
Tutte queste erbe e piante sono dette “officinali” e il nome deriva dal fatto che venivano utilizzate nelle antiche officine farmaceutiche.
Non sono un erborista, cerco solo di spiegare con una serie di articoli come raccogliere un’erba o una pianta appropriata per un determinato malessere e come utilizzarla per una maggiore efficacia.
In questo articolo cercherò di elencare come vengono utilizzate le erbe e le piante officinali. Poi, in articoli più specifici dove ci sono anche le indicazioni terapeutiche, scriverò quando utilizzare un metodo oppure un altro.
Cosa ci si fa con le erbe o con le piante che vengono raccolte? Ovviamente si preparano nel modo più adatto per curare il malessere occasionale, prestando attenzione se ci fossero controindicazioni (generalmente una reazione allergica).
Ecco i principali utilizzi:

  • decotto: in genere è utilizzato per le parti delle erbe o delle piante che sono più dure, si mettono in acqua fredda lasciandole in ammollo, successivamente si portano ad ebollizione e si lasciano bollire per un tempo più o meno lungo, che dipende dalla tipologia e dalla parte stessa. Si filtra (alla meglio) e si beve.
  • infuso: si realizza mettendo in acqua bollente le parti più morbide delle erbe o delle piante e dopo averle lasciate a bagno per un po’ di tempo, si filtra (alla meglio) e si beve.
  • tisana: è in pratica la stessa cosa dell’infuso.
  • cataplasma: deriva dal greco e vuol dire spalmare, si fa un impasto bollente, si mette dentro un tessuto più fino possibile e si appoggia ancora molto caldo sulla parte da curare. E’ ancora molto utilizzato nella medicina ayurvedica (medicina tradizionale indiana). L’impasto deve essere abbastanza spesso, c’è chi dice almeno 2 cm., più si mantiene caldo e più sarà efficace.
    Approfondimento: https://it.wikipedia.org/wiki/Cataplasma
  • compressa o impacco: si immerge un pezzo di tessuto nel composto preparato (sistema tisana o infuso) si inzuppa bene e poi si strizza e si applica sulla parte interessata.
  • impasto o impiastro: preparazione come il cataplasma e applicazione diretta sulla parte lesionata, senza tessuti intermedi, si copre con tessuto o con foglie.
  • Suffumigi: si mettono le parti della pianta su una piastra rovente (pietra oppure un lato delle braci nel fuoco) e si respirano i fumi.
  • Inalazioni: sistema simile ai suffumigi, si mettono le parti della pianta nell’acqua bollente e si respirano i vapori.
  • Succhi: spremitura a freddo dei frutti e delle varie parti adatte della pianta.

Quando ci si imbatte in erbe o piante che si pensa potrebbero risultare utili in varie circostanze, si possono raccogliere, farle seccare e poi utilizzarle alla bisogna. Il modo migliore per seccarle, senza mezzi a disposizione è quello di legarle in mazzetti e appenderle in zona aerata e ombreggiata a testa in giù.

Alcuni esempi di erbe e piante officinali (trattate poi in modo più completo con articoli specifici):
acetosella, astringente, diuretica, stomachica
aloe vera, proprietà lassative, antisettiche e antinfiammatorie
corteccia di salice, influenza, febbre, dolori
echinacea, influenza e difese immunitarie
ginepro, diuretico
maggioranaagrumi, vitamina C e proprietà antisettiche
malva, antinfiammatorio per la gola ma anche per infiammazioni cutanee e infiammazioni sulle parti intime. Ottima per le cistiti.
menta e mentuccia, digestivo
mirto, proprietà astringenti e antisettiche
origano, analgesico
ricino, proprietà emollienti
sambucotigliomenta e viola mammola, febbre
Timoliquiriziaanicementa, mal di gola e catarri
Tigliocipollamielelimonezenzeroborragine, tosse e mal di gola

Terminologia:
ANALGESICO: attenua o toglie il dolore
ANORESSICO: toglie l’appetito
ANTIDROTICO: arresta o diminuisce la sudorazione
ANTIELMINTICO: vermifugo
ANTIFLOGISTICO: attenua o toglie l’infiammazione
ASTRINGENTE: restringe i tessuti, i capillari e diminuisce la secrezione delle
ghiandole e delle mucose
BALSAMICO: sostanza aromatica che calma le irritazioni e le infiammazioni delle mucose
BECHICO: rimedio che cura la tosse e le affezioni delle vie respiratorie
CATARTICO: purgante abbastanza forte
COLAGOGO: facilita l’evacuazione delle vie biliari
COLERETICO: attiva la produzione e la secrezione della bile
CORROBORANTE: che da forza, vigore, ricostituente, energetico
DIAFORETICO: favorisce la sudorazione
DIURETICO: aumenta la escrezione urinaria
DRASTICO: purgante molto violento
DROGA: qualunque parte di pianta usata a scopo medicamentoso
EMETICO: medicamento che provoca il vomito
EMOSTATICO: arresta le emorragie
ESPETTORANTE: favorisce l’espulsione del catarro
EUPEPTICO: sostanza che agevola la digestione
GALATTOFUGO: diminuisce o arresta la secrezione lattea
GALATTOGOGO: stimola o aumenta la secrezione lattea
IPERTENSIVO:aumenta la pressione sanguigna
IPOGLICEMICO: diminuisce la percentuale di zucchero nel sangue
IPOTENSIVO: diminuisce la pressione sanguigna
ODONTALGICO: calma i dolori dei denti
RUBEFACENTE: sostanza di uso esterno che, irritando la pelle, richiama localmente una maggior quantità di sangue
SCIALAGOGO: favorisce le funzioni gastriche
STOMACHICO:azione tonica e corroborante per lo stomaco
TOPICO: medicamento che si applica all’esterno
VASOCOSTRITTORE: contrae i vasi sanguigni diminuendone il dilatamento
VASODILATATORE: dilata i vasi sanguigni aumentandone il dilatamento
VULNERARIO: in applicazione esterna favorisce la cicatrizzazione

Note finali: per curasi con le erbe non serve trovarsi per forza in una situazione di sopravvivenza, si può fare anche nella vita di tutti i giorni, basta avere voglia di farlo e unire la voglia a un pizzico di competenza.

Scorte alimentari di emergenza e gestione delle provviste

Molti Governi attraverso i loro organi preposti, consigliano di organizzare una scorta alimentare, da tenere presso la propria abitazione, in caso di… . Anche l’Unione europea chiederà alle famiglie dei Paesi membri di organizzare scorte di emergenza per andare avanti almeno 72 ore senza aiuti esterni in caso di crisi. Una scorta alimentare (riserva alimentare) per far fronte alle emergenze deve innanzi tutto essere utile, con cibi normali, che si possono consumare tranquillamente durante i pasti di tutti i giorni. Questo anche perché le scorte vanno rinnovate secondo scadenze indicate e sicure, senza pericoli di far avariare i cibi. In una situazione di vita normale, quando si consumano i cibi delle riserve, per necessità o per rinnovo, si deve subito reintegrare quanto prelevato. Il luogo di conservazione, all’interno della propria abitazione, deve essere il più possibile fresco, asciutto e buio (ognuno si arrangerà con quello che ha a disposizione) . Un adulto necessita di un apporto assortito di carboidrati, proteine, grassi. I nutrienti da tenere in considerazione sono: cereali, zuccheri, grassi, proteine animali e vegetali, vitamine, minerali.

Nel programmare una riserva alimentare di emergenza, si devono tenere in considerazione alcuni punti fondamentali:

  • ci si potrebbe trovare in assenza di luce e gas e con poca acqua a disposizione
  • le scorte devono essere quindi utilizzabili anche se non ci fosse elettricità e gas
  • è superfluo dire che in caso di emergenza e in assenza di elettricità si consuma prima il cibo del frigo e del freezer che si ha a disposizione e si utilizza tutti i giorni
  • gli alimenti scatolati e a lunga conservazione sono la fonte ideale di approvvigionamento
  • considerare un fabbisogno a persona moltiplicato per il numero dei componenti il nucleo familiare, per gli eventuali animali domestici, predisporre una scorta personalizzata di alimenti secchi completi come le crocchette.
  • E’ vero che l’organismo ha necessità giornaliera di un determinato numero di calorie e di una adeguata quantità d’acqua, in una situazione di emergenza però, con i dovuti accorgimenti le quantità necessarie possono essere ridotte (tecnica del razionamento), anche in modo consistente.
  • si deve prevedere un periodo di tempo ragionevole (esempio: una settimana/dieci giorni), perché se una situazione di emergenza si protraesse per un lungo periodo… i problemi da risolvere sarebbero sicuramente più grandi
  • nelle scorte alimentari non devono mancare i liquidi (acqua, succhi, integratori liquidi, …) e pastiglie o prodotti per depurare l’acqua.
  • L’acqua deve essere calcolata almeno 4 litri al giorno per persona. Se si decide di stoccare le bottiglie di acqua minerale naturale (non gassata) normalmente in vendita, calcolare almeno 24 bottiglie da 2 litri per persona (4 confezioni 6x4x2lt.). Se il contenitore delle bottiglie è in plastica (PET), le scorte di acqua devono essere rinnovate ogni 12/18 mesi

Si possono elencare (per dare un’idea) varie tipologie di prodotti adatti ad essere stoccati e facilmente reperibili in negozi, supermercati e discount, che non necessitano di frigorifero, di congelatore o di cottura e possono essere conservate a temperatura ambiente in luoghi areati:

  • si trova in commercio, anche se non facilmente, il cosiddetto cibo di emergenza compatto, fornito sottovuoto in barrette pressate compatte, completo di tutti i nutrienti essenziali. Le marche più famose sono NRG-5, Seven Ocean, BP ER… ha un periodo di stoccaggio lunghissimo, anche di 10 anni e oltre.
  • qualche prodotto da forno dolce e salato a lunga conservazione (grissini, cracker, fette biscottate, biscotti secchi salati e dolci, taralli, …), gallette di riso e di cereali, cereali tipo quelli per colazione, perché si possono consumare sia bagnati che secchi.
  • in scatola, a lunga conservazione si trovano facilmente carni in gelatina e pressate, trippa, pesce vario, tonno soprattutto al naturale, sgombro, sardine, carne secca, pemmican auto prodotto…
  • zuppe di verdure e/o cereali, anche contenenti pasta, in scatola o barattolo, brodo di verdure e di carne utilissimo anche come assunzione di liquidi, pasta e fagioli in scatola, polenta pronta a lunga conservazione, condimenti (pochi) come olio, aceto, sale fino e grosso (scorta più abbondante degli altri condimenti, 3/5 kg.) , insaporitori, spezie, dadi da brodo
  • frutta, verdure e legumi in barattolo o cartone, fagiolini, zucchine, asparagi, crauti, piselli, funghi, olive, pomodori pelati e salsa di pomodoro, ceci, fagioli, lenticchie, mais, carote … questi prodotti si trovano conservati a bagno acqua di cottura, utilissima per assumere liquidi in caso di necessità
  • con moderazione (il liquido in cui si trovano non ha nessuna seconda utilità se non il riutilizzo per lo stesso scopo) , verdure e alimenti in agrodolce, sotto aceto, sottolio, sughi e salse
  • zucchero, marmellate, gelatine e confetture varie di frutta o verdura (marmellata di pomodori o zucchine o …), purea di frutta, mousse o polpa di frutta in vaschette sigillate, miele, crema di cioccolata e di nocciole, crema di arachidi, latte condensato in tubetto o in polvere ma anche latte a lunga conservazione (preferisco il latte intero), uova disidratate in polvere, frutta sciroppata, macedonie, frutta secca e disidratata. Infine tutte quelle barrette alimentari ed energetiche che si utilizzano soprattutto in ambienti sportivi, compresi gli sport estremi. Caffè, te e altri prodotti solubili in caso si riuscisse a scaldare l’acqua.
  • non inserisco nelle scorte alimentari tutti quei prodotti che necessitano di cottura per essere consumati.

leggere anche:
Scorte di emergenza per ogni evenienza

Piante: Typha (tifa, stiancia)

Typha latifolia e angustifolia (tifa, stiancia)

Caratteristiche della Tifa – Typha latifolia e angustifolia
La tifa, Typha latifolia (foglie più larga), Typha angustifolia (foglia più stretta) o stiancia è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Typhaceae originaria dell’America del Nord si trova anche in Asia, in Europa e in Italia, lungo gli argini dei fiumi, nelle paludi e negli stagni, nei laghi, ovunque in prossimità di acqua, compresa quella salina. E’ una pianta perenne cespugliosa, dal rizoma (radice) molto robusto partono gli steli di forma cilindrica, numerosi e alti anche 2/3 metri. In inverno gli steli seccano e rinascono nuovi a primavera dallo stesso rizoma.

Le foglie hanno la forma di una lama a doppio tagliente, le infiorescenze femminili e maschili si raggruppano a migliaia a formare un salsicciotto marrone. a fioritura è in estate, alcune specie fioriscono anche da maggio e il periodo di fioritura è fine settembre.
Si trova in luoghi soleggiati o semiombreggiati e sopporta bene sia il caldo che il freddo dell’inverno.

E’ un rimedio naturale per i calcoli renali, emorragie, mestruazioni dolorose, la tenia, la diarrea, dolori addominali, l’amenorrea e la cistite.
Le radici si usano impastate (cataplasma) per: ferite, tagli, foruncoli, piaghe, pustole, infiammazioni, ustioni e scottature.

Il rizoma (escrescenza o rigonfiamento del fusto, posto alla base, interrato, con sviluppo orizzontale e con funzione di riserva) è utilizzato a scopo alimentare per la sua ricchezza in amido. La farina che se ne ricava contiene 266 kcal per 100 gr. La base delle foglie, raccolte in primavera quando sono giovani e tenere, può essere mangiata sia cruda che cotta. Sono state trovate tracce di amido di thypa sopra delle macine in pietra risalenti a 30.000 anni a.C., quindi probabilmente la pianta era già ampiamente utilizzata come cibo fin dal Paleolitico Superiore.
Con le foglie si possono impagliare fiaschi, damigiane e confezionare stuoie. Un tempo si utilizzavano i frutti di questa pianta per imbottire i materassi e i cuscini. Il materiale più morbido era utilizzato dai Nativi americani per accendere il fuoco, per intrecciare i loro mocassini e anche per riempire pannolini, fare del borotalco vegetale e costruire dei marsupi (“papoose”) per trasportare i bebè. Infatti presso i Nativi americani la parola thypa significa proprio “frutto per fare i papoose”.
La Thypa può essere inzuppata in cera o grasso e poi accesa come una candela, usandone lo stelo come stoppino. Oppure può essere accesa senza l’uso di cera o grasso, e in questo caso brucia lentamente come incenso e serve a tenere lontani gli insetti.

Testo preso da vari articoli trovati in rete.

 

Piante: piantaggine

Della piantaggine si distinguono alcuni tipi: minore, media, maggiore, …

E’ molto diffusa e moderatamente infestante. Si trova principalmente nei campi incolti ma anche sui muri, nei centri abitati anche ai bordi delle strade e ai bordi dei marciapiedi e nelle aiuole.
Tutta la pianta è commestibile, normalmente si utilizzano le foglie più giovani e tenere crude in insalate e le foglie più dure e vecchie si possono lessare insieme alla cicoria, al tarassaco, ecc…

piantaggine minore
piantaggine minore
piantaggine maggiore

Piante: gramigna

Gramigna o pianta del diavolo.

Con il termine di gramigna, si raggruppano tutta una serie di piante che appartengono al genere Agropyrum e Cynodon.
come alimento non apporta molte calorie, però…
La gramigna è una pianta infestante, aggressiva e tende ad invadere tutto il terreno che ha a disposizione (detta anche erba del diavolo). Resiste molto bene al freddo e al caldo. Le sue radici penetrano nel terreno anche fino a due metri. In inverno, che è periodo di dormienza, assume un colore simile al marrone.
La gramigna è nemica di agricoltori, giardinieri e simili, è amica però di chiunque, in natura si trova in situazione di emergenza e di bisogno alimentare e curativo, perché ha sicuramente proprietà nutrizionali e curative.
Come pianta curativa è un antinfiammatorio utile per le vie urinarie, dei calcoli renali e delle cistiti. Fa bene al cuore, all’artrite, al diabete, è utile contro la diarrea.
Dal punto di vista nutrizionale contiene in varie misure: proteine, grassi, carboidrati, fibra, calcio, ferro, fosforo, potassio, vitamine, vitamina C, beta carotene. 100 grammi di gramigna hanno 20 kcal.

Piante: erbe e piante selvatiche commestibili

La maggior parte delle erbe selvatiche che si trovano in natura (Italia) sono commestibili e possono essere utilizzate fresche oppure essiccate (nella foto pianta di borragine).

A volte non ricordo come si chiama una pianta quado la incontro in natura. Ci penso, mi sforzo… ma il nome non mi viene. Però… la riconosco quasi sempre e dentro la mia testa so cos’è, se è commestibile oppure no, se può avere proprietà curative oppure no e se sì, come sia meglio utilizzarla. Cammino per i boschi, per i campi o per per le strade di campagna, vedo un’erba o una pianta e penso: guarda, quella è… improvvisamente non mi viene il nome. Ma questo non mi importa. Le riconosco comunque, so se è buona o se è cattiva e se ho necessità so cosa prendere e cosa non prendere.
Imparare sempre una regola fondamentale: se non si conosce una pianta o se non si è sicuri che sia commestibile… non si deve prendere e sopratutto non si deve mangiare. Come regola generale, anche se non sempre valida, le piante che hanno: sapore amarognolo, odori strani, liquido interno lattiginoso, foglie lucide, semi o bacche di colore rosso (in alcuni casi anche viola scuro o nero), potrebbero essere pericolose e velenose.

Ecco alcune erbe di campo, arbusti, piante selvatiche ma commestibili:
acetosella, aglio orsino, asparago selvatico, amaranto, artemisia, assenzio, bardana, betulla, biancospino, borragine, calendula, cappero, cardo mariano, chenopodio, cicoria, crescione, elicriso, equiseto, eufrasia, farfaraccio, finocchio, fiordaliso, lampascione, malva, margheritina o pratolina comune, melissa, menta, ortica, papavero, piantaggine, portulaca, raperonzolo, tarassaco.

Non serve elencare qui tutte le caratteristiche delle erbe e delle piante spontanee commestibili. Moltissimi siti di settore ne riportano elenchi e proprietà.

Segnalo in questo articolo alcuni opuscoli e libri in formato pdf che ho caricato sul server e che metto a disposizione per una migliore informazione, nel rispetto del diritto d’autore e del copyright:
https://sopravvivere.org/wp-content/uploads/2026/03/funghi-velenosi-ministero-salute.pdf

https://sopravvivere.org/wp-content/uploads/2026/03/Le-piante-selvatiche-e-commestibili.pdf

https://sopravvivere.org/wp-content/uploads/2026/03/schede_piante_velenose-orto-botanico-bergamo.pdf

https://sopravvivere.org/wp-content/uploads/2026/03/piante-velenose-schede-ambiente-sicuro.pdf

https://sopravvivere.org/wp-content/uploads/2026/03/vademecum-piante-spontanee.pdf

https://sopravvivere.org/wp-content/uploads/2026/03/erbe_di_casa_mia.pdf

Ragionamento inverso sulle erbe e piante commestibili:
Sicuramente il numero delle piante e delle erbe commestibili è molto più alto di quello delle erbe e piante tossiche, nocive e mortali. Se si impara a riconoscere bene le erbe e piante tossiche, nocive e mortali e si evitano, tutto quello che rimane… è probabilmente buono per l’alimentazione umana.
Il centro antiveleni di Milano ha diffuso una guida completa e utile sulle erbe e piante tossiche, nocive e mortali che si trovano nel territorio italiano (anche in questo caso nel rispetto del diritto d’autore e del copyright):

https://sopravvivere.org/wp-content/uploads/2026/03/piante-velenose-flora-italiana-centro-antiveleni.pdf

Pesca in sopravvivenza

Provare a pescare in caso di emergenza, catturare i pesci per mangiare quando ci troviamo in situazioni particolari

La pesca è vecchia come l’uomo e i pesci al pari della carne, contengono nutrienti fondamentali per l’alimentazione.

Dove c’è acqua (oceani, mari, laghi, fiumi, torrenti e piccoli specchi d’acqua) ci sono i pesci, anche se non tutti sono commestibili. Si stimano circa un migliaio di specie di pesci non commestibili e ovviamente non se ne può parlare in questo articolo. Per avere informazioni più dettagliate in proposito, consultare libri specifici o altre fonti. In linea di massima però nelle acque dolci europee quasi tutti i pesci sono commestibili, anche se a volte il sapore non è proprio gradevole.

Procurarsi il mangiare non dovrebbe rappresentare una necessità primaria, ma è comunque importante e prima o poi bisogna pensarci, meglio prima… . Quando si mangia, oltre a stare bene perché vengono assunti i nutrienti, si sta anche più tranquilli e siamo più ottimisti.

Procurarsi il cibo per mezzo della pesca è “abbastanza facile” e sopratutto, non costringe ad un consumo eccessivo di calorie e a spese energetiche inutili.

Come spesso succede nel survival, si deve purtroppo parlare anche di pratiche illegali e non consentite che, in situazioni normali, non si dovrebbero nemmeno prendere in considerazione e condannare immediatamente. Si deve fare però, di necessità virtù e il survivalismo è fatto anche di queste cose, bisogna per forza trattare alcuni argomenti “sconvenienti” per avere più elementi possibili che ci aiutino a non morire, l’arte dell’arrangiamento (come in quasi tutte le altre azioni) deve avere la precedenza su qualsiasi altra considerazione.

Catturare pesci in emergenza.

Il metodo più utilizzato e forse anche il migliore (perché c’è meno dispendio energetico) è quello della pesca passiva, si preparano cioè trappole o altre cose e poi si verifica dopo un po’ di tempo se ci sono risultati. Se la situazione di emergenza non è momentanea o breve, ma si prevede per forza di cose una sopravvivenza che definiremo “più a lungo termine” si potrebbe pensare a tenere in vita i pesci in posti idonei autocostruiti o conservarli al meglio una volta catturati e puliti delle interiora.

Alcuni modi per catturare i pesci

  • costruire una canna da pesca improvvisata. Non solo una canna ma diverse, in modo da creare più punti e aumentare le probabilità di raccolta. Se si dispone nel kit di filo (lenza), ami e qualche piombino, la cosa diventa molto facile, perchè la canna si costruisce con qualsiasi bastone robusto procurato sul posto. Anche l’esca in qualche modo si trova: frutta, aracnidi, insetti, vermi, lombrichi, scarti di cibo… . Si da per scontato che disponiamo di questi materiali nel nostro kit. Se non ci sono devono essere costruiti (la lenza con il filo interno del paracord oppure con striscette di rafia sintetica, gli ami con spine robuste o legnetti uncinati, …), si vedrà in un prossimo articolo di approfondire la costruzione di questi accessori. I bastoni devono essere piantati nel terreno in posizione obliqua verso lo specchio d’acqua o comunque devono essere fissati in modo che resistano allo “strappo” del pesce abboccato. Se ci sono rami di alberi che dall’alto vanno a finire sugli specchi d’acqua, utilizzarli al posto del bastone. In questo caso però si deve fare molta attenzione e ripeto quello che ho scritto altre volte: non compiere, se non strettamente necessario, manovre e azioni che possono rivelarsi pericolose e danneggiare il nostro corpo. Quando si parla di vera sopravvivenza, la rottura di ossa o le ferite gravi potrebbero rivelarsi anche fatali.
    Canna e filo sono un modo passivo per procurarsi il cibo e non richiedono attenzione o risorse energetiche particolari.
  • Un fiume o un torrente abbastanza piccolo, non troppo profondo e abbastanza “calmo” (facilmente attraversabile) è probabilmente l’ambiente ideale per il prossimo metodo. Si prende una corda (paracord o un filo di ferro per trappole o quello che c’è) e si predispone per essere legata a due estremità robuste da una riva all’altra, come trochi d’alberi, rami e simili. Lungo la corda si saranno legate alla distana di 50 o 100 cm. circa, spezzoni di lenza pronte con piombo, amo ed esca. Il muro di ami così creato potrebbe dare buoni frutti.
Immagine presa dal manuale: SAS Survival Handbook di JOHN ‘LOFTY’ WISEMAN
  • Con lo stesso metodo sopra si crea una piccola piattaforma galleggiante tipo zattera, rettangolare o quadrata (fatta anche solo di due o tre legni leggeri e galleggianti legati insieme) e ci si attaccano le lenze. si spinge verso le acque più profonde del centro e si tiene assicurata ad una corda, in modo che si può riportare a riva velocemente quando si notano “movimenti” che indicano la presenza di almeno un pesce catturato. Sopra può essere dotata anche di una piccola vela in modo che il vento la faccia “navigare” casualmente.
  • ami a gola: questi ami sono dritti, lunghi 2 o 3 cm. e appuntiti alle due estremità. Si possono costruire con legno duro o osso. Al centro si pratica una tacca dove si lega il filo. Questo tipo di amo, quando il pesce lo ingoia con l’esca, gli si gira di lato e si incastra nella gola. Tirare lentamente la lenza per portare fuori il pesce.
  • utilizzare una rete: in un altro articolo si spiega come costruire una rete:
    https://www.sopravvivere.org/rete-in-corda-costruzione/,
    ma la rete può essere predisposta in un kit o realizzata con un pezzo di zanzariera. Il metodo più semplice è quello di fissare la rete ad una corda ed aggiungerci qualche peso da un lato utilizzando piccole pietre. Lanciarla e imparare a farla atterrare aperta verso il centro del fiume. Attendere che la rete vada verso il fondo quasi disponendosi in verticale e poi tirare piano per raccoglierla e cercare di intrappolarci qualche preda.
  • Una rete può essere tesa tra due bastoni o pali piantati in acqua e tenuta verso il basso con pesi legati ad una estremità. Questa barriera può intrappolare i pesci che passano.
  • Se non si ha niente si può pescare anche con le mani oppure con lance appuntite (la punta si fa indurire con il fuoco e l’asta si lascia più flessibile senza indurirla) fatte con legno di piccolo diametro.
    Vedere anche:
    https://www.sopravvivere.org/lancia-in-legno-per-caccia-pesca-e-lance-varie/.
    Di notte i pesci dormono, se si riesce ad illuminarli con una fonte di luce e a vederli, si catturano abbastanza facilmente con questi metodi. La cattura è più facile se l’acqua è fangosa o sporca e il pesce non riesce a muoversi velocemente. Alcuni pesci (è famoso il pesce gatto) si nascondono in luoghi bui (tronchi cavi, pietre, …) vicino alla riva, in questo caso la pesca con le mani può essere veramente efficace. Il pesce si deve tirare fuori quando è afferrato per le branchie o la bocca (scorrere sul fianco finché non si trova il punto), se il pesce morde si sopporta e un morso vale un pasto ricco.
  • I pesci più grandi sono lenti e quindi più facilmente colpibili con bastoni o altro.
  • la classica trappola per pesci ha la forma di un cono e la parte più larga verso l’apertura contiene un altro piccolo contenitore ad imbuto. Il pesce entra dentro attraverso questa apertura a imbuto, ma poi una volta dentro non riesce più a ritrovare l’uscita. Questa trappola è costruita con legni più grandi (circa 1 cm. di diametro) che formano la struttura e rami piccoli e flessibile intrecciati tutt’intorno, il metodo è lo stesso di quando si fanno i cesti o i panieri. Nella pagina del sito del Museo dell’intreccio mediterraneo di Castelsardo in provincia di Sassari: 
    http://www.mimcastelsardo.it/it/museo/lacqua-e-lintreccio/nasse/
    si trovano idee per alcuni tipi di nasse intrecciate e molto altro.
  • Si possono costruire anche altre trappole, come per esempio una specie di “M” vicino alla sponda, lasciando una piccola apertura nel vertice del cono. Le pareti si fanno con rami foglie e altro simile. Il sistema è quello della trappola a cono: il pesce entra dalla piccola apertura e poi non riesce più a trovare l’uscita.

I pesci mangiano normalmente prima dell’alba e subito dopo il tramonto (in modo più abbondante). Queste ore sono le migliori per pescare in sopravvivenza. Anche le stagioni influiscono sulla pesca: in primavera i pesci che hanno passato l’inverno sono affamati e devono deporre le uova vicino alla riva, è più facile che abboccano. In estate cercano il fresco, quindi stanno in acque più profonde. Anche in inverno stanno nelle acque più profonde. Quando c’è vento e l’acqua è sporca, vedono male le ombre e quello che c’è fuori, quindi è più facile ingannarli.

Avvicinarsi all’acqua in modo più silenzioso possibile, attenzione alle ombre che si possono disegnare nell’acqua e ai metalli o altre cose luccicanti che possono attirare l’attenzione del pesce e indicare la nostra presenza.

Infine anche l’abbigliamento poco vistoso e che si confonde al meglio con l’ambiente influisce nel successo della pesca.

Kit da pesca di sopravvivenza: sarebbe ideale avere:
una confezione piccola con alcuni ami, piombi, filo da pesca in abbondante quantità, qualche esca artificiale che assomiglia a vermi, un multi-utensile con pinza e dove è possibile un bel pezzo di rete.

immagine presa da: https://extopian.com/outdoors/survival-emergency-fishing-techniques/

Il filo da pesca e gli ami se non si hanno si possono costruire il molti modi, basta arrangiarsi!
Le esche bisogna procurarsele e devono essere appetitose per i pesci: vermi, insetti, girini, mitili, pezzi di rana, larve, sanguisughe, pesciolini, avanzi di cibo, però anche cose non commestibili che luccicano e che sono molto colorate possono attirare il pesce.
Se l’esca è grande ci sono più possibilità di prendere pesci grandi, ma se si prevede che in una zona ci sono pesci più piccoli, non esagerare con la grandezza dell’esca, catturando alcuni pesci piccoli si mangia come avere un pesce grande.

pulire il pesce.
tutti i pesci hanno un buco vicino alla coda. Si mette qui la punta del coltello e si taglia il pesce nel senso della lunghezza fino a raggiungere le branchie. Si apre il pesce e si tirano fuori le interiora, che possono essere conservate anche come esca. Lavare e cuocere.

Se si dispone di buone quantità di pesci, i metodi di conservazione sono quelli della carne. Il migliore metodo e il più veloce è l’essiccazione per affumicatura.

Quello che segue è il link a 2 pagine del manuale:
Search and Rescue SURVIVAL TRAINING (AF REGULATION 64-4 VOLUME I, 15 July 1985)
che ho caricato sul server e dove si vedono alcune illustrazioni di vari metodi di pesca semplice a rete e con poche altre risorse.